Perché Di Maio ha bocciato la nuova proposta di Arcelor Mittal sull'Ilva

L'azienda: "Abbiamo fatto il massimo sforzo". Il ministro: "Non regaliamo al primo che passa"

ilva arcelor mittal di maio 
 Mario Romano / AGF
 Luigi Di Maio

Prosegue il braccio di ferro sulla vicenda Ilva. I nodi da sbrogliare per il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, restano ancora tanti: dal braccio di ferro con l'azienda e con chi la vicenda Ilva l'ha seguita prima di lui, alla legittimità della gara. Il tutto cercando di mantenere un equilibrio tra gli interessi strategici per il Paese, l'aspetto occupazionale e la salute dei cittadini di Taranto. La strategia messa in campo dall'inquilino di via Veneto è "un cambio di metodo", spiega lo stesso Di Maio, riferendosi al tavolo svoltosi questa mattina al Mise al quale hanno partecipato azienda, sindacati e tutti gli stakeholder. In tutto circa 60 sigle.

ArcelorMittal: "Abbiamo fatto il massimo sforzo"

Al primo posto, come ha più volte sottolineato, ci sono sempre la legalità e la salute pubblica. E proprio per tutelare l'ambiente il ministro aveva chiesto ad ArcelorMittal​ alcune controproposte migliorative che sono arrivate oggi. L'impegno a ridurre del 15% le emissioni di anidride carbonica per tonnellata di acciaio liquido prodotto (abbattendo rispettivamente del 30% e del 50% le polveri e le diossine derivanti dall'impianto sinterizzazione), la rassicurazione da parte della multinazionale che a Taranto, dal 2020 in poi, non ci saranno più wind days, l'apertura alle tecnologie low carbon e l'anticipazione della fine dei lavori per la copertura dei parchi delle materie prime però sono ancora "non soddisfacenti" per Di Maio. Una bocciatura che ArcelorMittal non vuole incassare: abbiamo fatto "il massimo sforzo", fa sapere il gruppo siderurgico.

ll secondo fronte è quello della legittimità della gara. Sul punto il ministro è deciso: pronto a portare "tutte le carre in Procura" se la gara non risulterà regolare. Il terzo è quello dei tempi. La proroga per la cessione dell'Ilva ad ArcelorMittal è fissata per il 15 settembre, ma Di Maio non vuole fretta: "Non aderisco a quella idea politica per cui bisogna fare di tutto per liberarsene. Perché siccome bisogna liberarsene la regaliamo al primo acquirente che passa senza fregarcene del destino dei lavoratori, dell'azienda e dei cittadini di Taranto, dell'intera Puglia", tuona.

E prosegue la polemica con Calenda

Non si fa attendere la risposta del suo predecessore, Carlo Calenda: "Strano concetto di 'regalo e di primo che passa'. Il primo gruppo industriale dell'acciaio che paga 1,8 miliardi di prezzo e fa 2,4 miliardi di investimenti. Per quanto riguarda la fretta direi che siamo già in ritardo. Ogni mese è costo annuo di un aereo di stato e mezzo". Intanto il ministro annuncia che si procederà a "una disclosure pubblica dei documenti che sono stati presentati da ArcelorMittal con le proposte sul piano occupazionale e ambientale così che tutto il mondo scientifico possa analizzarle". 

Sul piano occupazionale, Di Maio fa presente che "l'azienda lo vuole discutere direttamente con i sindacati" e "noi", osserva, "non l'abbiamo mai impedito. Nelle prossime ore favoriremo l'incontro, credo già domani si vedranno azienda e sindacati". Le sigle sindacali lo chiedono con urgenza: ora che il piano ambientale sembra aver fatto ulteriori passi avanti, affermano, vogliono concentrare l'attenzione su lavoro e piano industriale.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it