AGI - Scroscianti applausi per Navi Pillay dopo l'annuncio del conferimento del Premio Nobel per la Pace. "Se applaudite un pò più forte, magari dividerò il premio con Trump", ha scherzato uscendo da un momento di imbarazzo per il caloroso festeggiamento.
Chi è Pillay
Navanetham Nadoo, sposata Pillay, è nata nel 1941 in un sobborgo sudafricano povero di Durban, nella Provincia del Natal. I suoi nonni arrivarono dall'India come servitù a contratto per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero nel Natal negli anni novanta del XIX secolo.
I suoi genitori, Narrainsamy Nadoo e Santhama Nadoo, si sposarono con un matrimonio combinato durante la loro prima adolescenza ed ebbero otto figli, di cui la quinta fu Navanetham. Li crebbero con forti valori indù, sottolineando l'uguaglianza tra maschi e femmine in famiglia, mentre la maggior parte delle coetanee di Navanetham erano già sposate negli anni della scuola elementare. Grazie alle donazioni della comunità indiana locale, si laureò all'Università di Natal con una triennale nel 1963 e poi in giurisprudenza nel 1965. La maggior parte delle lezioni e delle lauree erano oggetto di segregazione razziale.
Prima sudafricana con dottorato ad Harvard
Navanetham è stata la prima sudafricana a ottenere un dottorato in scienze giuridiche alla Harvard Law School. Nel 1962 conobbe l'avvocato Paranjothee "Gaby" Anthony Pillay, che sposò nel gennaio 1965 e da allora è conosciuta come Navi Pillay. Dal matrimonio sono nate due figlie. Nel 1995, l'anno dopo le prime elezioni libere e multietniche, Pillay fu nominata dal presidente Nelson Mandela all'Alta corte del Sudafrica e alla Commissione per il servizio giuridico sotto la supervisione dell'ordine degli avvocati, diventando la prima donna non bianca a prestare servizio nella Corte. Nelson Mandela la inserì nella rosa dei candidati per la nomina alla Corte per il legame che si era creato negli anni di lotta contro l'apartheid. Nel 1995 Pillay venne nominata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR).
Lo stupro come atto di genocidio
Nel 1999, e sino al 2003, Pillay venne nominata nel ruolo di presidente del Tribunale. Il suo mandato presso l'Ictr viene ricordato soprattutto per il suo ruolo nello storico processo di Jean-Paul Akayesu, che stabilì che lo stupro e l'aggressione sessuale possono costituire atti di genocidio. Pillay sottolineò in un'intervista: "Da tempo immemorabile lo stupro è stato considerato bottino di guerra. Ora sarà considerato un crimine di guerra. Vogliamo inviare un segnale forte che lo stupro non è più un trofeo di guerra". Nel 1999, e sino al 2003, Pillay venne nominata nel ruolo di presidente del Tribunale.
Pillay venne nominata per prestare servizio nella Camera d'appello della Corte penale internazionale in quota al Gruppo regionale africano. Venne eletta per un mandato di sei anni a partire da marzo 2003 ma si dimise nel luglio 2008 per assumere il nuovo incarico presso le Nazioni Unite: il Segretario generale Ban Ki-moon l'aveva scelta per succedere a Louise Arbour come Alto commissariato per i diritti umani.
Gli Usa inizialmente si opposero alla sua nomina per le sue opinioni sull'aborto e su altre questioni, ma alla fine ritirarono la loro opposizione. Il suo mandato quadriennale iniziò il 1 settembre 2008 e nel 2012 le venne assegnato un secondo mandato biennale.
I Rohingya
Pillay è stata giudice ad hoc della Corte penale internazionale nel "caso di genocidio dei Rohingya" nel 2019. Il caso è stato intentato dal Gambia contro il Myanmar per aver violato la Convenzione sul genocidio contro il gruppo etnico Rohingya.
Gaza
Pillay è stata nominata presidente della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente sul territorio palestinese occupato, istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite dopo la crisi israelo-palestinese del 2021. Il 10 giugno 2024 la Commissione ha stabilito che crimini di guerra sono stati commessi sia da Hamas che da Israele con l'attacco di Hamas del 7 ottobre e la successiva guerra di Gaza. Il 16 settembre 2025 la Commissione ha affermato che governo israeliano e Idf hanno commesso e continuano a commettere quattro dei cinque atti di genocidio definiti dalla Convenzione sul genocidio del 1948.