La premier di Hong Kong si scusa per la legge sull'estradizione

Nessuna apertura, invece, alla richiesta di dimissioni. "I prossimi tre anni saranno difficili ma voglio un'altra chance"

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Anthony WALLACE / AFP
Hong Kong, Carrie Lam

La leader di Hong Kong, Carrie Lam, si è presentata in pubblico per porgere di persona "le più sincere scuse" ai cittadini per la gestione degli emendamenti alla legge sull'estradizione che hanno causato le più grandi proteste degli ultimi decenni nella Regione Amministrativa Speciale cinese, ma chiede "un'altra chance" alla sua amministrazione. Ma le scuse non convincono i manifestanti, che preparano nuove proteste. 

In circa cinquanta minuti di conferenza stampa, la seconda in soli tre giorni, la capo esecutivo di Hong Kong non ha ritirato completamente la legge che permetterebbe l'estradizione anche in Cina, ribadendo che non c'è "nessuna tempistica" per gli emendamenti, e specificando che "non riprenderemo la legge sull'estradizione se non riusciremo a risolvere le divisioni" all'interno della società. 

"Vi ho sentito forte e chiaro e ho riflettuto profondamente su quello che è accaduto", ha detto. "Porto su di me il peso della responsabilità e offro le piu' sincere scuse alla gente di Hong Kong". La sua amministrazione ha davanti altri tre anni di "difficile" lavoro, ha proseguito, smentendo sostanzialmente l'ipotesi di dimissioni, chieste a più riprese dai manifestanti nei giorni scorsi.

"Non mi sono mai risparmiata nel servire il pubblico", ha detto, "ma questo incidente mi ha fatto capire che, come capo esecutivo, ho ancora molto da imparare nel trovare un equilibrio tra diversi interessi e nell'ascoltare di piu' i cittadini di tutte le estrazioni sociali".

La leader è però rimasta sul vago rispetto agli scontri tra manifestanti e polizia di mercoledì scorso, il giorno più caldo delle proteste: ha detto di non avere nulla da aggiungere a quanto detto dal capo della polizia, Stephen Lo, che ieri è tornato a definirle "sommosse", riducendo a cinque il numero delle persone che dovranno rispondere di reati relativi alle leggi anti-sommossa. "Chi ha l'autorità di giudicare cosa è accaduto? Non io come capo esecutivo", ha detto.

Vaga anche la possibilità di incontro con i manifestanti che nei giorni scorsi sono scesi per le strade di Hong Kong contro la proposta di legge da lei caldeggiata. Lam ha dichiarato di avere incontrato "vari settori" della societa', tra cui anche gruppi religiosi, e che "ci saranno opportunità" in futuro per comunicare con i giovani.

Le scuse della leader di Hong Kong non convincono i manifestanti, che prevedono nuove azioni e chiedono "indagini indipendenti" sull'operato della polizia durante gli scontri di mercoledì scorso di fronte all'Assemblea Legislativa, il Parlamento di Hong Kong. "Nessuno è soddisfatto" delle parole pronunciate oggi da Lam in conferenza stampa, ha reso noto il Fronte per i Diritti Umani e Civili, una delle sigle più attive nelle manifestazioni contro la legge che permetterebbe l'estradizione anche in Cina. La capo esecutivo "ha ignorato le nostre richieste" e "non merita" una seconda chance



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