Cosa significa per il commercio mondiale se Alibaba supera Amazon (per un giorno)

Il sorpasso tra i due colossi dell'e-commerce, il cinese e l'americano,  è durato qualche ora. Ma la sfida non finisce qui. E sarà sempre più incerta. Basta vedere i piani di entrambi su ricerca e sviluppo

Cosa significa per il commercio mondiale se Alibaba supera Amazon (per un giorno)
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 Jack Ma (Alibaba) 

Il sorpasso è durato qualche ora: per la prima volta in 831 giorni dalla sua quotazione nel 2014, Alibaba è salita sul podio del primo gruppo di e-commerce al mondo, lasciando indietro la sfidante Amazon. La Cina ha di che festeggiare: il gigante dell’online cinese, che il miliardario Jack Ma fondò nel 1999 nella città orientale di Hangzhou, martedì ha superato, seppur per poco tempo,  il valore di mercato del rivale di Seattle alla Borsa di New York, superando quota 470 miliardi. Il valore delle azioni di Alibaba a metà seduta erano infatti cresciute dell’1,2% fino a 184,32 dollari, arrivando così a una capitalizzazione di mercato di 472,1 miliardi.  Nelle stesse ore, le azioni di Amazon calavano dello 0,87% a 982,35 dollari, portando il valore di mercato a 471,9 dollari. A fine giornata Alibaba ha chiuso con una crescita dello 0,5% a 183 dollari, mentre Amazon ha recuperato con un calo dello 0,4% a 987,20 nel listino Nasdaq.

Secondo quanto riferisce Nikkei Asian Review, a incidere sulla capitalizzazione azionaria del gigante dell’e-commerce cinese, la crescita costante degli acquisti online registrati soprattutto in Cina e nei Paesi del Sud Est Asiatico.

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 Afp
 Jeff Bezos (Ceo Amazon)

Amazon sta investendo massicciamente in ricerca e sviluppo. Anche Alibaba

Il gigante cinese dell'e-commerce ha annunciato l’intenzione di intensificare la spesa in ricerca e sviluppo, investendo 15 miliardi di dollari in tre anni. I nuovi investimenti, diretti al potenziamento del cloud e all'intelligenza artificiale, serviranno in parte a creare sette nuovi centri di ricerca in tutto il mondo. Nel corso della conferenza annuale sul cloud computing ad Hangzhou, il numero uno della divisione tecnologica del gruppo, Jeff Zhang, ha dato al via un nuovo programma che si chiama DAMO Academy (acronimo per “Discovery, Adventure, Momentum, Outlook”). L'Accademia avrà diversi laboratori di ricerca nel mondo, incluso uno in collaborazione con l'Università di Berkeley. Inoltre potrà contare su consulenti dell'Università di Pechino e di alcune delle principali università Usa, tra cui il Mit e Princeton. L’obiettivo? Mai così chiaro: rivaleggiare con armi sempre più potenti con i big dell’ internet globale: Google, Microsoft, e – ovviamente – Amazon.

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Alibaba group (Afp) 

Dei setti nuovi lab in cantiere, due sorgeranno in Cina (a Pechino e ad Hangzhou, la casa madre). Gli altri: Singapore, Mosca, Tel Aviv, Bellevue (Seattle), San Mateo (Silicon Valley).  Lo scopo è di essere i primi nella ricerca in campo tecnologico – creando laboratori che siano “disruptive” e gettino solide “fondamenta” nei settori del futuro, dall’intelligenza artificiale all’informatica quantistica. Alibaba non terrà i risultati per sé: il gruppo – fa sapere – li condividerà con parti terze.

Già investiti 6 miliardi di dollari

Finora gli investimenti del gruppo cinese in ricerca e sviluppo erano stati di circa 6 miliardi di dollari, una cifra molto inferiore a quella spesa dai colossi Internet Usa, che vedono Alphabet investire 13,9 miliardi di dollari e Amazon 16 miliardi di dollari.

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 Jack Ma (Alibaba)

Alibaba non è la sola a espandere gli investimenti nel campo della ricerca. A maggio, Tencent (il gigante che sviluppa la tre maggiori piattaforme di messaggistica- WeChat, QZone e QQ – con le quali detiene il 90% del mercato),  ha annunciato la creazione di AI Research lab a Seattle, affidandola alla guida di un ex informatico di Microsoft, Yu Dong. Anche Didi Chuxing, il servizio di trasporto automobilistico privato più popolare in Cina divenuta famosa inventando e monopolizzando il settore del carsharing/pooling,  ha di recente aperto il proprio centro a Mountain View, in California, per sviluppare la tecnologia della guida autonoma. Stessa cosa ha fatto il gigante Baidu, il primo motore di ricerca cinese,  quando nel 2013 ha creato un AI lab a Silicon vallery.

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 Afp
 Donald Trump, Satya Narayana, Ceo di Microsoft e Jeff Bezos, Ceo di Amazon

Piattaforme di e-commerce molto diverse tra loro

Alibaba ha un modello di business molto diverso da quello di Amazon. Le sue due grandi piattaforme Taobao e Tmall collegano acquirenti e venditori, facendo da intermediarie per i pagamenti e i servizi commerciali. Su Taobao, oltre 7 milioni di produttori offrono 800 milioni di prodotti. Ma non prendono commissioni: pagano Alibaba con la pubblicità che devono generare per far emergere le loro offerte. Tmall invece è la vetrina dei grandi marchi, dove i big dell'e-commerce versano un deposito e pagano commissioni su ogni transizione. Il terzo pilastro del gruppo cinese è Alipay, una piattaforma per i pagamenti online simile a Paypal. Alibaba, con la piattaforma Taobao, domina il 90% del mercato cinese dello shopping online, mentre con la piattaforma Tmall controlla la metaà delle transazioni professionali del business-to-consumer.

In Cina, circa i nove decimi delle transazioni commerciali avvengono su Internet. Di più: oggi il 47% del mercato mondiale dell’e-commerce passa dalla Cina. La stesa crescita dei consumi di lusso passa dall’online. La platea dei consumatori è gigantesca:  nel 2016 le vendite online rappresentavano il 26,2% del totale in Cina: 752 miliardi di dollari, contro i 450 miliardi registrati nel mercato statunitense, e la società eMarketer stima che raggiungeranno quota 1,132 trilioni nel 2017Ogni mese Alibaba può contare su circa 520 milioni di utilizzatori di smartphone (il cui utilizzo ha di recente soppiantato quello dei pc). In un Paese in cui gli utenti internet hanno raggiunto quota 710 milioni, il 92,5% si collega a internet tramite un dispositivo, e oltre 700 milioni  usano Wechat per fare shopping - i conti tornano.  Amazon ha un giro d'affari più grande ma un potenziale di crescita minore, proprio perché ha un accesso limitato al mercato cinese.



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