Cosa ci fanno duemila italiani al Web Summit di Lisbona

E almeno la metà sono "senior manager" di startup e grandi imprese. Mentre la Davos dell'innovazione continua a crescere

Cosa ci fanno duemila italiani al Web Summit di Lisbona

Sessantamila partecipanti da oltre 160 Paesi, almeno 10mila in più rispetto allo scorso anno. Circa 2mila dall’Italia, e almeno la metà sono classificati come ‘Senior manager’, dirigenti di società tra siano startup o grandi imprese. A Lisbona il 7 novembre comincia ufficialmente il nono Web Summit, la Davos dell’innovazione nata a Dublino nel 2009, ma che da due anni si è spostata nella capitale portoghese.

Nove anni fa nacque come evento di nicchia: qualche centinaio di partecipanti in una piccola sala conferenze. Oggi il suo fondatore, Paddy Consgreave, irlandese di 34 anni, ne ha fatto uno degli eventi più importanti nel mondo dell’innovazione, capace di riempire i 300mila metri quadrati della Fiera di Lisbona, e di portare quest’anno profili come quello di Brian Krzanich, amministratore delegato di Intel, Al Gore, ex candidato alle presidenziali americane e presidente della Generation Investment Management, l’ex presidente francese Francois Hollande e il segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres

Anche l’Italia sarà presente con un folto numero di rappresentati istituzionali e imprese.  Confermata la presenza del commissario straordinario del governo per il digitale Diego Piacentini, le parlamentari Laura Comi e Anna Ascani, il produttore cinematografico e patron del Napoli calcio Aurelio De Laurentis. E dalla stazione spaziale internazionale ha promesso un collegamento Paolo Nespoli. Secondo i primi dati non ufficiali trapelati dallo staff del Web Summit, molte le imprese italiane che guardano all’innovazione saranno presenti. Secondo una stima sono 150, ma i dati ufficiali si avranno alla fine della tre giorni. 

Un programma ricchissimo

In 36 ore prenderanno vita circa 200 panel con oltre 1.200 speaker, divisi in 25 categorie di discussioni: dal ruolo dei governi nazionali e dell’Europa per supportare l’innovazione al ruolo dei media nella società contemporanea, tra problemi di business e fake news. Ma si parlerà anche di sicurezza informatica (sarà presente il presidente dell’Interpol Meng Hongwei), delle tecnologie applicate al mondo della finanza, di Bitcoin‚Äč e di quanto può diventare determinante per i mercati finanziari. 

Eppure quello che più importa, la vera calamita per migliaia di fondatori di startup da tutto il mondo, è il fatto che per 4 giorni a Lisbona ci saranno tutti quelli che contano in questo mondo. Investitori e venture capitalist (dai colossi di Union Square agli italiani di P101) grandi aziende (da Microsoft a Intel) e ovviamente tutti i big della Silicon Valley: Google, Facebook, Tinder, Slack.

Per esserci, i circa 40mila paganti hanno dovuto affrontare una spesa che in alcuni casi è arrivata a 5mila euro per un biglietto che consente alle startup di avere un posto per un giorno tra le migliaia che avranno un banchetto nella tre giorni. Poche ore in cui si possono giocare il futuro della loro impresa. E non mancano i casi di compravendita, che in questi giorni stanno riempendo le pagine delle cronache dei giornali portoghesi. Biglietti scontati o comprati da ‘startupper bagarini’ mesi fa oggi rivenduti a migliaia di euro, e lo staff costretto a scusarsi e promettere più vigilanza.

Un'occasione imperdibile per le startup

Intanto in città non si trova un posto d’albergo e le linee dei mezzi sono super affollate da sabato scorso, quando sono cominciati ad arrivare migliaia di ragazzi da ogni angolo del pianeta. E molti italiani sono già in città. “Quello che mi aspetto è di riuscire a comunicare il valore del nostro prodotto a livello internazionale” ha detto ad Agi Emiliano Brogi, modenese, 35 anni, che ha una startup selezionata da IBM e che si occupa di realtà aumentata. “Quando hai un prodotto solido e innovativo il networking è l’unico modo per guadagnare credibilità e visibilità”.

È networking la parola più usata da chi è a Lisbona per il Summit. È tutto quello che importa. Fare bene networking è oro da queste parti. Negli spazi della Feira International de Lisboa  si consumano ore di chiacchierate e strette di mano, scambi di contatti, bigliettini da visita che qui raggiungono vette considerevoli di creatività. Si prendono migliaia di appuntamenti per la sera, quando la folla del Web Summit si riversa nelle strade del centro affollando pub e ristoranti per partecipare alle decine di Pub Crawl intorno al Rossio, alla Baixa.

“Un match (un ‘incontro’, ndr) significa di per sé un contatto sicuro” racconta Serena Magnanti, 30 anni di Roma, fondatrice di Whook, un’app di dating per contattare in anonimato le persone che già si conoscono, se proprio si ha paura di essere rifiutati. Ma in questo caso si riferisce ai contatti con possibili investitori o imprenditori con cui lavorare: “Sviluppare un’idea, per un anno, senza avere contatti esterni eterogenei rischia di rendere l’idea incompleta”. Marta Ghiglioni, 24 anni di Milano, è qui per Unicredit. Si occupa di Financial technology ed è qui a caccia di startup Fintech: “È il mio terzo anno qui, e ogni anno si consolidano contatti e se ne creano di nuovi. Mi aspetto un’organizzazione un po’ migliore dello scorso anno, e delle startup di livello migliore”. 

La community degli italiani al Web Summit è foltissima e rumorosa. Con una folta componente femminile, forse la più folta tra quelle nazionali. Diversi gruppi WhatsApp con centinaia di persone coinvolte la raccoglie. I messaggi vengono scambiati alla velocità della luce per cercare appuntamenti, vedersi dopo molto tempo. Il Web Summit serve anche a questo. 
Diego Pizzocaro, trevigiano di 34 anni, manager di Sellf (un’app per organizzare il lavoro che ha già dimostrato di saper crescere sul mercato) è un veterano del Summit. È il suo terzo, e questo per lui è un anno speciale: “Ci hanno selezionato tra le startup più importanti del Summit, e inoltre mi hanno chiesto di salire sul palco di una conferenza per racontare la crescita della mia azienda in Italia e in Europa”. Ricorda ancora il suo primo anno, con una startup agli inizi e l’incertezza di essere tra giganti. Ora tra i grandi c’è anche lui, con la sua azienda che si è consolidata. “Quest’anno mi aspetto di incontrare clienti. Se guardo l’evoluzione degli ultimi tre anni, la cosa davvero impressionante il Web Summit è diventato oramai l’evento di riferimento per tutto il mercato del tech italiano”.



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