Bloccati negli Usa 200 dipendenti italiani della Disney  

Bloccati negli Usa 200 dipendenti italiani della Disney  

L'appello alla Farnesina: "Entro il 18 aprile dobbiamo lasciare i nostri appartamenti ed entro un mese gli Stati Uniti. Serve un volo speciale, non possiamo pagare quelli di linea"

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Sono in duecento e non riescono a tornare dagli USA perché bloccati dal Coronavirus. Un dramma per molti ragazzi che lavorano per la Disney. A raccontare l’odissea iniziata due settimane fa è stato un giovane bresciano, Federico Arca, originario di Pisogne (Brescia), che chiede aiuto al Governo.

"Il mio messaggio deve essere portavoce per circa 200 ragazzi che come me lavoravano per il colosso “Walt Disney World” a Orlando, Florida: 140 di noi nel parco Epcot e i rimanenti 60 circa in Disney Springs, marketplace Disney", ha spiegato.

"Sono - ha aggiunto - un ragazzo di Pisogne, in provincia di Brescia, mi sono trasferito qui lo scorso 12 settembre per un’esperienza di “rappresentanza culturale” in un ristorante di Disney Springs, con un visto Q1 di 15 mesi valido solo per il contratto con Patina Restaurant Group. Dopo lo scoppio del Covid-19 e le preoccupazioni legate alle situazioni dei nostri familiari in Italia siamo stati contattati dal nostro management aziendale, che ha rapporti con il residence dove viviamo 'Venetian Isle', per comunicarci che Disney aveva preso la decisione di chiudere i battenti ma di non allarmarsi: il nostro contratto sarebbe stato rispettato e saremmo stati comunque pagati 8.40 dollari l’ora per 36 ore settimanali e ci sarebbe stata garantita massima sicurezza nella nostra casa attendendo una futura riapertura". 

Il giovane prosegue: “La settimana successiva a quella dello scoppio del virus anche negli Stati Uniti siamo stati nuovamente convocati dal manager per avere informazioni sulle nostre situazioni e ci ha rincuorato, anche chi nel frattempo si era allarmato e aveva cercato voli per tornare a casa, dicendo loro 'ho bisogno di voi quando riapriremo'. Due giorni fa, sabato 11 aprile, siamo stati convocati un’altra volta di fronte alla nostra reception".

Ma questa volta il messaggio era ben diverso: “Disney World ha deciso di terminare ogni programma, dovete lasciare i vostri appartamenti entro il 18 aprile ed entro un mese gli Stati Uniti”, gli è stato detto. "Disney - spiega Arca - ci ha lasciato a piedi ed ora anche Patina Restaurant Group. La Farnesina sta lavorando per organizzare un volo per noi per tornare a casa, in via straordinaria, senza esporci al rischio di passare per New York. Gli unici voli programmati ad oggi per l’Italia partono da New York e i prezzi sono dai 1800 dollari a salire per quanto riguarda la tratta non garantita Orlando-New York, garantiti per New York-Roma Fiumicino”.

Inoltre "nelle scorse ore ci è arrivata una mail dalla nostra referente del management Patina che dice che la Farnesina non organizzerà nessun volo 'speciale' per Fiumicino, un volo privato per 200 persone costerebbe circa 400 mila dollari da dividere per 200 persone solo l’organizzazione di una tratta straordinaria dunque non voglio pensare agli altri costi", ha continuato Arca.

"Ci verrà inviato un sussidio economico dall’azienda che probabilmente non coprirà nemmeno il costo di questo viaggio della speranza e in più siamo invitati a cominciare a guardare siti e prenotare". Il sito di 'Delta' (unica compagnia per la tratta Orlando-New York), conclude Arca, "segnala che ogni volo è in overbooking o non confermato fino almeno al 19 aprile, noi dobbiamo lasciare casa il 18 mattina: siamo lasciati allo sbaraglio in una terra non nostra, in cui ci è stata pure tolta la casa che stiamo pagando fino all’ultimo centesimo. Sono stato cacciato dalla Florida durante un’esperienza che doveva essere la più bella della mia vita ma che si è trasformata in un incubo che al momento pare senza fine. Il mio appello deve essere per l’Italia, per la mia nazione, che non voglio mi lasci in mezzo alla strada. Ora siamo 200 ragazzi che non hanno una possibilità fisica di tornare al proprio paese".