Il delicato viaggio di Di Maio in Libia

La visita del ministro degli Esteri arriva in una fase cruciale del conflitto tra Tripoli e Bengasi. L'obiettivo è strappare una tregua che consenta di preparare una stabilizzazione che passi per le elezioni. Ma i fattori in gioco sono tanti, a partire dal protagonismo di Ankara

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 PAOLO MANZO / NURPHOTO
Luigi di Maio

"Non sappiamo ancora se il ministro Di Maio verrà prima a Tripoli o andrà in Cirenaica". Così una fonte del Governo di accordo nazionale conferma all'AGI l'attesa per la visita che martedì 17 dicembre il titolare della Farnesina farà in Libia. Il ministro degli Esteri italiano arriva in ore cruciali per le sorti del Paese nordafricano, alle prese con un conflitto interno per il quale la diplomazia internazionale sta cercando di favorire una soluzione.

L'Italia lavora alla Conferenza di Berlino che si potrebbe tenere a gennaio, cercando di strappare alle fazioni almeno una tregua militare che consenta poi di sviluppare un percorso di stabilizzazione attraverso le elezioni. "Solidarietà politica e comune visione in vicende come quelle che coinvolgono da troppo tempo la Libia sono indispensabili e sarebbero sommamente giovevoli", ha auspicato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rivolgendosi a Ue e Nato. Per il Capo dello Stato dall'Alleanza deve arrivare "attenzione nei confronti di tutte le minacce anche quelli che in termini di instabilità e terrorismo continuano a provenire dal quadrante meridionale".

A spingere Mosca a sedersi al tavolo ci pensa, tra gli altri, Berlino. Il presidente russo, Vladimir Putin, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, hanno avuto un colloquio telefonico in cui, ha fatto sapere il Cremlino, "l'attenzione è stata rivolta principalmente alla crisi libica". "È stata rilevata l'importanza di prevenire un ulteriore aggravamento della situazione e la necessità di riprendere un dialogo pacifico. Putin - ha aggiunto la presidenza russa - ha ribadito la disponibilità della Russia a continuare a facilitare gli sforzi di mediazione in questa direzione da parte della Germania e delle Nazioni Unite".

Gli accordi tra Erdogan e Serraj

Il convitato di pietra, oggi, appare Ankara, che sembra voler alzare la posta del confronto dopo aver siglato due intese con il governo di Fayez al Serraj, uno sulla sicurezza e la cooperazione militare e l'altro per la definizione dei confini marittimi. Un drone turco armato è, infatti, atterrato a Cipro del Nord, dove rimarra' stazionato. Il drone, tipo Bayraktar TB2, è giunto all'aeroporto di Gecitakle nella regione di Famagosta, nella parte orientale dell'isola divisa. È il primo velivolo senza pilota turco che atterra nello scalo dopo che le autorità turco-cipriote, sostenute da Ankara, le cui truppe occupano il Nord dell'isola, hanno dato il loro consenso allo spiegamento.

La mossa si verifica tra forti tensioni nella regione rispetto allo sfruttamento degli idrocarburi, dopo la firma del controverso accordo di delimitazione marittima tra Turchia e Libia. Il testo è stato condannato da diversi Paesi, tra cui Grecia e Cipro, in quanto consente ad Ankara di rivendicare diritti su vaste aree del Mediterraneo orientale, dove negli ultimi anni sono stati scoperti depositi di idrocarburi. Dopo aver firmato l'accordo, il governo turco ha avvertito che avrebbe impedito qualsiasi sfruttamento di idrocarburi in quelle aree senza la sua autorizzazione.

L'impegno italiano per la Libia è anche umanitario: martedì mattina arriverà a Ciampino un velivolo con un secondo gruppo di minori malati provenienti dall'area di Bengasi. I pazienti, affetti da gravi patologie ematologiche, saranno presi in cura dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, con cui la Cooperazione Italiana ha collaborato alla realizzazione di questa iniziativa.



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