Trump strappa sui dazi. E non ha alcuna fretta di ricucire

Il presidente degli Stati Uniti alza al 25% le tariffe sulle esportazioni da Pechino poco prima di accogliere il vice premier Liu He a Washington per un nuovo giro di negoziati. "Porteranno molta più ricchezza nel nostro Paese di qualsiasi accordo tradizionale", sostiene il capo della Casa Bianca

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NICHOLAS KAMM / AFP 
Donald Trump 

L'accordo tra Usa e Cina sulla disputa commerciale è ancora lontano e alle 6.00 ora italiana sono scattati i dazi Usa al 25% su 200 miliardi di dollari di prodotti made in China. Le merci erano già sottoposte a tariffe del 10% dal 24 settembre scorso, ma Cina e Stati Uniti avevano concordato una tregua sul loro innalzamento al 25% nel corso dell'incontro tra il presidente Usa, Donald Trump, e il collega Xi Jinping, a margine del vertice del G20 di Buenos Aires, il 1 dicembre scorso.

I colloqui a Washington riprenderanno oggi ma fonti Usa hanno confidato a Bloomberg che i progressi nei negoziati sono finora "minimi" e oggi non si attendono progressi sostanziali. Le fonti dubitano che il capo delegazione cinese, il vice premier Liu He, abbia il potere per imprimere un reale cambio di direzione ai negoziati. I mercati non hanno comunque accusato troppo il colpo: Tokyo ha chiuso in calo dello 0,27%, dopo aver perso oltre il 4% nella settimana appena trascorsa, ma Shanghai ha spiccato un balzo del 3,1%. E, se Wall Street ha aperto in calo, le piazze europee proseguono in territorio positivo. 

Il "profondo rammarico" di Pechino

Pechino ha espresso "profondo rammarico" per l'innalzamento delle tariffe Usa e ha promesso "necessarie contromisure" alla mossa di Washington. La Cina ha auspicato comunque di potere risolvere i problemi "attraverso la cooperazione e la consultazione". Poco prima dell'entrata in vigore delle tariffe al 25%, la Casa Bianca ha annunciato che le trattative riprenderanno. Il rappresentante per il Commercio, Robert Lighthizer, e il segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, incaricati dei negoziati con la Cina, si sono incontrati con Trump, per fare il punto.

Il presidente Usa aveva dichiarato di avere ricevuto un invito alla cooperazione in una "bella lettera" del collega cinese, Xi Jinping. "Lavoriamo assieme, vediamo se si può fare qualcosa", è il senso della missiva, secondo quanto dichiarato da Trump. Il presidente Usa ha ribadito il proprio apprezzamento verso il leader cinese, con cui potrebbe avere anche un colloquio telefonico, definendolo "un buon amico", ma, ha avvertito, "io rappresento gli Usa e lui la Cina, e non permetteremo più che ci si sfrutti". Liu He ha auspicato di arrivare "alla migliore soluzione". "Sono venuto qui sotto pressione per dimostrare la grandissima sincerità della della Cina", ha detto il vice premier ai media americani. "Speriamo di risolve alcune delle differenze in maniera schietta, con fiducia e razionalmente. Penso che ci sia questa speranza". 

"Non c'è fretta, coi dazi ci guadagnamo" 

"I colloqui con la Cina vanno avanti in un modo molto congeniale - non c'è assolutamente nessuna fretta - visto che dazi del 25% sono ora pagati agli Stati Uniti dalla Cina su beni e prodotti per un valore di 250 miliardi di dollari. Questi massicci pagamenti finiscono direttamente al Tesoro degli Stati Uniti..."., ha poi twittato Trump. 

"Abbiamo avviato il processo per imporre ulteriori dazi del 25% su altri 325 miliardi di dollari" di prodotti importati dalla Cina. "Gli Stati Uniti vendono alla Cina beni e prodotti soltanto per circa 100 miliardi di dollari, è uno squilibrio molto grande" scrive ancora Trump. "Con gli oltre 100 miliardi di dollari che incasseremo in dazi, compreremo prodotti agricoli dai nostri grandi agricoltori in quantità maggiore di quanto abbia mai fatto la Cina, e li porteremo ai Paesi poveri e affamati come aiuti umanitari. Nel frattempo, continueremo a negoziare con la Cina, nella speranza che non riproveranno a cambiare gli accordi!". 

"Le tariffe - aggiunge Trump - porteranno molta più ricchezza nel nostro Paese di qualsiasi accordo tradizionale. Inoltre, sono molto più facili e veloci da fare. I nostri agricoltori faranno meglio, più velocemente e le nazioni affamate potranno ora essere aiutate. Eventuali deroghe su alcuni prodotti saranno concesse, o andranno a nuove destinazioni". "Se acquistassimo 15 miliardi di dollari di beni dai nostri agricoltori, molto più di quanto la Cina compri ora, ci resterebbero 85 miliardi di dollari per nuove infrastrutture, per l'assistenza sanitaria o per qualsiasi altra cosa. La Cina rallenterebbe parecchio e noi automaticamente accelereremmo!". 

"Le tariffe - scrive ancora Trump - renderanno il nostro Paese molto più forte, non più debole. Basta sedersi e guardare! Nel frattempo, la Cina non dovrebbe rinegoziare accordi con gli Stati Uniti all'ultimo minuto. Questa non è l'amministrazione Obama, o l'amministrazione di Sleepy Joe (Joe Biden, morto di sonno, ndr), che ha permesso alla Cina di farla franca".



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