Parigi dice "adieu" a Cafè e aperò. Nel silenzio di Macron

Parigi dice "adieu" a Cafè e aperò. Nel silenzio di Macron

La città torna nell’incubo di un semi-lockdown e il Governo tace. Da martedì in vigore norme rigidissime su distanziamenti, mascherine e assembramenti

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© Titti Giammetta / AGI - I locali vuoti a Parigi dopo le nuove misure imposte dalla prefettura

Cafè adieu! Apero adieu! Per 15 giorni, Parigi dovrà rinunciare alle sue più radicate abitudini. Lo stato di allerta massima nella Ville Lumiere piegata dal Covid e nelle tre banlieu Hauts-de-Seine, Seine-Saint-Denis e Val-de-Marne scatterà domani, ma risparmierà i ristoranti che potranno rimanere aperti salvo l’applicazione maniacale di un “protocollo sanitario” che prevede la distanza minima di un metro dei tavoli, l’abolizione dei menu cartacei (solo rigorosamente digitali), la disponibilità di un gel disinfettante per le mani su ogni tavolo, la registrazione di ogni cliente al quale verrà fortemente consigliato di scaricare l’App StopCovid. 

Parigi torna nell’incubo di un semi-lockdown e il Governo tace (Macron continua nei suoi post a parlare della Nuova Caledonia). Oggi, a colmare il vuoto della politica che non parla da giorni, sono scesi in campo a spiegare la situazione ai francesi la sindaca Anne Hidalgo e il prefetto Didier Lallement. “Sono delle misure di freno, perché l’epidemia corre troppo veloce ed è necessario arginarla prima che sia troppo tardi” ha detto quest’ultimo. 

La situazione sanitaria nella capitale francese e nella cosiddetta ‘petite couronne’ è degenerata rapidamente dopo l’estate. I tre principali indicatori dello stato di emergenza Covid in Francia - il tasso di incidenza su 100 mila abitanti nell’arco di sette giorni, quello tra la popolazione di più di 65 anni e quello della percentuale dei letti in rianimazione occupati dai malati di coronavirus - sono esplosi nelle ultime due settimane. Nell’Ile de France sono già in rianimazione 244 persone su 1.050 letti disponibili, un tasso apparentemente gestibile ma che per la Francia è oltree il livello di guardia. 

La causa? Forse una certa ‘leggerezza’ dell’essere che ha portato i francesi a navigare con nonchalance tra le insidie di un nemico invisibile, troppo invisibile per essere vero. Un atteggiamento di beata incoscienza per cui il Governo non ha esitato a parlare di “degrado” delle abitudini dei francesi. 

Non resta quindi che porre urgentemente rimedio. E il prefetto Lallement, stretto tra le manifestazioni di protesta anti misure Covid e l’impennata dei casi nella regione, non ha potuto fare altro che appellarsi alla parola e alla comprensione: “Quello che bisogna fare in Francia oltre alla politica sanitaria è la politica di comunicazione”.

E, in effetti, nel giro di un week end in cui i francesi hanno sorseggiato nei bar strapieni di Marais i loro cafè e consumato i loro aperitivi negli affollatissimi bar a huitre (è tra l’altro stagione di ostriche qui in Francia), l’allerta ‘maximale’ urlato dalle tv ha avuto i suoi effetti. 
Immediato dimezzamento dei tavoli nei ‘restò’, lavori in corso per rendere i locali a prova di distanziamento (approfittando del lunedì di chiusura), meno ressa nel metro e mascherina finalmente sul naso (non più penzolante dalle orecchie). Un lunedì di riflessione per tutti: obiettivo, salvare il salvabile, rimanere aperti, non tornare mai più in lockdown, ormai qui in Francia sinonimo di povertà, disoccupazione e... noia.

Ma vediamo le misure che scatteranno da martedì e che, oltre i bar, colpiranno anche altre attività sociali come le palestre, le piscine, le fiere e gli eventi pubblici

  • Bar: chiusi i tutta l’Ile de France  e nella petite couronne per 15 giorni. Tra una settimana il Governo aggiornerà la situazione.
  • Ristoranti: rimarranno aperti solo quelli che metteranno in atto tutte le misure previste dal protocollo sanitario rinforzato. Tracciamento dei clienti, distanziamento dei tavoli minimo di un metro, gel igienizzante a disposizione sui tavoli. Mascherina per tutto il tempo di permanenza, salvo durante la consumazione.
  • Misuratore di clientela nei centri commerciali per evitare gli affollamenti.
  • Divieto di assembramenti di oltre 10 persone per strada e nei parchi
  • Chiusura delle piscine delle sale da gioco, di danza e delle palestre.
  • Chiusura delle fiere e dei parchi espositivi 
  • Divieto di feste, anche di matrimonio, di serate studenti o avvenimenti festivi. 
  • Negli stadi presenza inferiore alle 1.000 persone o del 50% della capacità nel caso di numeri di capacità inferiore. 
  • Restrizioni per le visite agli anziani nelle strutture riservate (le Ephad). 

Ma la Francia delle libertà, la Francia del coraggio di fronte al virus, abdica anche sul fronte istruzione e business. Da domani le Università avranno la possibilità di far entrare solo il 50% dei loro studenti. La situazione negli atenei era infatti diventata fuori controllo. Ora il Governo incoraggia le forme di insegnamento ‘ibrido’, online e in presenza.

Idem per il lavoro: la marcia indietro per il personale delle aziende francesi potrebbe essere totale. Primi a riprendere saranno anche i primi a far tornare in smart working i propri dipendenti. Il ministro del Lavoro Elisabeth Borne ha oggi incontrati le parti sociali per dare un messaggio inequivocabile: “Ricorrere quanto è possibile allo smart working, almeno fino a quando la situazione sanitaria lo richiederà”.

Risultato: siamo di fronte a una prossima debacle politica dell’establishment. Secondo un sondaggio Elabe per BFMTv solamente il 35% dei francesi hanno fiducia nel Governo in merito alla lotta all’epidemia Covid. Un livello minimo calcolando che l’ascesa dei contagi non sembra ancora aver toccato il picco e che, molto probabilmente, le misure restrittive di oggi sono solo un primo passo.