La pagina segreta di Facebook che imbarazza la polizia di frontiera Usa

Un’inchiesta di ProPublica ha acquisito e condiviso le immagini del macabro gruppo, che conta circa 9.500 iscritti, tra cui molti ex agenti. Contiene post di odio e fotomontaggi che prendono di mira anche il presidente Trump, Alexandria Ocasio Cortez e i bambini messicani al confine statunitense

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Sessismo, razzismo, violenza: una pagina segreta di Facebook, popolata da agenti ed ex agenti della polizia di frontiera statunitense, è anche una raccolta di dileggi e derisioni nei confronti di chi varca il confine del Messico, e dei politici che si oppongono alle violenze dei centri di detenzione. A rivelarlo è un’inchiesta di ProPublica, la quale ha acquisito e condiviso le immagini del macabro gruppo, che conta circa 9.500 iscritti.

Bersaglio ricorrente della pagina è la deputata democratica Alexandra Ocasio-Cortez, che in diversi fotomontaggi è rappresentata mentre compie degli atti sessuali con dei migranti o con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Tra i post, alcuni agenti scherzano sulla visita dei parlamentari latinoamericani a una struttura di detenzione in Texas: l’idea sarebbe quella di lanciare loro dei burritos, pietanza della cucina tex-mex.

In uno degli scambi riportati da ProPublica, i membri del gruppo reagiscono con indifferenza alla notizia della morte di un migrante guatemalteco di sedici anni, che all’epoca era detenuto in una stazione della polizia di frontiera di Weslaco, Texas. In risposta, un utente ha pubblicato una Gif del burattino Elmo  e la scritta “Oh, bene”. Un altro utente ha commentato: “Se muore, muore”.

Tra i post, uno fa anche riferimento alla fotografia dei corpi senza vita di un padre salvadoregno, Oscar Alberto Martinez Ramirez e della sua figlioletta di 23 mesi, morti nello stesso fiume nel disperato tentativo di attraversare il confine tra Messico e Usa. L’utente che condivide l’immagine chiede agli altri se lo scatto possa essere in realtà artefatto, dal momento che “non aveva mai visto nessun (corpo) galleggiante così pulito”.

Creato nel 2016, il gruppo si chiama “I’m 10-15” (Sono 10-15), in riferimento al codice utilizzato per indicare gli stranieri in custodia. La pagina è descritta come un gruppo per discussioni “divertenti e serie” sul lavoro di pattugliamento dei confini: “Ricordate che non siete mai soli in questa famiglia”, si ricorda agli utenti.

La rivelazione della pagina arriva a pochi giorni dalle dimissioni di John Sanders, capitano della polizia di frontiera, che ha lasciato l’incarico in seguito alle polemiche sui metodi poco ortodossi adottati nelle operazioni di contenimento dei flussi migratori. Recenti inchieste hanno documentato casi di maltrattamenti e torture nei confronti di uomini e bambini in custodia nei centri di detenzione della polizia di frontiera, che conta circa ventimila agenti. ProPublica è stata in grado di ricondurre i commenti a profili di agenti della polizia di frontiera, tra cui anche alcuni dirigenti basati nella cittadina di El Paso.

ProPublica ha chiesto un commento ai portavoce del dipartimento per la Dogana e la Polizia di Frontiera, ma non ha ottenuto risposta.

Il gruppo è solo l’ennesimo spazio digitale nel quale è possibile trovare commenti inopportuni pubblicati dalle forze dell’ordine. Un'indagine di Reveal aveva scoperto che centinaia di agenti o ex agenti partecipavano a gruppi Facebook di estrema destra e d’inclinazione suprematista. Recentemente, dei ricercatori del Plain View Project hanno pubblicato online un ricco database di post offensivi su Facebook realizzati da agenti delle forze dell'ordine.

Nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di migranti alle frontiere a opera di alcuni agenti, all’inizio del 2018 gli inquirenti avevano individuato messaggi dai contenuti razzisti, nei quali i poliziotti definivano i latinoamericani dei “subumani”, discutendo se dar loro fuoco. In un video ripreso anche da Agi, un poliziotto si prende gioco di alcuni bambini detenuti in un compound della dogana statunitense. Alla continua richiesta dei bambini di vedere i loro genitori, l’agente risponde: “Bene, abbiamo un'orchestra qui. Manca solo il direttore”.



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