Due milioni in piazza a Hong Kong contro la riforma dell'estradizione

Non basta la sospensione del testo che avrebbe consentito a Pechino di perseguitare gli oppositori nell'ex colonia inglese

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La sospensione della legge sull'estradizione non ha convinto i manifestanti di Hong Kong che oggi sono scesi in piazza in quasi due milioni (338 mila secondo stime della polizia, che in via non ufficiale ammette di potersi sbagliare) per nuove proteste, a partire dal pomeriggio di oggi. Il numero di partecipanti della seconda domenica di marcia equivale a circa il 30% della popolazione di Hong Kong e fa della manifestazione di oggi la più grande mai tenutasi nella Regione Amministrativa Speciale, quasi raddoppiando il milione di persone scese per le strade domenica scorsa.

Le proteste hanno costretto alle scuse pubbliche la leader dell'esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, che ieri ha evitato per diverse volte di fare ammenda, glissando anche sull'ipotesi dimissioni, che i manifestanti, oggi, sono tornati a chiedere, assieme al ritiro completo degli emendamenti alla legge che permetterebbero l'estradizione anche in Cina.

Carrie Lam si scusa ma non è sufficiente

"La capo esecutivo ha ammesso che i difetti del lavoro del governo hanno portato a controversie sostanziali e a dispute nella società, provocando delusione e pene tra la gente", si legge in una nota diffusa in serata dall'amministrazione di Hong Kong. Carrie Lam "si scusa per questo e si impegna ad adottare il piu' sincero e umile atteggiamento per accettare le critiche e migliorare nel servire il pubblico". Le scuse non sono bastate ai suoi oppositori che oggi hanno sfilato per le strade, in gran parte vestiti di nero, e la crisi politica nella Regione Amministrativa Speciale appare ormai inevitabile.

Per Jimmy Sham, rappresentante per il Movimento dei Diritti Umani e Civili, una delle sigle più attive nelle proteste, le scuse non rispondono alle domande dei manifestanti, che includono anche il ritiro completo della legge e di ritrattare il termine "sommossa" da lei utilizzato dopo le proteste sfociate in scontri con la polizia, il 12 giugno scorso. Sulla stessa lunghezza d'onda anche un esponente del Partito Democratico, James To, citato dal South China Morning Post. "Carrie Lam non ha credibilità. Come si può riconciliare con il popolo ora?". 

Gli Usa alla finestra

Le proteste di Hong Kong dell'ultima settimana sono state osservate con attenzione anche dagli Stati Uniti, che stanno meditando una misura che richiederebbe al segretario di Stato, Mike Pompeo, di certificare annualmente lo status speciale conferito a Hong Kong rispetto alla Cina da una legge del 1992.

I diritti umani nella città semi-autonoma cinese potrebbero essere materia di discussione a fine giugno tra il presidente Usa, Donald Trump, e il presidente cinese, Xi Jinping, qualora venisse confermato dalla Cina il bilaterale a margine del G20 di Osaka, in Giappone. "Sono sicuro che sarà tra le questioni di cui discuteranno" ha dichiarato Pompeo a Fox News.

Per domani, intanto, è attesa una nuova giornata di scioperi, ma anche il rilascio di una delle figure chiave delle manifestazioni pro-democratiche del 2014, Joshua Wong. Il partito da lui co-fondato, Demosisto, ha annunciato che la scarcerazione del ventiduenne leader politico avverrà domani mattina: Wong era stato incarcerato per sei giorni a inizio 2018 per il suo ruolo nelle proteste che avevano paralizzato il centro di Hong Kong per 79 giorni alla fine del 2014, ma a metà maggio scorso era stato condannato nuovamente a due mesi di carcere: Il rilascio, dopo metà della pena prevista, è prassi a Hong Kong per i detenuti che hanno mostrato buona condotta.



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