AGI - Papa Leone XIV, nella Giornata mondiale contro la pena di morte, è tornato a esprimersi contro la punizione capitale. "La pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona", ha scritto il Pontefice su X.
Il Papa contro la pena di morte
"Il bene comune può essere tutelato e i requisiti della giustizia possono essere salvaguardati senza ricorrere alla pena capitale. Sono stati messi a punto sistemi di detenzione efficaci, che proteggono i cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi", ha sottolineato.
Intanto negli Stati Uniti si ravviva il dibattito sulla pena di morte ‘in diretta’, 24 ore dopo l’annuncio di Peter Hegseth sulla fucilazione pubblica per Nidal Hasan, l’autore della strage di Fort Hood. “Ci assicureremo che gli americani possano assistervi. Perché la gente deve capire che azioni di questo tipo comportano conseguenze molto gravi”, le parole del segretario alla Difesa Usa.
L’Italia: “Ferma condanna alla pena capitale”
Intanto nella Giornata mondiale ed europea contro la pena di morte, l'Italia ha ribadito la sua ferma e incondizionata condanna della pena capitale, ovunque e in qualunque circostanza, una pena che nega la dignità della persona. A sottolinearlo è stata la Farnesina in una nota.
“Per l'Italia, una giustizia si misura anche da come tratta chi ha commesso i crimini più gravi. I diritti fondamentali valgono per tutti. Questo impegno fa parte della nostra politica per i diritti umani e la dignità della persona. Nelle sedi multilaterali continueremo a lavorare perché sempre più Stati sospendano le esecuzioni: la moratoria oggi, l'abolizione definitiva domani”, ha assicurato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Nel 2024, si ricorda nel comunicato, la risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla moratoria universale delle esecuzioni ha raccolto 130 voti favorevoli. Per la prima volta, due terzi degli Stati membri si sono schierati per fermare le esecuzioni. Quest'anno l'Assemblea torna al voto e l'Italia, membro del Consiglio dei Diritti Umani e storica promotrice della moratoria, punta ad allargare ancora quella maggioranza. Oggi 115 Paesi hanno abolito la pena di morte per tutti i reati e, secondo Amnesty International, 145 sono abolizionisti per legge o di fatto.
La petizione lanciata da Renzi e Giani
“Chiediamo che le esecuzioni vengano fermate e le condanne a morte vengano commutate in pena detentiva”. Lo si legge nella petizione pubblicata sul sito di Italia Viva, a firma del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e del presidente di Italia Viva Matteo Renzi.
“La vicenda di Christa Pike – si spiega nel testo della petizione - aveva già riportato al centro del dibattito la brutalità della pena capitale. Oggi, di fronte alla prospettiva di una fucilazione trasmessa in streaming, diventa ancora più urgente ribadire un principio: siamo contrari alla pena di morte, sempre. Non c’è alcuna volontà di cancellare o minimizzare la gravità dei crimini commessi né il dolore delle vittime e delle loro famiglie. Ma la giustizia non può trasformarsi in vendetta e uno Stato non può rispondere alla morte con altra morte. La Toscana sente una responsabilità particolare su questo tema. Il 30 novembre 1786 il Granducato di Toscana fu il primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte. A 240 anni da quella scelta, vogliamo ribadire con forza lo stesso principio”.
I penalisti italiani: “La giustizia non si trasformi in barbarie”
"La giustizia non può trasformarsi in barbarie. Chi crede nella giustizia non può restare a guardare". Questa la posizione dell'Unione delle Camere penali, che, in una nota, sottolinea che "l’annuncio del Pentagono di voler trasmettere in diretta la fucilazione di un condannato è di una gravità inaudita. Non basta più togliere la vita a un uomo: si pretende di trasformare la sua uccisione in un macabro e disumano spettacolo, al quale il mondo intero è invitato ad assistere. Riproporre oggi l’esecuzione pubblica significa normalizzare, legittimare e perfino incoraggiare la violenza".
I penalisti ricordano quindi che "la pena deve lasciare al condannato la possibilità di cambiare", mentre "la pena di morte cancella l’uomo e con lui quella possibilità. Accettare che lo Stato possa uccidere in nome della giustizia apre la strada anche a questo ulteriore scempio della dignità umana, fino a considerare normale che un’esecuzione diventi uno spettacolo televisivo".
180 secondi per la civiltà
Oggi, Giornata mondiale contro la pena di morte, l’Unione delle Camere penali italiane lancia l'iniziativa '180 secondi per la civiltà' e chiama le avvocature europee e americane a una "mobilitazione comune": "Invitiamo gli avvocati di tutto il mondo a fermarsi per tre minuti - scrivono le Camere penali - in un giorno che sarà concordato con le organizzazioni forensi aderenti, riunendosi in toga, in silenzio, voltando simbolicamente le spalle allo spettacolo della morte. Chiediamo ai governi e ai parlamenti dei Paesi che ancora applicano la pena di morte, a partire dagli Stati Uniti, di abolirla. Al presidente degli Stati Uniti chiediamo di impedire la trasmissione dell’esecuzione e alle emittenti televisive e alle piattaforme digitali di rifiutarsi di diffonderla".