Uno #StartupDay per un'altra Yoox

Perché Federico Marchetti ce l'ha fatta nonostante la bolla della New Economy e la recessione globale del 2008? Perché l'unico vero unicorno italiano è stato il suo? Perché ha trovato qualcuno che ha creduto in lui a scatola chiusa, dandogli un milione e mezzo di euro per una dozzina di slide (con un errore di ortografia...). Una storia per ripartire

Uno #StartupDay per un'altra Yoox

Nel gennaio del 2000 Federico Marchetti entra per la prima negli uffici di Elserino Piol, nel centro di Milano. Piol, che all’epoca aveva 69 anni, è già una leggenda nel suo campo. Era approdato in Olivetti a 21 anni come programmatore, e ne era stato per certi versi il simbolo sul fronte dell’innovazione per quasi 40 anni.

Fra il 1980 e il 1995 era stato il responsabile di 63 operazioni di investimento negli Stati Uniti, per un totale di 138,7 milioni di dollari. E quando lasciò l’azienda, nel 1996, decise di dedicarsi al venture capital.

Erano gli anni della new economy e Piol contribuì alla nascita e alla crescita di alcune aziende che hanno avuto notevole successo come Tiscali e Venere. Quando Federico Marchetti chiede di incontrarlo Piol è insomma il numero uno nel suo piccolo settore. Marchetti invece è un giovane ambizioso.

Ha 30 anni, è cresciuto  Ravenna, studiato alla Bocconi, specializzato in America dove ha lavorato qualche anno per una banca d’affari, e tornato in Italia si è licenziato dopo tre mesi dal posto sicuro come consulente d’azienda, perché si è messo in testa una idea.

Realizzare la prima piattaforma globale per acquistare la moda sul web. Scrive un business plan semplice e chiaro (e con un errore di ortografia nella prima pagina) tutto puntato sulla esperienza che il cliente avrebbe avuto online. La prima volta lo riceve un collaboratore di Piol.

Qualche giorno dopo tocca a Elserino. Che dice subito sì. “Fu facile” dirà anni dopo, “l’idea era buona e ho investito su Marchetti che era in gamba”. E affida al giovane Marchetti tre miliardi di lire per il 33 per cento della nascente Yoox. Yoox come società nasce dal notaio qualche settimana dopo, il 21 marzo, ma evidentemente la piattaforma era già pronta, e anche il magazzino alle porte di Bologna, perché il sito va online tre mesi dopo, il 21 giugno del 2000 e lo stesso giorno si registra la prima transazione: qualcuno compra un vestito, dall’Olanda, perché Yoox parte subito con l’idea di essere globale.

Questo è stato l’inizio. La fine è nota. Il 21 gennaio del 2018 il gruppo svizzero Richemont ha proposto di comprare il 100 per cento della società (che nel frattempo si era fusa con Net-a-Porter) per una valutazione di 5,4 miliardi di euro. Yoox è un caso unico in Italia. Perché? Per il talento di Marchetti indubbiamente che ha avuto la capacità di attraversare indenne la fine della New Economy (arrivata praticamente in concomitanza con la nascita di Yoox) e la recessione globale del 2008.

Ma quello che rende la storia di Marchetti un unicum secondo me è l’investimento iniziale: un milione e mezzo di euro per partire, non c’era neanche la srl, non c’era niente. Solo un business plan di una dozzina di slide. A Elserino Piol bastò. A quale altro ragazzo oggi può venire offerta una opportunità del genere?

Oggi che abbiamo oltre ottomila startup nel registro del MISE, il modello si fonda sul fatto di aver reso più semplici gli adempimenti normativi e fiscali, e quasi automatico il ricevere 20/25 mila euro per partire. E’ super facile partire e galleggiare; e basta, perché così crescere davvero è quasi impossibile. Un’altra Yoox così è impossibile. Ripartiamo da qui.

(la storia di Marchetti con alcuni link utili la trovate qui)



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