Parigi la spavalda si risveglia in incubo scarlatto

Parigi la spavalda si risveglia in incubo scarlatto

La città e la sua petite couronne diventano zona di allerta scarlatta per 15 giorni, dopodiché il governo rivaluterà la situazione

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© Titti Giammetta / AGI - I locali di Parigi affollati prima dell'annuncio delle nuove imponenti restrizioni per il coronavirus


AGI - È una domenica parigina, pigra, di passeggiate in bici e ‘trottinette’. I francesi hanno imparato solo da poche settimane a utilizzare sempre le mascherine, all’interno e all'esterno. Penzolanti dalle orecchie, il naso fuori, la sigaretta in mano, la usano ‘obtorto collo’, per dovere, senza molta paura. Una domenica rilassata ma attraversata da un fremito ansiogeno per un inesorabile annunciato nuovo semi-lockdown in arrivo.

In serata la notizia paventata arriva sugli schermi tv: Parigi e la sua petite couronne (i comuni di Neully, Saint-Cloud, Rueil-Malmaison e Levallois-Perret), diventano zona di allerta scarlatta per 15 giorni, dopodiché il governo rivaluterà la situazione. Qualcosa che era stato preannunciato nei giorni scorsi, ma che ancora non era entrato nella coscienza comune. 

Apartire da martedì solo i ristoranti che avranno un protocollo sanitario adeguato potranno rimanere aperti, i bar, già da più di una settimana costretti a fermare gli ordini alle 22, dovranno abbassare le saracinesche fino a nuovo avviso. Domani i dettagli verranno forniti da Matignon e dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo, che terrà una conferenza stampa alla Prefettura.  

Un incubo annunciato ma non vissuto, fino all’ultimo: solo ieri la Ville Lumiere viveva spavalda nei cafè stracolmi, nelle strade affollate, nei grandi magazzini già in saldi invernali, nel tentativo di recuperare il tempo e il denaro perduto nel ‘confinement’. 

Uno spirito lieve che, da domani, farà i conti con i numeri: oltre 12 mila contagi oggi, 17 mila solo ieri. L’Istituto Pasteur dà poi per metà novembre un’occupazione dei letti di terapia intensiva al 60% nelle regioni in massima allerta, percentuale considerata soglia di urgenza sanitaria. 

La linea della beata incoscienza parigina era stata pochi giorni fa sublimata dalle parole della stessa sindaca Hidalgo che, confidandosi con Le Parisien in una lunga intervista, aveva fatto sapere di non essere d’accordo con la chiusura dei ristoranti: “Applicheremo le misure che entreranno in vigore – aveva detto – ma dobbiamo fare di tutto per mantenere la nostra vita economica e sociale”. “Creeremo nuove ‘coronapiste ciclabili’ e ne abbiamo realizzate già 45 chilometri”. 

Vivere con il virus: è dall’inizio dell’epidemia stato il motto della Francia, ma con l’impennata dei casi l’esecutivo si ritrova a navigare con i venti contrari. Il referendum sulla Nuova Caledonia ha impegnato le pagine dei quotidiani più del balzo dei casi Covid in questi giorni, ma domani è un altro giorno, la Francia e Parigi voltano pagina. 

Ma non solo: le Università, fiore all’occhiello di un Paese che non si sono mai fermate di fronte al virus, si potranno riempire solo al 50% delle capacità alla luce di una situazione nelle facoltà dichiarata “catastrofica” dal governo all’interno degli anfiteatri accademici.

E poi i posti di lavoro: lo smart working diventa “l’opzione numero uno” per le aziende e domani la ministra del Lavoro Elisabeth Borne riceverà i sindacati a cui ricorderà “ la necessità di privilegiare più che mai il telelavoro”.

Un imbarazzate dietrofront, su tutta la linea, di cui Macron dovrà ora rispondere.