Chi sono e cosa fanno le 8 startup 'modello' italiane 

Ecommerce, moda, viaggi: ma c'è anche un anti-Google. I modelli secondo il report di Mind the Bridge 

Chi sono e cosa fanno le 8 startup 'modello' italiane 

Il report Scaleup Italy di Mind the Bridge e Startup Europe Partnership, presentato in occasione dello Startup Day di Agi, racconta alcune delle storie di successo delle scaleup italiane. Esempi di aziende che grazie ai soldi raccolti, grazie ai fondi dei venture capital, e in alcuni casi grazie allo Stato, sono riuscite a crescere tanto, e diventare protagoniste del mercato italiano e europeo

Cosa è una scaleup? Il modello Yoox

Si chiamano scaleup le startup che hanno raccolto da uno a 100 milioni di investimento e che abbiano un fatturato nella stessa forchetta. Ma quali sono queste scaleup? Yoox, il colosso dell’ecommerce della moda fondato da Federico Marchetti nel 2000 è il modello: ha raccolto 190milioni dai venture capital e adesso vale, anche dopo la quotazione in borsa, 5,4 miliardi. Ma altre nuove aziende stanno nascendo e hanno caratteristiche di startup in grado di raccogliere capitali, crescere e scalare. 

FacilityLive

È il caso, spiega il report, di FacilityLive, azienda di Pavia, fondata da Giampiero Lotito, un motore di ricerca per aziende che ha raccolto 32 milioni di euro. Nata nel 2010, ha sviluppato un algoritmo che consente di andare oltre la semplice ricerca ‘di testo’ dei motori come Google. Se Google mette al centro delle ricerche la rilevanza statistica, FacilityLive mette al centro la pertinenza delle informazioni. Insomma un po’ come se fosse la macchina a pensare come l’uomo e non il contrario.

MoneyFarm

Moneyfarm, fondata a Milano da Giovanni Daprà e Paolo Galvani, è un servizio di consulenza finanziaria che ha raccolto finora 30 milioni dai principali fondi di investimento italiani, tra cui United Ventures e Principia. Soldi che sono serviti per sviluppare i servizi finanziari offerti ai clienti, oggi da qualunque nazione europea. 

Musement

Musement, fondata a Milano da Alessandro Petazzi, ha raccolto 17,5 milioni: i soldi le hanno permesso di creare un sistema che aiuta i viaggiatori a scegliere cosa fare nei posti che visitano, consentendo prenotazioni di biglietti e tour in un’unica app. Un caso di successo, confermato anche dal fatto che ad ottobre 2017 Musement ha comprato un’azienda rivale olandese, Triposo. 

Mosaicoon

Mosaicoon è probabilmente la più grande startup del Sud Italia: è una piattaforma di video basata sulla collaborazione di diversi autori, creata a Palermo da Ugo Parodi Giusino nel 2010. Ha raccolto 13 milioni grazie ai fondi Ht per il Mezzogiorno, forse il più riuscito esempio di venture capital prodotto dallo Stato in Italia. La sede, vicino l’Isola delle Femmine di Palermo, è un pezzetto di Silicon Valley fatta di open space e giovani creativi che creano campagne di marketing virale per grandi società. 

Cloud4Wi

Cloud4Wi è una società pisana che ha raccolto 12 milioni di euro per creare una soluzione che consente agli esercenti di monetizzare la rete wifi che offrono gratuitamente ai clienti, promuovendo offerte commerciali. Creata nel 2013 da Andrea Calcagno, ha raccolto i primi soldi grazie ad United Ventures, ma il coronamento a scaleup è avvenuto negli Stati Uniti. 

Soundreef

Soundreef è la startup che è diventata per i media il Davide che ha sfidato, e sconfitto, il Golia Siae. Nata nel 2011 a Roma da un’idea di Davide D’Atri, ha ideato un sistema di distribuzione delle royalties degli artisti alternativa: permette agli artisti di sapere sempre, in tempo reale, quante volte è stato usato un loro brano. Ha raccolto 5,2 milioni e oggi ha oltre 11 mila artisti. 

Tannico

Tannico è un ecommerce del vino che ha raccolto 4,3 milioni. Nata a Milano da un’idea di Marco Magnocavallo, è un venditore di vino online che usa i big data e l’intelligenza artificiale per raccomandare ai propri clienti quali vini potrebbero gradire. Il mercato oggi è molto italiano, ma Tannico grazie ai soldi raccolti adesso punta al mercato anglosassone. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it