Il reddito di cittadinanza è partito con il freno a mano tirato

Doveva coinvolgere cinque milioni di italiani, per il momento sono solo la metà. Lombardia e Piemonte spiccano per le domande presentate

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(Agf)
Luigi Di Maio

Il reddito di cittadinanza compie un mese e le domande fino ad ora arrivate corrispondono a circa la metà della platea dei potenziali beneficiari.

Secondo i dati diffusi dal ministero del Lavoro, dal 6 al 30 marzo le richieste hanno superato quota 850.000: se si tiene conto dei vari componenti dei nuclei familiari, a essere interessate sono complessivamente 2 milioni e mezzo di persone.

Un numero consistente ma ancora lontano dai cinque milioni indicati come obiettivo dal vicepremier, Luigi Di Maio, e dall’1,3 milioni di famiglie previste dalla relazione tecnica al decreto.

I Caf hanno ricevuto circa mezzo milione di domande a cui si aggiungono 100.000 appuntamenti fissati per il mese di aprile; 223.000 domande sono state fatte agli uffici postali e 30.521 online. Così le domande effettivamente pervenute all’Inps risultano poco inferiori a 674.000.

Sopravvalutazione?

Nel primo giorno di presentazione delle domande, file agli sportelli delle Poste o dei Caf non ce ne sono state e per tutti i giorni seguenti il flusso è stato gestito in modo ordinato.

Merito della “capillare rete organizzativa” messa in campo (come sostiene il ministero del Lavoro) e dell’”ultra ventennale esperienza nell’assistenza agli utenti” degli operatori (come afferma la Consulta nazionale dei Caf)? Oppure risultato di una sopravvalutazione da parte dell’esecutivo?

Di Maio si è detto convinto che “la percentuale di adesioni sicuramente crescerà ancora”.

Un freno all’affluenza potrebbe essere derivato dall’incertezza legata alla conversione in legge del decreto.

Mentre in tv veniva trasmessa la campagna informativa e i cittadini verificavano requisiti e predisponevano l’Isee, il Parlamento modificava le condizioni di accesso: i nuovi parametri per alcune tipologie di persone (i ‘paletti’ per i finti divorziati e i genitori single; la stretta per gli stranieri possessori di immobili, la compatibilità dell'indennità per il lavoro parasubordinato Dis-Coll) e la previsione di risorse aggiuntive a favore delle famiglie con disabili.

Cambiamenti in corso che potrebbero spiegare il numero di domande presentate da stranieri (il 9%) ma non fornire elementi di spiegazione per altri rilievi emersi dalle analisi compiute finora, come la prevalenza di donna (53%), il ridotto numero di under 30 (8%) pronti a “lasciare il divano” ed entrare in un percorso che promette sbocchi lavorativi.

Sorprese

Qualche sorpresa ha riservato la diffusione regionale: ai primi posti non solo il Sud ma Lombardia (36.538 domande) e Piemonte (24.115), insieme a Campania (32.513), Sicilia (26.692), Lazio (23.832), con una forte percentuale a Milano e a Torino.

Segno che anche nelle regioni ricche vi sono sacche di disagio e povertà.

Proprio partendo da questa consapevolezza, il vicepremier Luigi Di Maio difende la misura dagli attacchi, come quelli avanzati dall’Ocse, secondo cui il Rdc avrà scarsi effetti sulla crescita, rischia di incoraggiare il lavoro nero e di creare trappole della povertà.

Secondo il ministro al Lavoro e allo Sviluppo economico, il Reddito risponde a “una necessità reale” dei cittadini, all’esigenza di riscatto avvertita da quanti vivono in povertà e senza un’occupazione.

 “Ci aspettavamo un’affluenza maggiore”, ammette intanto Massimo Bagnoli, coordinatore della Consulta nazionale dei Caf.

I Caf ritengono che la percentuale di domande che l’Inps non accoglierà sarà ridotta, ma comunque il numero finale di beneficiari sarà inferiore alle aspettative.

Nonostante sia passato solo un mese, Bagnoli non crede che il trend aumenti considerevolmente: “Se una persona ha dei problemi economici va a cercare subito una soluzione”.

Ciò non toglie che “molti cittadini, soprattutto stranieri, abbiano ancora bisogno di ricevere informazioni” e quindi la presentazione delle domande proseguirà nel corso dell’anno.

“Il Centro Sud si è subito attivato, al Centro Nord vi è ancora adesso una forte richiesta di informazioni”: Dino Giornetti, del Caf Cisl, ritiene che “l’attività per il reddito di cittadinanza non è finita il primo mese”.

Dopo una breve sospensione nell’invio delle domande per la conversione in legge del decreto, il lavoro è ripreso con la pubblicazione da parte dell’Inps dei nuovi modelli che recepiscono gli emendamenti, on line dal 3 aprile; ancora attesa la circolare sugli stranieri.

“I Caf stanno trasmettendo le domande e correggendo le pratiche scartate” per degli errori formali; poi la vera analisi dei requisiti economici spetterà all’Inps.

“I Caf non hanno riscontrato problemi finora – spiega Giornetti – perché le domande richiedevano autocertificazioni su residenza e possesso dei beni durevoli; sull’Isee il nostro lavoro è ben rodato”.

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Agf
Reddito di cittadinanza

Giovannini: c’è poco da meravigliarsi. L’importante è vedere il numero dei no

Il numero di domande sul reddito di cittadinanza inferiore alle attese "è un elemento storico e non è una sorpresa". Lo dice all'Agi, l'ex ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, aggiungendo che ora la cosa interessante sarà sapere "il tasso di rifiuto", cioè quante domande saranno effettivamente accolte e capire "a quante persone lo Stato e le Regioni saranno in grado di fornire i servizi previsti".

La povertà, argomenta Giovannini, "non è solo mancanza di reddito, quindi se i servizi di accompagnamento funzioneranno questo provvedimento farà fare un salto importante nel sistema di welfare italiano, se invece è solo un reddito non è che abbiamo fatto chissà quale trasformazione. Bisogna sapere che generare provvedimenti che vanno a incentivare i consumi ha un moltiplicatore inferiore a quelli che invece stimolano gli investimenti".    

Effettivamente quello che conta è valutare la ‘qualità della domanda’. Guglielmo Loy, presidente del Civ dell’Inps spiega all’Agi che per dare un giudizio sulla misura bandiera del M5s bisognerà vedere il numero di domande respinte, ma soprattutto la composizione del nucleo familiare del beneficiario.

Nel caso del Rei, le richieste respinte sono state quasi la metà: al 30 settembre scorso, su 787.982 domande, ne risultavano accolte 375.799 e 354.553 rifiutate (7.604 in istruttoria e 1.269 revocate).

La Uil: dare lavoro, non un sostegno

II segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, è critico. “Bisogna capire perché non ha funzionato”, avverte parlando con l’Agi, “continuo a pensare che c’è troppo lavoro nero e troppa evasione fiscale”.

“I paletti per avere il Rdc hanno scoraggiato una parte di quelli che erano considerati i potenziali beneficiari”, prosegue, “Il problema è che bisogna dare lavoro piuttosto che un sostegno, e questo si fa con gli investimenti pubblici e privati”.

“Il governo – è la conclusione del leader sindacale – dovrebbe utilizzare le risorse residuali dell’impegno di spesa per il Rdc per creare lavoro e così far diminuire veramente la povertà”.

 

 



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