Chi è Ahed 'la bionda', fin da bambina spina nel fianco di Israele  

L'icona della nuova Intifada ha alle spalle una storia di pugni, morsi e ceffoni ai soldati israeliani. E una famiglia militante 

Chi è Ahed 'la bionda', fin da bambina spina nel fianco di Israele  
Foto: Ahikam Seri / AFPTV / Afp 
Ahed Tamimi (Afp) 

Ahed Tamimi è tutto tranne che un'eroina per caso. Nè una resistente improvvisata. La bionda palestinese diventata icona della nuova Intifada è una vecchia (suona strano a dirsi, dato che ha sedici anni) conoscenza delle forze armate israeliane.

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Ahed Tamimi in dieci scatti


  • Abbas Momani/Afp 
    29 dicembre 2017,17:46
    Ahed Tamimi alza la sua bandiera nazionale mentre prende parte a una manifestazione di protesta il 10 giugno 2011, contro l'espropriazione della terra palestinese, nel villaggio di Nabi Saleh, nella Cisgiordania occupata da Israele (Afp) 
  • Abbas Momani/Afp 
    29 dicembre 2017,17:46
    Il 29 giugno 2012, le forze israeliane impediscono ad Ahed Tamimi e ai suoi parenti del villaggio di Nabi Saleh di entrare nelle loro proprietà confiscate dalle autorità israeliane per espandere l'insediamento di Halamish nella Cisgiordania occupata (Afp) 
  • Abbas Momani/Afp 
    29 dicembre 2017,17:46
    Ahed e sua madre, Nariman Tamimi, si preparano il 31 agosto 2012 per una dimostrazione settimanale contro l'occupazione israeliana nel villaggio di Nabi Saleh, vicino a Ramallah, nel West Bank (Afp) 
  • Abbas Momani/Afp 
    29 dicembre 2017,17:46
    Ahed Tamimi fa gesti minacciosi di fronte a un soldato israeliano il 2 novembre 2012, durante una protesta contro la confisca di terra palestinese da parte di Israele nel villaggio di Nabi Saleh vicino a Ramallah, in Cisgiordania (Afp) 
  • Abbas Momani/Afp  
    29 dicembre 2017,17:46
    Ahed Tamimi combatte con altri membri della sua famiglia per liberare un ragazzo palestinese detenuto da un soldato israeliano durante gli scontri tra le forze di sicurezza israeliane e manifestanti palestinesi il 28 agosto 2015, nel villaggio della West Bank di Nabi Saleh vicino a Ramallah (Afp) 
  • Nwar Amro/Afp 
    29 dicembre 2017,17:46
    Libanesi e palestinesi si radunano per una protesta per chiedere la liberazione di Ahed Tamimi al di fuori del CICR (Comitato internazionale della Croce Rossa) nella capitale Beirut il 26 dicembre 2017 (Afp) 
  • Abbas Momani/Afp  
    29 dicembre 2017,17:46
    Ahed Tamimi reagisce di fronte alle forze israeliane durante una manifestazione il 26 maggio 2017, nel villaggio di Nabi Saleh, a nord di Ramallah, nella Cisgiordania occupata da Israele (Afp) 
  • Issam Rimawi / Anadolu Agency 
    29 dicembre 2017,17:46
    La sedicenne palestinese Ahed al-Tamimi, che ha ricevuto il "Premio Hanzala per il coraggio" in Turchia, appare in tribunale dopo essere stata presa in custodia dai soldati israeliani, nella prigione di Ofer Ramallah, West Bank, il 25 dicembre 2017 (Afp) 
  • Issam Rimawi / Anadolu Agency  
    29 dicembre 2017,17:46
    La sedicenne palestinese Ahed al-Tamimi, che ha ricevuto il "Premio Hanzala per il coraggio" in Turchia, appare in tribunale dopo essere stata presa in custodia dai soldati israeliani, nella prigione di Ofer Ramallah, West Bank, il 28 dicembre 2017 (Afp)
  • Mamoun Wazwaz / Anadolu Agency  
    29 dicembre 2017,17:46
    Un uomo palestinese tiene un poster della sedicenne palestinese Ahed al-Tamimi, che è stata presa in custodia dai soldati israeliani urante una protesta contro l'annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, il 27 dicembre 2017 a Betlemme, in Cisgiordania (Afp) 

L'adolescente ha tutte le carte in regola per diventare il nuovo simbolo della resistenza palestinese all'occupazione israeliana. Da quando, il 6 dicembre, il presidente americano Donald Trump ha riconosciuto Gerusalemme capitale d'Israele, Cisgiordania e la Striscia di Gaza sono attraversate da violente proteste, mentre i Paesi arabo-islamici, sostenuti dalla maggioranza della comunità internazionale, portano avanti una battaglia diplomatica contro quella che viene vista come un'iniziativa che mina gli sforzi per la pace. E lei è stata per giorni in prima linea, fino a quando è stata arrestata il 19 dicembre per aver schiaffeggiato, spintonato e preso a calci due soldati israeliani che si trovavano accanto alla casa di famiglia.

I due militari, ai quali la giovane aveva intimato di andarsene, non hanno reagito a quella che sembrava più una provocazione che un tentativo di fare del male. L'incidente però è stato ripreso con il telefonino e rilanciato sulla Rete, acquistando grande popolarità. Pochi giorni dopo l'esercito israeliano ha arrestato la ragazza.

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La famiglia Tamimi non è nuova alle proteste: Bassem, il padre, è un noto esponente di al-Fatah, il partito del presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen, e gioca un ruolo importante nelle proteste a Nabi Salih, villaggio 20 km a nord-ovest di Ramallah.

La figlia Ahed non è nuova alle proteste. L'adolescente già nel 2012 era stata ripresa mentre agitava il pugno contro soldati israeliani, guadagnandosi così un incontro con l'allora premier turco, Recep Tayyip Erdogan. Ancora, nel 2015 era stata fotografata mentre mordeva la mano di un militare nel tentativo di impedire l'arresto del fratello. Il 27 dicembre, un tribunale militare israeliano ha esteso fino al 1 gennaio la custodia della ragazza, insieme alla madre Narimam, anche lei arrestata. 

Intanto il suo account Twitter è stato cancellato. I familiari accusano gli israeliani di aver sollecitato la decisione di Twitter e ne hanno prontamente aperto un altro, #FreeAhedTamimi, 'liberate Ahed Tamimi'.

La cugina fermata con loro dovrebbe invece essere rilasciata domenica se non verranno portate prove contro di lei. Sui social media, i palestinesi celebrano la 16enne per il suo "coraggio", descrivendola come una che "vale mille uomini". "Le donne e ragazze Tamimi non hanno paura dei soldati, né della prigione", ha scritto un attivista su Twitter. Giorni fa è arrivata anche la telefonata di Abu Mazen e in quell'occasione il padre ha assicurato che la figlia è forte e determinata, pronta a sfidare l'occupazione israeliana. 

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La famiglia ha anche fatto sapere che, il giorno dell'incidente, un parente era stato colpito alla testa da un proiettile di gomma. Secondo il padre, la ragazza e' "timida" ma decisa a "respingere l'occupazione" e vorrebbe studiare legge per difendere la famiglia e il villaggio. 

Anche in Israele il video è diventato un caso: alcuni lodano la capacità dei soldati di non reagire e altri li criticano per essersi dimostrati deboli. Michael Oren, ex ambasciatore israeliano negli Usa e attualmente vice ministro, ha accusato la famiglia Tamimi di usare i ragazzi come pedine, spingendoli a provocare i soldati israeliani davanti alle telecamere



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