Da Bonomi ai Legionari, chi sono gli italiani nei Paradise Papers

Lo rivelano L'Espresso nel numero oggi in edicola e la puntata odierna di Report

Da Bonomi ai Legionari, chi sono gli italiani nei Paradise Papers

Da Andrea Bonomi, il finanziere che aveva sfidato Urbano Cairo nella partita per conquistare il Corriere, ai Legionari di CristoL'Espresso, una delle testate che compongono il consorzio di giornalisti investigativi che ha esaminato l'enorme dossier, nel numero in edicola oggi rivela i nomi degli italiani presenti nei Paradise Papers, le carte che, dopo i Panama Papers, hanno inchiodato centinaia di politici e imprenditori, reali e uomini di spettacolo (dalla regina Elisabetta a Bono Vox), che hanno messo al riparo le loro ricchezze nei paradisi fiscali per nasconderle al fisco dei loro Paesi. Al centro lo studio legale Appleby, al quale hacker hanno strappato 13,4 milioni di file con le generalità di migliaia di clienti, tra i quali centinaia di nostri connazionali. Alcuni dei quali - leggiamo sul Corriere - azionisti di società quotate come Prysmian e Buzzi Unicem che hanno utilizzato le Cayman o le Bermuda per non dover pagare tasse sui loro dividendi. E spunta pure il nome di Silvio Berlusconi, che avrebbe fatto ricorso ad Appleby dopo aver acquistato nel 1999 uno yacht di 48 metri da Rupert Murdoch. Temi che verranno inoltre approfonditi da Report, anch'essa parte del consorzio, nella puntata in onda oggi alle 15:30

I capitoli dell'inchiesta

"Centinaia di milioni di dollari. Una rete di società al sicuro dal fisco: le casseforti nascoste di una congregazione potentissima, è il caso dei Legionari, la prima della storie raccontare dall'Espresso", anticipa Repubblica, "ancora più complessa e allo stesso tempo difficile da tradurre la storia della famiglia Crociani. In questo secondo capitolo l'Espresso va a fondo sul caso Vitrociset: una società fondamentale per la stessa sicurezza dell'Italia. Un'azienda che opera con i dati sensibili della Difesa dovrebbe offrire la massima trasparenza, invece è tutto anonimo. Si arriva a stimare quasi un miliardo di dollari occultati in isola esotiche". Gli altri due capitoli dell'inchiesta riguardano la famiglia Rovelli, proprietaria di "un patrimonio illegale cercato per decenni dalla magistratura italiana" e l'impero economico dei Bonomi, che va "dalla chimica alle moto, dall'acciaio alle scommesse". Il tutto "controllato da casseforti anonime". 

La rete di Investindustrial

"Tre trust domiciliati nell'isola di Jersey controllano la holding lussemburghese Investindustrial Sa, il fondo che ha gestito alcune delle più importanti operazioni di acquisizioni, riassetto e ricollocamento societari degli ultimi anni in Italia. Dalla Ducati a Permasteelisa, da B&B Italia al colosso del gioco d'azzardo legale Snaitech", sottolinea Il Sole 24 Ore, "ciò che si sapeva finora è che Investindustrial era una società lussemburghese controllata, appunto, da Andrea Bonomi. Ma le carte dei Paradise Papers aggiungono un ulteriore tassello a questa storia. Si scopre, infatti, che al livello superiore di Investindustrial Sa ci sono tre società operative, la Grovesnor Street Holdings Sa, la De Combinatae NV, e la Zafrikidis Oil & Ship Ltd. E che andando ancora più su lungo la catena di controllo, le tre società sono state conferite all'interno di tre trust registrati nell'isola del Canale della Manica. A Jersey appunto. I trust si chiamano The George Trust, The Budda Trust e The 1987 Settlement Trust. Operazioni e schemi societari perfettamente legali e senza ombra di irregolarità".



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