Come si è arrivati alle dimissioni del presidente della Consob

Mario Nava ha lasciato la guida dell'autorità che vigilia sulla Borsa dopo un acceso scontro con il governo che lo accusava di essere anche dipendente di Bruxelles. Il retroscena del Corriere

Come si è arrivati alle dimissioni del presidente della Consob

Dopo gli attacchi della Lega e del Movimento 5 stelle il presidente della Consob, Mario Nava, ha presentato le dimissioni e il collegio della commissione, riunitosi d'urgenza, le ha accettate. I due partiti ieri sono tornati a chiedere un passo indietro del presidente della Consob ritenendo il suo legame con la Commissione Europea, regolato dall'istituto del 'distacco', "incompatibile".

Ma Nava si è difeso e sottolinea che si tratta solo di una questione politica e il non gradimento politico limita l'azione della Consob.

"La questione legale della mia posizione amministrativa è stata decisa e validata da ben quattro istituzioni, Commissione europea, Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica e Corte dei Conti, e non necessita miei commenti ulteriori. La questione è quindi solo politica"

Questo quanto detto da Nava in una nota. Poi ha rincarato la dose: "La richiesta di dimissioni per 'sensibilità istituzionale' da parte dei quattro capigruppo di Camera e Senato dei due partiti di maggioranza sono un segnale chiaro e inequivocabile di totale non gradimento politico. Il non gradimento politico limita l'azione della Consob in quanto la isola e non permette il raggiungimento degli obiettivi sopra ricordati. Responsabilmente quindi, senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l'interesse più alto dell'Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni da Presidente della Consob".

"Sono certo - ha concluso - che il mio sacrificio personale rasserenerà gli animi, dimostrerà quanto tengo personalmente all'indipendenza di questa Autorità al di là dei miei interessi personali, e permetterà al Governo di indicare un Presidente con caratteristiche ad esso più congeniali".

"Ringrazio il Dott. Nava per la sensibilità dimostrata con le sue dimissioni. Non si può dirigere un'autorità indipendente mentre si è dipendenti di Bruxelles", ha commentato subito su Twitter Claudio Borghi, portavoce economico della Lega. "Apprendiamo con soddisfazione la decisione di Mario Nava di rassegnare le dimissioni da Presidente della Consob. Un atto dovuto, conseguente al contributo informativo e alla pressione che, senza mai fermarci, abbiamo realizzato in questi mesi. Questo lavoro di pulizia permetterà di garantire ai risparmiatori un efficace ed imparziale controllo del sistema finanziario nazionale. La nostra vittoria è dedicata a loro", hanno fatto eco i deputati M5s della Commissione Finanze della Camera. Rammarico è invece stato espresso dalla Consob:

"La Commissione, preso atto della irrevocabilità della decisione, ha accettato le dimissioni di Nava con decorrenza da oggi e ne ha dato comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri. La Commissione esprime rammarico per la decisione del Presidente Nava e gratitudine e apprezzamento per il lavoro sin qui svolto", si legge in una nota diffusa in serata.

Matteo Renzi su Twitter ha attaccato l'esecutivo: "Aver costretto alle dimissioni il Presidente della Consob Mario Nava, noto a tutti per la sua autorevolezza e indipendenza, farà un danno enorme alla credibilità dell'Italia non solo sui mercati. Il tempo sarà galantuomo ma questo è un governo di cialtroni". 

La "solitudine del tecnico"

"Probabilmente Mario Nava, nel presentare ieri le dimissioni da presidente della Consob, ha provato la solitudine del tecnico, nel nostro Paese una ricorrenza piuttosto che un’eccezione", osserva il Corriere, "un paradosso perché in poco tempo (il passaggio da un governo a quello successivo) le qualità e le caratteristiche che gli sono state riconosciute alla nomina, 23 anni di lavoro a Bruxelles con incarichi che gli hanno consentito la costruzione di un curriculum di conoscitore esperto delle istituzioni finanziarie della Ue, si sono rovesciate sotto la forza delle pressioni politiche trasformandosi in un handicap". 

"Qualche settimana prima Nava aveva raccomandato «particolare cautela» a chi svolge incarichi pubblici o ha ruoli politici nelle «comunicazioni e dichiarazioni privilegiando, ove possibile, una tempistica che minimizzi l’impatto sul regolare andamento delle negoziazioni, tendenzialmente a mercati chiusi». Un richiamo, in quel caso sollecitato da una bufera su Mps scatenata in Borsa anche da alcune affermazioni provenienti da esponenti politici, reiterato più di recente quando, dopo il crollo del ponte a Genova, si è fatto riferimento subito a un possibile ritiro-revisione delle concessioni", prosegue il quotidiano, "ora Nava, il cui ultimo incarico prima della nomina era stata la direzione generale mercato interno e servizi della Commissione europea, lascia. E forse sulla sua decisione non poco ha influito quella «solitudine del tecnico» che anche questa volta ha significato la necessità di farsi da parte". 



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