Gli errori nel cartello di Salvini sui morti nel Mediterraneo

Il ministro dell'Interno ha affermato a 'Porta a Porta' che dall'inizio dell'anno è stato recuperato un solo cadavere in mare

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Il 20 marzo, ospite a Porta a Porta su Rai 1, Matteo Salvini ha commentato (min. -1:20:51) i recenti fatti di San Donato Milanese, dove un cittadino italiano di origini senegalesi ha incendiato un autobus con 51 bambini a bordo, e lo sbarco di 49 migranti a Lampedusa dalla nave “Mare Ionio”, della Ong italiana Mediterranea.

Secondo il ministro dell’Interno, quest’anno si stanno vedendo i risultati del suo operato in tema immigrazione anche in un ridotto numero di vittime di naufragi. Salvini ha infatti detto che «i cadaveri recuperati nel Mediterraneo centrale quest’anno sono stati solo uno».

Il leader della Lega ha ribadito il concetto anche tramite il suo account Twitter, dove ha scritto: «Cadaveri recuperati nel Mediterraneo Centrale nel 2019? Con la politica del “meno partenze, meno sbarchi, meno morti”: UNO».

Davanti alle telecamere, come già fatto in passato, Salvini ha anche mostrato un cartello, contenente il dato sopracitato, che – come vedremo – è però sbagliato.

Nonostante i dati sugli sbarchi siano corretti, la tabella contiene un altro errore e un’omissione: in generale, il ministro dell’Interno veicola un messaggio fuorviante, ossia che il numero dei morti nel Mediterraneo equivalga a quello dei cadaveri recuperati. I due dati però non coincidono.

Ma andiamo con ordine.

I corpi recuperati nel Mediterraneo centrale sono più di uno

La rotta del Mediterraneo centrale è il tragitto che i migranti cercano di percorrere per raggiungere l’Italia partendo dalla Libia e dalla Tunisia. Negli ultimi anni, questo tratto è stato quello più utilizzato per arrivare in Europa.

Secondo Salvini, che cita dati del Ministero dell’Interno, in questa porzione di mare è stato recuperato un solo corpo. Abbiamo contattato il Viminale che ci ha spiegato come il ministro faccia riferimento al ritrovamento del cadavere di un migrante iracheno disperso in uno sbarco avvenuto nel crotonese, in Calabria, a gennaio 2019. Questo ritrovamento, ha chiarito il Ministero, è stato in effetti l’unico avvenuto in Italia nel 2019.

Ma le statistiche sul Mediterraneo centrale non possono limitarsi ai ritrovamenti lungo le coste italiane. In totale, infatti, i corpi di migranti morti recuperati lungo questa rotta sono stati più di uno, come dimostrano i monitoraggi dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) – la principale organizzazione intergovernativa nel mondo in ambito migratorio, collegata alle Nazioni Unite.

Per esempio, il 14 febbraio tre corpi sono stati recuperati a ovest di Sirte, in Libia; altri due corpi il 22 febbraio e uno il 9 marzo, sempre lungo le coste dello Stato nordafricano. Il caso più recente riguarda il ritrovamento del cadavere di un bambino al largo della Libia, dopo un naufragio avvenuto il 19 marzo.

Riassumendo: soltanto nell’ultimo mese, ci sono stati almeno sette corpi lungo nella rotta del Mediterraneo centrale, e non solo uno come nel cartello mostrato dal ministro.

Stesso discorso vale per i dati degli anni precedenti, che rispetto all’«uno» del 2019 fanno inoltre riferimento a statistiche annuali e non dei primi due mesi e mezzo dell’anno.

In ogni caso, anche questi dati, come confermato da fonti del Viminale, parlano dei cadaveri recuperati nelle acqua di competenza italiana, come i 23 dell’anno scorso.

In questa particolare statistica, così come in quella degli sbarchi, si è effettivamente registrato un calo negli ultimi anni, ma si tratta solo di una parte dei corpi recuperati in un tratto che coinvolge anche Libia e Tunisia. Basti pensare che nel 2018, tra il Nordafrica e l’Italia, l’Oim ha stimato circa 1.300 morti per naufragi.

Al 31 dicembre 2018, secondo l’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, in Italia sono ancora 1.730 i cadaveri recuperati e non identificati connessi al fenomeno migratorio.

I dati dell’Unhcr riguardano anche i morti

Nella terza riga della tabella, Salvini riporta quelli che secondo lui sono i dati sui “dispersi” dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr). Secondo il ministro dell’Interno, quest’anno «i dispersi dichiarati dalle Ong» sono stati 279.

Salvini non specifica se stia ancora facendo riferimento al Mediterraneo centrale o al Mediterraneo in generale. Ad ogni modo, anche in questo caso il dato è riportato in maniera fuorviante.

L’Unhcr pubblica infatti periodicamente report sugli sbarchi relativi ai singoli Paesi e al Mediterraneo. Accanto al numero degli arrivi, l’agenzia delle Nazioni unite fornisce anche una stima che include non solo i dispersi, ma anche i morti in mare – particolare omesso da Salvini.

L’aggiornamento più recente sull’Italia e la rotta del Mediterraneo centrale (17 marzo 2019) parla di 149 tra morti e dispersi in questo tratto di mare, su un totale di 282 tra morti e dispersi in tutto il Mediterraneo. Quest’ultimo dato si avvicina a quello citato da Salvini.

Non è vero inoltre che queste statistiche siano quelle «delle Ong»: l’Unhcr utilizza infatti diverse fonti, tra cui quelle governative (guardie costiere e ministeri), delle organizzazioni umanitarie, dei sopravvissuti e dei media.

I dati dell’Oim

Un lavoro simile a quello dell’Unhcr viene condotto anche dall’Oim, che dal 2013 – dopo il naufragio al largo di Lampedusa del 3 ottobre, dove morirono quasi 370 persone – ha avviato il progetto Missing Migrants per monitorare e documentare tutti i casi di migranti morti o dispersi nel mondo.

Come spiega l’Oim stessa, raccogliere dati in questo ambito non è per nulla semplice. Nel caso del Mediterraneo, basti pensare che si sta parlando di naufragi: una parte delle morti o delle scomparse avviene senza che nessuno ne sappia nulla, mentre spesso i cadaveri vengono ritrovati dopo diverso tempo e non vengono segnalati alle autorità.

Per rendere le sue stime le più affidabili possibili, l’Oim ha strutturato una metodologia basata sull’uso di più fonti: le statistiche vengono anche in questo caso dalle autorità nazionali (come i ministeri), dalle missioni sul campo dell’Oim, dai giornalisti e i media, dalle strutture di accoglienza e dalle organizzazioni non governative.

Nel database dell’Oim (qui scaricabile), a ogni o naufragio viene inoltre assegnato un numero da 1 a 5, che indica la qualità della fonte sul numero dei morti accertati (source quality).

Secondo i dati di questa organizzazione, al 21 marzo 2019 si stima che nel Mediterraneo siano morti da inizio anno 282 migranti, 152 dei quali nel Mediterraneo centrale – la rotta di cui parla Salvini, che omette di citare questi numeri.

Il verdetto

A Porta a porta su Rai 1, Matteo Salvini ha mostrato un cartello sui migranti morti nel Mediterraneo che contiene almeno tre errori.

Non è vero che i corpi recuperati nella rotta centrale (quella dal Nordafrica all’Italia) sono stati soltanto uno: in Italia è stato in effetti uno, ma altri sono stati ritrovati ad esempio in Libia.

Il messaggio del ministro dell’Interno è comunque fuorviante, perché lascia intendere che il numero dei morti equivalga a quello dei corpi recuperati. Stiamo però parlando di naufragi, dove spesso è impossibile recuperare i cadaveri di chi ha perso la vita in mare.

Oltre alle statistiche citate da Salvini, ci sono anche quelle dell’Oim, che fornisce le stime più affidabili per quanto riguarda i morti nel Mediterraneo. Secondo l’organizzazione internazionale, questi sarebbero a oggi oltre 280, a fronte di un sensibile calo degli sbarchi.

Come abbiamo spiegato in una nostra precedente analisi, questo vuol dire che gli arrivi calano e così anche il numero dei decessi totali, ma aumenta il tasso di mortalità, ossia il rapporto tra i due dati.

In sostanza, in concomitanza delle politiche di deterrenza del nuovo governo, attraversare il Mediterraneo è più pericoloso rispetto al passato.

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