Perché i fondatori di Instagram hanno detto addio a Mark Zuckerberg

Lo hanno fatto con poche frasi, nelle quali però c'è (e soprattutto manca) qualcosa che racconta la rottura con “il capo”. Negli ultimi mesi non erano mancati indizi di un rapporto sempre più logoro. Ma le dimissioni sorprendono per tempi e modi

Perché i fondatori di Instagram hanno detto addio a Mark Zuckerberg
 Afp
 Kevin Systrom e Mike Krieger

Mark Zuckerberg ha fatto un'altra vittima. Anzi, questa volta sono due in un colpo solo. I fondatori di Instagram Kevin Systrom e Mike Krieger hanno detto addio a Facebook. Lo hanno fatto con poche frasi, nelle quali però c'è (e soprattutto manca) qualcosa che racconta la rottura con “il capo”. Negli ultimi mesi non erano mancati indizi di un rapporto sempre più logoro. Ma le dimissioni sorprendono per tempi e modi.

Cos'hanno detto i fondatori

“Mike e io – scrive Kevin Systrom - siamo grati per gli ultimi otto anni di Instagram e per i sei trascorsi con il team di Facebook. Siamo cresciuti da 13 persone a più di mille, con uffici in tutto il mondo. Abbiamo costruito prodotti usati e amati da una comunità di oltre un miliardo di utenti. Adesso siamo pronti ad iniziare un nuovo capitolo”. “Stiamo pensando di prenderci un po' di tempo libero per stimolare la nostra curiosità e la nostra creatività. Costruire cose nuove richiede di fare un passo indietro, capire cosa ci ispira e abbinarlo a ciò di cui il mondo ha bisogno. Questo è ciò che intendiamo fare”. “Rimaniamo entusiasti per il futuro di Instagram e Facebook nei prossimi anni, mentre passeremo da leader a due utenti su un miliardo. Non vediamo l'ora di vedere cosa faranno queste aziende innovative e straordinarie”.


Una rottura improvvisa?

Le dichiarazioni di addio hanno formule istituzionali, che poco dicono sui motivi della scelta. Tuttavia, non mancano in queste poche righe alcuni indizi. Innanzitutto sui tempi e i modi. È un'anomalia che entrambi i co-fondatori salutino nelle stesso momento. Segno di un disaccordo profondo con i vertici di Facebook, non solo a livello personale ma legato al prodotto. Il grande precedente era stato diverso: i due fondatori di Whatsapp si sono dimessi a qualche mese di distanza l'uno dall'altro. Nonostante le probabili tensioni, sembra poi che la decisione di Krieger e Systrom sia stata piuttosto improvvisa. Il ceo aveva infatti confermato la propria presenza a due conferenze di The Information (il 18 ottobre) e del Wsj (il 13 novembre).


Nessun grazie a Zuckerberg

Tra le righe c'è un complimento a Facebook (“azienda innovativa e straordinaria”). Ma mancano i nomi. Non vengono citati né Mark Zuckerberg né il suo braccio destro Sheryl Sandberg. Sarebbe stata buona norma istituzionale indicare perlomeno il ceo. Il messaggio contiene la volontà di “costruire cose nuove”. Proposito inusuale. Spesso i manager uscenti si fermano a un vago “ricaricare le batterie”, senza andare oltre. Cioè alla creazione di un nuovo prodotto, potenzialmente concorrente. Si parla poi di fare “un passo indietro” per riscoprire “curiosità e creatività”. Vuol dire che in Facebook non avevano più la libertà di farlo? Di sicuro i movimenti degli ultimi mesi raccontano una volontà di maggior controllo da parte di Mark Zuckerberg.

Mark l'accentratore

Uno dei motivi dello scontro tra i fondatori di Instagram e Zuckerberg sarebbe stata la volontà di una maggiore integrazione. In un momento di difficoltà, il social-capogruppo vorrebbe pescare dal successo di Instagram. Che cresce di più, ha un pubblico più giovane ed è riuscito a passare indenne dalla bufera Cambridge Analytica. La volontà di Zuckerberg si legge nelle funzioni testate e lanciate ultimamente e nella riorganizzazione dei vertici. Ci sarebbe allo studio un'app legata a Instagram dedicata all'e-commerce e l'arrivo di un tasto “repost” (simile al “condividi” di Facebook).

Il primo è un modo per monetizzare; il secondo esporrebbe il social delle foto a una maggiore diffusione di fake news. Nella conferenza successiva all'ultima trimestrale, Zuckerberg aveva indicato alcuni dati. Erano parsi dettagli, che però oggi acquisiscono un altro peso. Con un incremento degli utenti fiacco, il fondatore aveva inaugurato una nuova nuova metrica: il numero degli utenti che utilizzano almeno un'app del gruppo (Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger): 2,5 miliardi di persone. Più che un dato, un messaggio sulla volontà di maggiore integrazione. Se Facebook è in difficoltà, Instagram deve correre in aiuto.

Sempre dopo l'ultima trimestrale, Zuckerberg aveva poi sottolineato un elemento che era parso gratuito, oltre che difficile da provare: “Crediamo che Instagram sia stato in grado di crescere all'interno di Facebook più del doppio di quanto avrebbe fatto da solo”. Dopo le dimissioni di Systrom e Krieger, sembra più una stoccata ai fondatori che un'indicazione per gli analisti.

La governance come una partita a scacchi

Guardando alla governance, il 2018 è stato un anno di profondi cambiamenti. Zuckerberg ha chiamato nella capogruppo Marne Levine, ex coo di Instagram e oggi capo globale di Facebook per lo sviluppo del business. La direttrice delle “politiche pubbliche” di Instagram, Nicole Jackson Colaco, ha salutato la compagnia. Ma la mossa più significativa è arrivata a maggio. Kevin Weil (vicepresidente di Instagram con delega allo sviluppo del prodotto) è stato trasferito alla guida di un team interno dedicato alla blockchain.

Perché i fondatori di Instagram hanno detto addio a Mark Zuckerberg
 Mark Zuckerberg  (Afp)

Al suo posto è arrivato Adam Mosseri. Mosseri non è un manager qualsiasi: è molto vicino a Zuckerberg ed è stato l'uomo che ha scolpito il NewsFeed (cioè la sezione in cui vediamo scorrere i post secondo una gerarchia definita da un algoritmo). Lo spostamento di Mosseri era stato visto non solo come un modo per migliorare il feed di Insagram (preso di mira da alcuni utenti) ma anche come un modo per aumentare il controllo diretto sulla piattaforma. Si tratta di speculazioni, certo. Che però troverebbero conferma se Mosseri dovesse essere promosso a ceo.

Da Whatsapp a Oculus: gli altri addii

Con il saluto di Kevin Systrom e Mike Krieger, si allunga la lista dei fondatori di controllate che hanno lasciato Facebook. I padri di WhatsApp hanno lasciato uno per volta. Prima Brian Acton prima, poi Jan Koum. A quanto pare sarebbero stati contrari alla spinta di Zuckerberg per monetizzare la piattaforma. E soprattutto all'uso disinvolto dei dati degli utenti. A marzo, Acton, già fuori dalla compagnia, rilanciava su Twitter la campagna #deletefacebook. Pochi giorni dopo, il 30 aprile, sarebbero arrivate le dimissioni di Koum. Prima incoronato, poi emarginato e infine escluso da Facebook: è stato il destino di Palmer Luckey, il fondatore di Oculus.

Sarebbe dovuto essere, anche per la sua bizzarria che lo aveva reso idolo social, l'astro nascente di Menlo Park. Invece prima inciampa nel finanziamento di una società che produce contenuti social per dileggiare Hillary Clinton nella corsa presidenziale. Poi costringe Facebook ad andare in tribunale per difendere Oculus da un presunto furto di brevetti. Risultato: quando c'è da scegliere il vicepresidente di Facebook con delega alla realtà virtuale, Zuckerberg preferisce pescare un esterno. Da Xiaomi arriva Hugo Barra. Pochi mesi dopo, nell'aprile 2017, Luckey saluta.  



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