Puigdemont, determinato a resistere, spera nell'Onu che sta valutando il suo caso

Dopo aver visto ammesso il proprio ricorso alla commissione diritti umani, il leader indipendentista catalano promette battaglia

Puigdemont, determinato a resistere, spera nell'Onu che sta valutando il suo caso

Carles Puigdemont non si arrende, e dopo aver visto ammesso il proprio ricorso all commissione diritti umani dell'Onu, promette battaglia dal carcere di Nuemuenster, in Germania, dove si trova dopo essere stato arrestato domenica scorsa.

Il leader indipendentista ha espresso "piena fiducia" nella giustizia tedesca e ha assicurato che non si arrenderà "mai" e "continuerà la sua battaglia". Il suo avvocato catalano Jaume Alonso Cuevillas, ha riferito che Puigdemont è in condizioni "eccellenti, sia fisiche che mentali", ha "grande forza, coraggio e determinazione". Alonso Cuevillas si è detto ottimista sulla possibilità che Berlino respinga la richiesta di estradizione.

L'ex presidente catalano aveva denunciato già due mesi fa alle autorità belghe di aver scoperto una 'cimice' sull'auto da lui utilizzata per viaggiare. Ed è stata proprio una cimice domenica scorsa a 'tradirlo' e farlo arrestare in Germania. Grazie infatti al sistema di geolocalizzazione, l'intelligence spagnola ha potuto allertare le autorità tedesche al suo ingresso alla frontiera, di ritorno dalla Finlandia.

Puigdemont è stato così fermato da una pattuglia di polizia a una stazione di servizio a Jagel dove si era recato per fare benzina. Il leader indipendentista era consapevole di essere seguito dagli 007 di Madrid ma ha comunque scelto la strada più corta per tornare a Bruxelles, lasciando la Finlandia in traghetto per la Svezia e da lì attraversando la Danimarca con l'intenzione di passare dalla Germania all'Olanda fino al Belgio, dove vive dallo scorso ottobre in fuga dalla giustizia spagnola.

La guerra per resistere a Madrid e alla richiesta di estradizione è ingaggiata su più fronti: la Commissione dei diritti umani dell'Onu ha ammesso Puigdemont contro una presunta la violazione dei suoi diritti politici da parte della Spagna. Una decisione analoga era stata assunta la settimana scorsa nei confronti dell'ex candidato alla presidenza catalana Jordi Sanchez. In patria la folla indipendentista si mobilita per l'ex presidente della Generalitat.

Suoi sostenitori hanno bloccato diverse strade in Catalogna, tra cui l'autostrada A7 nei pressi della frontiera francese e la N340 che collega la regione alla costa sud-orientale spagnola, oltre agli accessi a Barcellona da nord e sud. Le manifestazioni sono state organizzate dai 'Comitati di difesa della Repubblica' (Cdr) che lunedì hanno annunciato proteste continue.

I Mossos d'Esquadra hanno sgomberato intorno alle 18 di questo pomeriggio le decine di manifestanti che si sono concentrati da stamattina sulla A-2, passando per Soses (Lleida ), e hanno riaperto la strada in direzione di Saragozza, secondo il Catalan Traffic Service (SCT). Gli agenti hanno separato i picchetti con manganelli e scudi e li hanno portati dall'altra parte della barriera di sicurezza della strada. Secondo il SCT, l'autostrada è ancora chiusa al traffico verso Barcellona.



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