La reazione di Pechino alle minacce di Trump sui dazi

Washington ha accusato la Cina di essersi rimangiata i suoi impegni. Senza un accordo, alzerà le tariffe dal 10% al 25%. Ma nessuno vuole abbandonare il tavolo

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Gli Usa confermano la minaccia di innalzare i dazi su 200 miliardi di dollari di beni esportati dalla Cina dal 10% al 25% a partire da venerdì, se non si troverà un accordo, e accusano Pechino di aver tentato una retromarcia rispetto agli impegni presi durante i colloqui per risolvere la disputa commerciale.

Anche martedì le Borse, alla vigilia della ripresa dei negoziati a Washington, tremano: i listini europei, tranne Milano, continuano il trend negativo, così come i futures di Wall Street; quelle asiatiche vedono Tokyo in calo dell'1,51% (anche a causa della chiusura di lunedì), mentre Shanghai e Hong Kong hanno tentato un debole rimbalzo, soprattutto dopo la notizia che il vicepremier cinese, Liu He, parteciperà al negoziato a Washington a partire da giovedì.

La preoccupazione del Fmi (e di Tria)

Intanto, la direttrice del Fmi, Christine Lagarde, non esita a parlare di "minaccia" all'economia mondiale; e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, auspica l'accordo, mettendo l'accento sull'importanza per l'economia italiana: "Per l'Italia, che è un Paese esportatore, il fatto che ci sia un'intesa e che dunque non ci siano effetti negativi sul commercio internazionale, è una questione cruciale". 

Ma gli Usa attaccano e accusano la Cina di volersi rimangiare "gli impegni precedenti": "Nell'ultima settimana abbiamo visto un'erosione degli impegni da parte della Cina. Nella nostra visione è inaccettabile", ha dichiarato il rappresentante Usa per il Commercio, Robert Lighthizer. Un giudizio condiviso anche dal segretario al Tesoro Usa, Steve Mnuchin, considerato il funzionario Usa più incline a un accordo con la Cina. Nel fine settimana, sono emerse "nuove informazioni" che lasciano trapelare l'intenzione di "cambiare l'accordo drammaticamente" in una direzione sgradita a Washington, ha detto Mnuchin, e "l'intero team economico è completamente unito e ha raccomandato al presidente di procedere con le tariffe se non raggiungeremo un accordo entro la fine della settimana". 

Ma nessuno vuol far saltare i colloqui

Né Washington, nè Pechino sembrano comunque intenzionate a far saltare il tavolo dei colloqui. La Cina auspica di lavorare assieme con gli Usa, ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri, Geng Shuang, avvertendo che "i dazi non risolvono il problema". Poco prima, in un segnale recepito positivamente dai mercati, il ministero del Commercio di Pechino aveva confermato che il vice primo ministro, Liu He, sarà a Washington giovedì e venerdi' per riprendere i negoziati con la delegazione Usa (la notizia ha fatto schizzare l'indice Composite della Borsa di Shanghai, che ha chiuso la seduta in rialzo dello 0,69%).

Un invito alla calma è arrivato anche dalla stampa di Pechino: in un editoriale pubblicato sulla sua versione in cinese, il Global Times sottolinea che "anche nel caso in cui saltino i negoziati e Washington aumenti complessivamente le tariffe, questo non significa che la porta per i colloqui sia chiusa". 



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