Perché la Fed ha deciso di tagliare i tassi

L'istituto di Washington sarà la prima grande banca centrale ad agire concretamente in via preventiva per evitare una nuova crisi, far ripartire l'inflazione e contrastare un possibile rallentamento dell'economia Usa

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ANDREW CABALLERO-REYNOLDS / AFP
Jerome Powell, Federal Reserve

Era ampiamente atteso il taglio dei tassi nella misura di 25 punti base, anche se si tratta della metà di quello che ci si aspettava fino a metà giugno, quando tutti davano per scontato una sforbiciata di mezzo punto percentuale del costo del denaro. La Fed ha scelto quindi la strada della prudenza, almeno per ora.

L'istituto di Washington sarà così la prima grande banca centrale ad agire concretamente in via preventiva per evitare una nuova crisi, far ripartire l'inflazione e contrastare un possibile rallentamento dell'economia Usa, che non va per niente male, ma che molti temono possa mostrare dei segnali di cedimento soprattutto a causa delle tensioni commerciali.

Un segnale evidente di questa incertezza è stato il dato sulla crescita del Pil Usa nel secondo trimestre, diffusa venerdì scorso. L'economia a Stelle Strisce tra aprile e giugno è cresciuta del 2,1%, meglio dell'atteso +1,8% ma peggio del +3,1% registrato nei primi tre mesi dell'anno. Donald Trump che aveva promesso una crescita del 3% quest'anno, non ha mai smesso di attaccare il presidente della Fed, Jerome Powell, reo, a sui dire di non aver abbassato abbastanza i tassi Usa e di aver così frenato l'economia.

Proprio due giorni fa Trump è tornato alla carica accusando il presidente della Fed Jerome Powell di non fare quasi nulla sui tassi in confronto all'Europa e alla Cina. "L'Unione europea e la Cina - ha twittato Trump - abbasseranno ulteriormente i loro tassi di interesse e pomperanno denaro nei loro sistemi, rendendo molto più facile per i produttori vendere i loro prodotti. Nel frattempo, e con un'inflazione molto bassa, la nostra Fed non fa nulla, e probabilmente farà molto poco al confronto. Peccato!".

Già lo scorso 18 giugno, dopo che Mario Draghi a Sintra, in Portogallo, aveva avvertito che la Bce era pronta ad agire, ripristinando, se necessario, il suo 'bazooka', ovvero l'arma 'nucleare' del Qe, Trump, tra il minaccioso e l'ammirato, aveva preso a pretesto quelle parole per attaccare ancora una volta Powell, reo di non abbassare i tassi.

"Ci vorrebbe un Draghi al suo posto", aveva detto Trump e Powell, sentendosi chiamato in causa, il giorno dopo e cioè il 19 giugno, aveva preso posizione, parlando oper la prima volta di possibile taglio 'preventivo' dei tassi Usa. "Un grammo di prevenzione - aveva detto Powell in quell'occasione - vale più di un chilo di cura".

In poche parole, anche la Fed, che finora era sempre stata reattiva, cioè pronta a reagire in caso di crisi, ha assunto un atteggiamento 'proattivo', cioè è diventata preventiva nei confronti di una possibile crisi. Per giustificare il taglio, come aveva anticipato il Wall Street Journal, la Fed pone il dito contro l'inflazione Usa, la quale è sotto il 2% e continua ad essere troppo bassa rispetto al buon andamento dell'economia e del mercato del lavoro.

Insomma, la Fed punta al 2% di inflazione come segno di una crescita sana per tutta l'economia e per raggiungere questo obiettivo Powell e i suoi colleghi del Fomc hanno deciso di tagliare i tassi seppur in modo meno coraggioso di quanto volesse Trump e nonostante l'economia sembri in buona salute.



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