Elon Musk dorme troppo poco. E i suoi problemi partono anche da qui

Gli incauti exploit collezionati nelle ultime settimane dal patron di Tesla appaiono legati ai ritmi di vita massacranti che si è imposto: 17 ore di lavoro al giorno, 7 giorni su 7. "E il peggio deve ancora venire", dice lui

musk non dorme tesla

Stritolati dagli impegni, incastrati tra le scadenze e sommersi dalle responsabilità, spesso togliamo ore al sonno. Ripetiamo che “ci riposeremo da morti”, una sorta di mantra a cui affidiamo l’immodificabile routine delle nostre giornate. Eppure dormire meno del dovuto non rischia soltanto di compromettere la qualità del lavoro, ma addirittura di accorciare la vita.

Il monito era stato lanciato lo scorso ottobre da Matthew Walker, direttore del Centro sul sonno dell’uomo all’Università di Berkeley in California, in una puntata del podcast radiofonico di Npr. “La mancanza di sonno, cioè l’abitudine a dormire meno di sei ore a notte, può avere gravi conseguenze: dai problemi di concentrazione e di memoria a quelli al sistema immunitario, fino a ridurre la durata della vita”. Oggi le sue parole tornano di attualità, dopo che il fondatore di Tesla, Elon Musk, ha raccontato al New York Times le sue abitudini di vita e i suoi problemi a dormire.

La “tortura” dei mercati e il lavoro che non finisce mai

È multimiliardario con un conto da circa 20 miliardi di dollari, eppure continua a lavorare a ritmi inumani. Centoventi ore a settimana, cioè 17 ogni giorno - dal lunedì alla domenica – e dorme quasi esclusivamente con l’aiuto di farmaci. “Spesso la scelta è tra non dormire o prendere dell’Ambien”, un ipnotico che combatte l’insonnia, ha spiegato Musk. E che ha effetti collaterali non trascurabili: senso di spossatezza, difficoltà di concentrazione, perdita di coordinazione: tutte cose che hanno un impatto negativo sulla qualità del lavoro. E della vita privata, a giudicare dalla bizzarra controversia con la sua compagna e la rapper Azealia Banks, che ha portato Musk a chiudere il suo profilo Instagram.

L'imprenditore ha trascorso tutte e ventiquattro le ore del giorno del suo compleanno in ufficio, e per arrivare in tempo al matrimonio di suo fratello ha preso in volata un aereo come se fosse un impiegato costretto a timbrare il cartellino. Non sta bene, lo ammette anche lui: “Il peggio, da un punto di vista personale, deve ancora venire”, il suo drammatico presagio.

Che gli succede? Se lo chiedono in molti. Di certo c’è che gli ultimi mesi di Tesla, l’azienda di auto elettriche che tre anni fa era stata giudicata da Forbes come la più innovativa al mondo, sono stati piuttosto turbolenti. Gli affari non vanno male, ma non tutto è andato liscio come sperato. Colpa soprattutto degli short-sellers, Secondo Musk: una delle ragioni principali del periodo di stress attraversato dal ceo, a suo stesso dire, sarebbe l’intensa attenzione su Tesla degli investitori che operano nei mercati finanziari con la cosiddetta vendita allo scoperto.

Spieghiamo meglio: fanno vendita allo scoperto – o short selling - gli operatori che decidono di scommettere sulla svalutazione di un titolo quotato in Borsa. Anche se può sembrare contro intuitivo, un’operazione simile può essere molto redditizia: chi opera in questo modo vende le azioni a una cifra alta e confida che al momento di riacquistarle costino meno, ottenendo così un guadagno netto. Venerdì 17 agosto, tanto per fare un esempio, una scommessa di questo tipo proprio contro Tesla ha fatto fruttare un miliardo di dollari agli investitori.

Gli scivoloni di Musk, che forse avrà un vice

“Alcuni mesi di estrema tortura”, così Musk ha definito l’ultimo periodo durante il quale i venditori allo scoperto hanno messo nel mirino la sua azienda.

Ma i guai non arrivano soltanto dai mercati: alcune delle sue ultime mosse sono state piuttosto avventate. Come quella volta che ha dato del pedofilo a un soccorritore che si trovava in Thailandia per salvare i ragazzini della squadra di calcio dalla grotta in cui erano rimasti intrappolati, o peggio ancora quando ha annunciato via Twitter di voler ricomprare le azioni di Tesla togliendo cioè il titolo dai listini della Borsa. Un vero e proprio terremoto che non è piaciuto a Wall Street e nemmeno alla Us Securities and Exchange Commission (SEC), l’ente che vigila sulla Borsa, che lo ha messo nel mirino per capire se i suoi tweet siano legali oppure no, imputandogli di aver reso nota un’informazione delicata senza le dovute precauzioni.

Il momento-no di Musk si ripercuote anche sulla vita familiare. Lui stesso ha ammesso di faticare a riuscire a vedere gli amici e i suoi figli. In vista, scrive il Nyt, potrebbe allora esserci un piccolo ma significativo cambio ai vertici di Tesla: l’arrivo di un numero 2 in società in grado di alleggerire il carico di responsabilità in capo a Musk. Lui dice di non saperne niente, ma anche di essere disponibile a cedere immediatamente il suo posto “a chi sia in grado di farlo meglio”. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.