Chi è Giovanni Tria e cosa pensa dell'Europa e dell'euro

Meno radicale di Savona, il prossimo ministro dell'Economia ritiene comunque che la Germania debba concedere di più, per il bene dell'Europa

Chi è Giovanni Tria e cosa pensa dell'Europa e dell'euro

Giovanni Tria, preside della facoltà di Economia dell'università romana Tor Vergata e numero uno della Scuola nazionale dell'amministrazione, sarà il ministro dell'Economia nella squadra di Giuseppe Conte. Sarà lui a occupare la casella inizialmente destinata da Lega e M5s al controverso Paolo Savona, le cui posizioni anti-euro e anti-tedesche avevano portato il Quirinale a porre il veto. Pur adottando toni meno veementi, Tria vede comunque nella Germania la causa degli attuali squilibri presenti in Europa, a partire dal colossale surplus commerciale di Berlino.

Eloquente un articolo pubblicato l'8 marzo 2017 sul Sole 24 Ore, cofirmato da Renato Brunetta. 

"I tre fallimenti dell'Europa"

"A sessant’anni dal Trattato di Roma, le conquiste del percorso di integrazione europea, l’Unione Europea e la moneta comune, appaiono molto più fragili e precarie di quanto solo alcuni anni fa si sarebbe potuto immaginare. La crescita dei movimenti anti-europei in tutta Europa è una realtà, seppur con un peso e con caratteristiche diverse, nei principali paesi dell’eurozona", si legge nell'articolo, "per comprendere la portata del fenomeno occorre partire dai tre più grandi fallimenti dell’Unione monetaria, a cui naturalmente si affiancano successi importanti, che tuttavia non annullano i primi. Essi sono:

  • Il fallimento nel processo di convergenza e di eliminazione degli squilibri macroeconomici interni;
  • Il fallimento del coordinamento delle politiche macroeconomiche, cioè tra politica monetaria e politica fiscale;
  • Il fallimento della correzione degli squilibri esterni.

Un’Europa sempre più divisa tra “formiche” del nord e “cicale” del sud in perenne conflitto non sembra avere futuro", aggiunge.

"Il surplus crescente dell’economia tedesca dimostra che l’espansione monetaria, senza una politica che aiuti la convergenza economica tra i vari paesi, non fa che alimentare uno squilibrio che ci pone in conflitto anche con il resto del mondo", prosegue l'articolo, "l’Europa a trazione tedesca non ha volutamente colto, sbagliando, che l’eccesso di virtù (surplus delle “formiche”) produce più danni dell’eccesso di deficit (dei paesi “cicala”). E le misure per fronteggiare la crisi che ne sono derivate non hanno fatto altro che peggiorare la situazione, piuttosto che risolverla.

"L'euro rischia di esplodere"

Ma cosa ne pensa dell'euro? NextQuotidiano riporta un intervento a un convegno dello scorso anno. Bisogna uscire dalla moneta unica? “Riterrei sbagliato rispondere sì e bisogna rispondere no alla domanda, ma c’è altro da dire. Bisogna creare le condizioni per la sopravvivenza dell’euro e bisogna andare nella direzione opposta a quella della disgregazione. Ma bisogna rafforzare l’unione monetaria”. Nell’intervento Tria critica gli errori della politica economica europea: “Non abbiamo ottenuto il consolidamento fiscale, il debito pubblico dell’eurozona è aumentato e ora nessuno rispetta le regole, non solo del debito ma anche del deficit. Anche il surplus commerciale tedesco non è compatibile con la continuazione della politica monetaria della BCE. È necessario prevedere altri strumenti di equilibrio per accentuare la convergenza, la divergenza farebbe esplodere l’euro".

Il curriculum di Tria

"Nato a Roma nel 1948, è laureato in Giurisprudenza al primo ateneo di Roma, La Sapienza nel 1971", scrive Repubblica, "tra le esperienze professionali, annovera quella di co-direttore del Master in Economia dello Sviluppo e Cooperazione Internazionale, dell'università di "Tor Vergata", quella di Direttore del Ceis, Center in Economics and International Studies, membro dell'"Oecd Innovation strategy expert advisory group" e Vice Chair del "Committee for Information, Computer and Communication Policy (ICCP)". Parte del Consiglio di Amministrazione dell'Oil, Organizzazione internazionale del Lavoro e presidente della Scuola nazionale dell'amministrazione, l'ex scuola superiore della Pubblica amministrazione".



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