Usa: multa da 5 miliardi di dollari a Facebook per violazione della privacy

Lo ha deciso la Federal Trade Commission in relazione al caso Cambridge Analytica, anticipa il Wall Street Journal

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 (Afp)
 Mark Zuckerberg

Facebook dovrà pagare una mega multa da 5 miliardi di dollari circa per violazione della privacy, nell'ambito dello scandalo di Cambridge Analytica esploso nel 2018. Lo ha deciso la Federal Trade Commission statunitense, secondo le anticipazioni del Wall Street Journal. Si tratta dell'ammenda più alta mai comminata ad un'azienda hi-tech. Per la stessa vicenda, il garante della privacy britannico aveva inflitto a Facebook una multa da oltre mezzo miliardo di euro. 

I 5 miliardi di multa per Facebook equivalgono a circa il 9% dei ricavi totali del social media nel 2018. In vista della possibile sanzione, Facebook aveva accantonato 3 miliardi di dollari nel primo trimestre, come oneri una tantum.

La Federal Trade Commission ha approvato la multa con 3 voti a favore (repubblicani) e 2 contrari (democratici). La decisione saraàora sottoposta al dipartimento di Giustizia che generalmente accetta la pronuncia del regolatore.

Il caso Cambridge Analytica

Il caso esplose il 17 marzo 2018, quando The Observer pubblica le rivelazioni di Christopher Wylie un ex dipendente della società d'analisi che, lavorando per la campagna presidenziale di Donald Trump, utilizzò i dati di decine di 87 milioni di utenti senza il loro consenso per profilarli a fini elettorali.

I dati erano stati raccolti da Cambridge Analytica attraverso l'app thisisyourdigitallife, sviluppata dall'accademico di Cambridge Aleksandr Kogan. Tramite una sua società, la Global Science Research, e in collaborazione con Cambridge Analytica, centinaia di migliaia di utenti erano stati pagati per sottoporsi a un test sulla personalità, e avevano firmato una liberatoria all'uso dei loro dati ai fini di studi scientifici.

Peccato che Kogan avesse girato tutto a Cambridge Analytica, che si scoprì ebbe al vertice l'ex stratega di Trump, Steve Bannion. Fu una slavina, che prese volume non solo per i fatti in sè ma anche per come Mark Zuckerberg gestì la vicenda. Per giorni il ceo restò in in silenzio. Poi allungò la già cospicua lista dei suoi “scusate”. Cambridge Analytica avrebbe chiuso due mesi dopo. Facebook promise contromisure. Ma lo scandalo non sarebbe stato l'ultima bufera: a dicembre si scoprì che per anni il social network aveva consentito intenzionalmente  ad alcune grandi compagnie un accesso intrusivo ai dati degli utenti. 



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