Come ha fatto Shenzhen (12 milioni di abitanti) a sostituire tutti gli autobus

Prima città cinese a completare la conversione all'elettrico. Nel 2016 in tutto il Paese sono stati venduti 700.000 veicoli a batteria

Come ha fatto Shenzhen (12 milioni di abitanti) a sostituire tutti gli autobus
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 Bus elettrici in Cina 

C’è una città in Cina che ha più bus elettrici di quanti ne circolino, a corrente e non, nelle maggiori metropoli americane. La città è Shenzhen, ex villaggio di pescatori divenuto hub dell’innovazione tecnologica, situata sulla costa meridionale della provincia del Guangdong, culla del frenetico sviluppo cinese. La Cina punta sulle auto elettriche? Detto, fatto: Shenzhen è la prima città a completare la transizione alla mobilità elettrica (annunciata il 27 dicembre scorso dall’ufficio trasporti). Lo scrive Quartz citando un rapporto di CleanTechnica. I numeri fanno impressione: a Shenzhen (quasi 12 milioni di abitanti), scelta nel 2009 come città pilota per la conversione ai veicoli elettrici, oggi circolano 16.359 autobus dotati di batteria, rispetto ai quali i 5.710 di New York (oltre 8 milioni di abitanti) impallidiscono. I taxi? 17mila, di cui il 63% a elettricità. Nulla di sorprendente per una città abituata a essere prima della classe; fu Shenzhen la prima zona economica speciale (Zes) creata alla fine degli anni ’80 per attrarre investimenti esteri.

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 Bus elettrici in Cina 

Il progetto pilota si estenderà adesso in altre regioni del Paese. Favorire la produzione di veicoli elettrici e ibridi è in cima all’agenda del governo cinese. Proprio nei giorni scorsi il ministro delle Finanze ha esteso fino al 2020 le esenzioni fiscali per la produzione dei veicoli ecologici (la fine dell’esenzione era  prevista per la fine del 2018). Gran parte dei veicoli di nuova generazione vengono prodotti da un’azienda cinese, la BYD, fondata nel 2003 a Xi’an, l’antica capitale cinese; il colosso della quattro ruote controlla il 20% del mercato locale. Passi da gigante sono stati compiuti anche nella città di Wuhan, capoluogo della provincia centrale dello Hubei. Qui, riferisce il People's Daily, maggiore quotidiano cinese, le autorità vogliono arrivare nel 2022 con 40mila veicoli a "nuova energia" (come si dice in Cina) e 140 stazioni di ricarica, tagliando così le emissioni che saranno inferiori a 173 milioni tonnellate. 

“Il piano per la conversione da automobili a combustione a veicoli elettrici o ibridi entra nel vivo”, commenta Michele Geraci, docente di economia alla Nottingham University Business School China e direttore del Global Policy Institute. “Come sempre, quando la Cina annuncia, la Cina fa. I soldi risparmiati grazie alle agevolazioni fiscali si suppone vengano poi investiti dalle stesse aziende automobilistiche in ricerca, alimentando un ciclo positivo”. L'anno scorso in Cina sono stati venduti circa 700.000 veicoli elettrici (stime provvisorie); le vendite da gennaio a novembre hanno registrato un incremento del 51,4%. I produttori cinesi di veicoli ecologici controllano il 90% del mercato mondiale; la Cina è il mercato più grande al mondo. Le previsioni per il 2018 parlano di 2milioni di veicoli venduti in tutto il mondo, 1,5 milioni in Cina. 

Come ha fatto Shenzhen (12 milioni di abitanti) a sostituire tutti gli autobus
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 Bus elettrici in Cina

La transizione verso la tecnologia verde procede a rilento negli Usa e in Europa.  Los Angeles punta a diventare la prima città statunitense ad adottare la nuova mobilità pubblica elettrica, e nei prossimi cinque anni ha in piano di acquistare 85 autobus prodotti da BYD. Seattle ne comprerà 120 nei prossimi tre anni. Anche gli storici taxi neri di Londra, posseduti dalla cinese Geely (proprietaria di Volvo), saranno presto solo elettrici. 



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