La Cina innova dal basso. E impone un nuovo modello globale

“Chuàng Yè”  (letteralmente “creare un lavoro”) in cinese è la parola che incarna il fenomeno dirompente dell’imprenditoria cinese, innovazione dal basso

La Cina innova dal basso. E impone un nuovo modello globale

La nuova imprenditoria cinese “è la manifestazione della volontà del Governo espressa attraverso il desiderio delle persone comuni” decanta il premier Li Keqiang, il leitmotiv dal 2015: una chiamata alle armi per quella che è stata definita “Imprenditoria ed Innovazione di Massa” concetto chiave , evoluzione del famoso slogan anni 90 “Arricchirsi è glorioso!” di Deng Xiaoping, entrato a pieno titolo nell’agenda strategica del governo Cinese già dall’ultimo piano quinquennale insieme al China 2025.

Il modello Silicon Valley

Non è un mistero come agli inizi, in fase di transizione dal manifatturiero all’innovazione, il Paese di Mezzo abbia trovato nella Silicon Valley, la quintessenza del mondo imprenditoriale a stelle e strisce, il modello principale da seguire importando in Cina idee e cultura e divenendo allo stesso tempo il secondo punto di riferimento per startup ed imprese americane, e non, in termini di fondi e supporti erogati alla pari con i giganti VC di Sand Hill Road. Per citare qualche numero parliamo di 6 miliardi di dollari di investimenti in startup da parte del triumvirato d’imprese, allo stesso tempo in forte competizione tra di loro, noto come BAT (Baidu-Alibaba-Tencent) nell’ecosistema americano solamente nella prima metà del 2016.

Lo sviluppo di un modello proprio

Quello che in pochi si aspettavano è come la Cina, dopo anni di arte imparata e messa da parte, abbia ormai smesso di inseguire il sogno americano per creare in parallelo un proprio focus d’innovazione e d’imprenditoria, che parte dal basso e dall’ascoltare traducendo le esigenze del proprio mercato e dei propri consumatori in opportunità.

Le app alla cinese

Un rinnovato circolo ad impatto autoreferenziale, quindi, che ha dato vita ad un nuovo vibrante ecosistema ricco di innovazione e tecnologie dirompenti. Per citare qualche esempio famoso e allo stesso tempo recente: WeChat, l’app tuttofare del gruppo Tencent, che nel 2017 segna un record di 850 milioni di utenti su un bacino di 700 milioni di internet users in Cina con servizi di credito sociale che non hanno eguali in Occidente; Zhu Bai Jia, che spodesta in Cina Airbnb per numeri, qualità ed innovazione: nonostante Airbnb sia nata nel 2008, prima del competitor, è stata l’americana a dover ricalcare, in fine, modelli di business cinesi ( che hanno poi dato vita a Airbnb Trips ) per continuare a cavalcare l’onda. 

Didi Chuxing, divenuta famosa inventando e monopolizzando il settore del carsharing/pooling,in un Paese che lo ha proibito ufficialmente fino al 2016 quando è stato “costretto” dalla stessa a legalizzarlo, adesso è l’unico provider in Cina e pensa all’espansione globale: raccogliendo quasi 16 miliardi di dollari dal 2016 a oggi organizza acquisizioni e takeover per mantenere market share ed il conseguente vantaggio su Uber quali investire strategicamente in omonimi business e startup come Lyft (USA), Ola (India) e Grab (Singapore). la Apple, baluardo dell’imprenditoria e dell’innovazione occidentale, ultimamente è chiamata a difendersi dalle accuse per aver copiato tecnologie Made in China durante l’ideazione dell’Iphone 7 ( tecnologie, come gli EarPods, comunque già sviluppate da tempo nel mondo delle telco e produttori di smartphone cinesi).

“Il mito della Cina che copia dagli USA non è più attuale da diversi anni…In molti settori, anzi, è esattamente l’opposto.” afferma agli inizi di quest’anno, in un’intervista al NYT, Gary Shapiro, presidente Consumer Technology Association americana. 

Un Paese che innova

Una Cina che innova, insomma, che si getta con forza alle spalle vecchie definizioni, stereotipi e crescite di PIL vertiginose in favore di nuovi modelli New Normal incentrati sulla crescita e sulla prosperità di una propria cultura d’impresa.

Una Cina ed i suoi imprenditori che oggi siedono al tavolo dei global innovators insieme ad Usa, India e Europa e che in molti casi, e in molti settori del futuro ( la corsa alle self-driving car per esempio, dove Baidu sempre essere quasi al traguardo ), dettano la via da cui si può imparare molto in termini di similarità con la nuova cultura startup italiana e di sinergie che possono nascere tra le eccellenze dei due ecosistemi.

In quest’ottica di impatto positivo, dal 2015 Tech Silu crea nuovi legami tra imprese, innovazione e talenti Italia-Cina: recentemente tramite ISIC2017 ( Italian Scaleup Initiative in China ), seleziona le migliori startup Italiane, presentandole ed inserendole all’interno del mondo imprenditoriale e del mercato cinese, aprendo quindi le porte a concreti sviluppi ed opportunità per i due ecosistemi collegati all’insegna dell’OBOR e lungo la Nuova Via della Seta.