Perché l'Europa ha paura delle biciclette elettriche cinesi

I produttori del Vecchio continente accusano Pechino di invadere il mercato con prodotti sottocosto

Perché l'Europa ha paura delle biciclette elettriche cinesi

Le biciclette elettriche cinesi stanno invadendo l’Europa? Sono oltre 430 mila le e-bike esportate nel 2016, mentre la stima per il 2017 parla di un aumento fino a 800 mila. In allarme i produttori europei: le bici cinesi sono di qualità inferiore ma costano meno, e stanno penetrando il mercato europeo che richiede un numero sempre maggiore di questi agili mezzi di trasporto: solo in Italia ne sono state vendute 124 mila nel 2016, in aumento del +120% rispetto al 2015.

Le bici cinesi spopolano

I produttori europei sono sul piede di guerra e accusano i competitor cinesi di invadere il mercato con prodotti sotto-costo, sostenuti dai sussidi statali di Pechino. Del resto, lo sviluppo dei “veicoli e apparecchiature a nuova energia” è tra le dieci industrie prioritarie del Piano Made in China 2025 - il programma di innovazione industriale promosso dal governo cinese. Detto, fatto: è boom di auto e bici elettriche in Cina. Se sono state cinquecentomila le auto elettriche prodotte a fine 2016, si calcola che oggi circolino sulle strade delle città cinesi circa 150-200 milioni di biciclette e scooter elettrici.

Perché l'Europa ha paura delle biciclette elettriche cinesi

A livello globale, il mercato delle biciclette elettriche valeva 15,7 miliardi di dollari a fine 2016, ed entro il 2025 questa cifra è prevista a quota 24,3 miliardi di dollari, secondo i dati di Navigant Research. La produzione, drogata dai sussidi statali, ha determinato un surplus che si riversa nei mercati esteri. Anche in Europa.

Allarme in Europa

Proprio lunedì l'Associazione europea dei produttori di biciclette ha chiesto alla Commissione di applicare dazi anti-dumping contro la Cina, spiegando che c'è stata una "inondazione" del mercato dell'Ue di e-bikes cinesi esportate a costi inferiori a quelli di produzione. La Commissione europea intende "analizzare la situazione" nel mercato delle biciclette elettriche ed è pronta a avviare una "procedura formale sulla base delle regole di difesa commerciale dell'Ue" se dovessero emergere pratiche di dumping da parte della Cina.

Perché l'Europa ha paura delle biciclette elettriche cinesi

 “Le importazioni di e-bikes dalla Cina sono aumentate rapidamente e ora sono esplose”, ha spiegato in una nota ripresa da La Stampa, Moreno Fioravanti, il segretario generale dell’associazione. “Le importazioni europee di biciclette elettriche erano infatti virtualmente zero nel 2010, ma sono incrementate negli anni in modo vertiginoso. Nel 2016 erano aumentate del 40 per cento sull’anno precedente a quota 430mila unità. Un quantitativo raggiunto e superato nella prima metà del 2017, con una previsione di vendita per quest’anno di addirittura oltre 800.000 esemplari”.

Made in China è uno tsunami

“Il Made in China è uno tsunami che spazzerà via la manifattura europea”. Non è un thriller ma un processo già in atto che nessuna guerra a colpi di dazi riuscirà ad arrestare. Ne è convinto l’economista Michele Geraci, docente di economia alla Nottingham University Business School China e direttore del Global Policy Institute China, secondo il quale il piano Made in China 2025 (China Manufacturing 2025, CM-2025) che punta a trasformare la Cina in una super potenza industriale è “un business plan dettagliato e raffinato che disegna lo sviluppo dei dieci settori industriali ritenuti strategici”. “L’onda cinese ci devasterà se non si prenderanno seri provvedimenti oppure se non ci si adopera per fare qualcos’altro”, tuona Geraci. Il quale di una cosa è convinto: alzare i dazi non funziona.

 “L’invasione del mercato europeo di prodotti cinesi sottocosto grazie ai sussidi governativi è un tema che ciclicamente riesplode”, commenta Alberto Rossi, responsabile Marketing Operativo e Analista CeSIF della Fondazione Italia Cina, co-autore di “Cina 2017”. “Contestazioni su segmenti di mercato ‘dopati’ da determinate azioni cinesi sono già avvenute in altri settori ed epoche, sin dai primi anni successivi all’ingresso cinese nel Wto del 2001. Resta da valutare se l’Europa possa essere in grado di adottare strumenti sufficienti o adeguati per contrastare questa tendenza”. Gli ultimi casi riguardano l’acciaio  e il vino.

Clima difficile tra Europa e Cina

Il clima tra Europa e Cina non sembra dei migliori: sono passate solo poche settimane dall’approvazione delle nuove norme quadro da parte di Bruxelles per contrastare gli investimenti ritenuti predatori da parte di Paesi extra-Ue, Cina in testa. Ma ben altro ci vuole per raccogliere la sfida cinese. “Nessuna azienda al mondo ha mai preparato un business plan così preciso e dettagliato come quello promosso dal governo cinese”, ha aggiunto Geraci. L’obiettivo? “Trasformare la Cina nel più grande produttore nel manifatturiero di altissima qualità destinato all’export”.  

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Cina industria manifatturiero

Torniamo alle bici elettriche

“La produzione europea di e-bike è uno dei tanti settori che verranno devastati dalle esportazioni cinesi. Il piano Made in China 2025 è uno tsunami completo di processi e innovazione”. Eppure la qualità delle biciclette cinesi che invadono il nostro mercato è inferiore a quella delle bici europee. “Ma è una qualità che basta per il mercato”, dice Geraci. “Per girare in città non serve la Benelli di altri tempi: il mercato accetta bici di qualità inferiore se il prezzo è molto più basso”.  

Perché l'Europa ha paura delle biciclette elettriche cinesi

Per Geraci, è tempo che i produttori europei, anziché lamentarsi, si sveglino: la campana cinese è suonata già più volte: “Per competere con i prodotti Made in China gli europei devono smettere di produrre bici di grandi massa ma di qualità più altra per un mercato di nicchia. E’ questa l’evoluzione naturale di chi produce bici in Europa”, conclude Geraci. 



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