Gli Usa annunciano l'inizio del ritiro dalla Siria

Ora i curdi temono di restare alla mercé di Erdogan. Intanto l'Italia studia la riapertura dell'ambasciata a Damasco

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Gli Stati Uniti hanno annunciato che è cominciato il ritiro delle truppe dalla Siria, un annuncio che arriva tre settimane dopo la clamorosa, inattesa decisione del presidente Donald Trump e che accelera la corsa al controllo delle aree lasciate dalle truppe americane. "Le forze americane hanno avviato il processo del ritiro dalla Siria", ha annunciato un portavoce della coalizione a guida Usa. "Per motivi di sicurezza, non parleremo di tempi, luoghi o movimenti di truppe". Più  tardi, una fonte del Pentagono ha precisato che le fasi iniziali riguardano gli equipaggiamenti non essenziali, e non i militari. 

L'ambasciata italiana verso la riapertura

L'annuncio è arrivato nel giorno in cui il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha reso noto che la Farnesina sta valutando "se e in che tempi" riaprire l'ambasciata italiana a Damasco. Moavero ha auspicato "prospettive più normali", ma "avere ambasciate nei Paesi resta una priorità importante" e l'obiettivo è "riaprire pienamente la nostra sede diplomatica". Il ministero degli Esteri aveva ritirato l'ambasciatore nel 2012, quando ormai da alcuni mesi era cominciata la guerra civile, e da allora aveva congelato i rapporti politici con Damasco. Più di recente la Farnesina si era limitata a un ordinario avvicendamento dell'incaricato d'affari che, ha fatto sapere il ministero, per quanto riguarda il rapporto con le autorità siriane "continuerà a operare attenendosi strettamente, nell'esercizio delle sue funzioni, alla posizione concordata in sede di Unione Europea". 

Il ritiro delle truppe americane è cominciato giovedì pomeriggio, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha una rete di osservatori sul terreno. "Centocinquanta soldati americani hanno lasciato il Paese diretti verso l'Iraq", ha riferito il direttore della ong, Rami Abderrahman. Una decina di mezzi blindati e diversi pezzi di artiglieria hanno lasciato la base americana nella provincia di Al Hasaka, nel nord-est della Siria. Gli Stati Uniti avevano cominciato il dispiego di truppe nel 2014, nell'ambito della coalizione internazionale contro l'autoproclamato 'califfato' e al momento Washington dispone circa 2.000 soldati sul terreno.

Le paure dei curdi

Gli americani hanno combattuto a fianco delle Forze Democratiche Siriane, un'alleanza guidata da milizie curde, in un'offensiva che è ora concentrata contro un gruppo di villaggi vicino al confine con l'Iraq, l'ultimo fortino dell'Isis. Il 19 dicembre, Trump ha annunciato la decisione di ritirarsi dalla Siria nel corso di una conversazione telefonica con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che aveva chiesto agli Stati Uniti di smettere di proteggere le milizie curde, considerati terroristi da Ankara. E adesso le milizie curde, per le quali comunque il ritiro era prematuro, temono che la partenza dei soldati americani li lasci senza difesa di fronte alle minacce di Ankara, che ancora giovedì ha minacciato un'offensiva contro le postazioni dei curdi siriani, "con o senza il ritiro Usa".



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