E' questo l'ultimo smartphone di Huawei con Android?

In realtà è un Honor, ma chi conosce l'azienda spin-off del colosso cinese sa che la tecnologia - a partire dal processore Kirin - è la stessa. Presentata a Londra la serie 20, potrebbe essere l'ultima del gruppo a montare il sistema operativo di Google. Se da qui a 90 giorni non cambierà qualcosa

ultimo smartphone huawei honor
Ugo Barbàra / Agi
Zhao Ming, presidente di Honor

La presentazione della nuova serie Honor non poteva essere più tempestiva – o intempestiva, a seconda del punto di vista. Un evento che si è svolto in una atmosfera surreale, con il management cinese trincerato dietro un silenzio di scuderia dopo il bando imposto a Google (ma anche a Qualcomm, Intel e altri grandi fornitori) su Huawei, di cui Honor è spin-off.

L'unica a parlare è Anya Nikoloska Zelenkov, Risponsabile Marketing e comunicazione Honor Italia, che ha assicurato che "l'intenzione, anche a lungo termine è di continuare a lavorare su Android" e che non c'è alcuna accelerazione nello sviluppo di un sistema operativo proprietario che sostituisca quello di Google.

"Siamo di fronte a un confronto di carattere politico prima che commerciale" ha aggiunto Zelenkov, "qualcosa di più grande di Huawei o Google e che speriamo sia destinato, per quanto ci riguarda, ad avere soluzione a breve. Fra poco più di un mese guarderemo alle nostre spalle e tutto questo ci sembrerà una grande nuvola di fumo". 

Ma allo stato attuale, quello presentato a Londra potrebbe essere l'ultimo del colosso cinese a montare Android, visto che la nuova edizione del Mate è prevista per il prossimo autunno, quando sarà scaduta anche la proroga di 90 giorni concessa dalla Casa Bianca. Il prossimo smartphone top di gamma, quindi, non avrà il nuovo sistema operativo Q, ma, se qualcosa non cambierà nei prossimi tre mesi, un sistema proprietario che Huawei dovrà precipitarsi a sviluppare.  

Ma lo spettacolo – e non poteva essere altrimenti – è andato in scena lo stesso, anche per onorare gli investimenti in ricerca e sviluppo che Honor ha fatto su 20, 20 Lite, e 20 Pro. Honor 20 e 20 Pro sono disponibili a 499 e 599 euro, mentre il 20 LITE è acquistabile a 299 euro.

Due gli elementi su cui si sono concentrati ingegneri e designer: il comparto fotografico e i dettagli della scocca. Il primo per dotare gli Honor di una tecnologia che si avvicina a quella dei fratelli maggiori della serie 30 di Huawei e la seconda per venire incontro a una fetta di pubblico del brand che si fa sempre più definita: le giovani donne.

Le fotocamere

La serie 20 è dotata per la prima volta di una fotocamera a quattro obiettivi. Il grandangolo ha una luminosa apertura da F1.4 e sia quella principale da 48MP che il teleobiettivo offrono la stabilizzazione ottica e l’autofocus laser quando non è possibile evitare che oscilli. Il software utilizza l’intelligenza artificiale per messa a fuoco e luminosità.  La modalità Ais Super Night  sfrutta la tecnologia di stabilizzazione multi-frame, che si basa sull’apprendimento automatico in grado di analizzare i movimenti specifici della fotocamera, selezionando e combinando in modo intelligente svariate inquadrature per ottenere un’immagine più chiara, un rumore ridotto e un grado di conservazione del colore migliore.

In contesti di luminosità scarsa il Kirin 980 si attiva nel momento di apertura  dell’otturatore da parte dell’utente e analizza le informazioni fornite dal sensore giroscopico, da quello di gravità, oltre che dalle preview degli scatti. Tutto avviene in 0.2 secondi.

I parametri di esposizione possono essere verificati automaticamente e adattati alle condizioni attuali. Quando la luce è maggiore e il movimento minimo, ci sarà un tempo di esposizione inferiore e un numero minore di fotogrammi, mentre scenari più bui e mossi risulteranno in una maggiore esposizione e quantità di fotogrammi. Il processo di rilevazione del tempo di esposizione e di illuminazione termina solo quando l’esposizione effettiva raggiunge i valori pre-settati, per garantire che lo scatto finale abbia catturato luce a sufficienza.

Il sistema di elaborazione delle immagini dotato di AI procede in due fasi. Prima di tutto, le foto mosse vengono scartate a seguito di una valutazione del loro grado di nitidezza. Poi, il sistema di selezione delle immagini combina più di dieci fotogrammi dello stesso soggetto in un unico scatto, assicurando un risultato il più possibile a fuoco. Le immagini vengono analizzate pixel per pixel durante il processo di composizione, correggendo le differenze tra un fotogramma e l’altro per garantire il risultato finale. La modalità Ultra Clarity fa lo stesso lavoro con l’intelligenza artificiale, ma con le foto scattate di giorno. E’ possibile salvare le foto sia in formato RAW che come un più standard file JPG. L’apertura da F/1.4 garantisce in media il 60% di luce in più, se paragonata con l’apertura standard F/1.8.

La scocca

La serie  20 continua l’esplorazione sul gioco di luce con un design olografico con effetto dinamico reso possibile dal processo di assemblaggio Triple 3D Mesh in due fasi: la creazione dello strato di profondità e la fusione degli strati di vetro, colore e profondità.

Lo strato di profondità è realizzato utilizzando le nanotecnologie  per incidere milioni di prismi in miniatura che assomigliano a frammenti di diamanti. Rispetto all'incisione laser, la nanotecnologia può raggiungere la stessa uniformità in ogni prisma, contribuendo al miglior effetto di rifrazione. Al termine di questo processo, i progettisti combinano lo strato di profondità con altre due superfici: il primo strato è il corpo in vetro, mentre il secondo strato è rivestito con la tonalità del Phantom Blue e i 20 colori della serie fondendo i tre strati in un ambiente sottovuoto per evitare la formazione di bolle d'aria.

Il viaggio per la presentazione della serie 20 è stato offerto da Honor



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