Continua il crollo delle criptovalute: Bitcoin ha perso metà del valore in 30 giorni

Dopo il martedì nero del 16 gennaio, continua il calo delle cripto: le principali perdono in media il 30%. Bitcoin oggi è scambiato a 10mila dollari, la metà dello scorso dicembre

Continua il crollo delle criptovalute: Bitcoin ha perso metà del valore in 30 giorni
 (Afp)
 Bitcoin

Bitcoin ha segnato un nuovo record negativo scendendo sotto i 10.000 dollari nelle ultime 24 ore. La criptovaluta ha visto il suo prezzo scendere del 22,7% rispetto a ieri, un calo che l'ha portata nel pomeriggio di mercoledì 17 ad essere scambiata a 9.500 dollari, per poi recuperare a quota 10.000. Con quest'ultimo calo, negli ultimi 30 giorni Bitcoin ha perso metà del suo valore, meno 49,5% rispetto ai 20.000 dollari del 17 dicembre scorso.

Il calo della valuta digitale, che si è apprezzata di circa 1.300 volte lungo tutto il 2017, sta continuando a trascinarsi dietro le altre criptovalute: il suo rivale, Bitcoin Cash, perde oggi il 31% ed è scambiato a 1.400 dollari, Ethereum perde il 30%, scambiato a 800 dollari, Litecoin perde il 29%, scambiato a 147 dollari. Anche Ripple cala, la criptovaluta che più ha fatto guadagnare i suoi possessori nel 2017: adesso è scambiata a 0,9 dollari, con un calo nelle ultime 24 ore del 31%. 

Oggi intanto la Commissione europea ha lanciato un avvertimento sui "chiari rischi" legati a Bitcoin e criptomonete per investitori e consumatori. "Stiamo monitorando da molto vicino gli sviluppi sulle criptomonete e i Bitcoin", ha detto una portavoce della Commissione, Vanessa Mock, secondo cui "ci sono chiari rischi per investitori e consumatori associati con la volatilità dei prezzi". La Commissione ha ricordato che "le monete virtuali non sono monete reali. Non sono garantite da paesi" e "il valore è determinato solo da domanda e offerta".

L'esecutivo comunitario recentemente ha scritto alle diverse autorità europee per gli operatori finanziari di considerare con "urgenza" di aggiornare i precedenti avvertimenti su Bitcoin e criptomonete, ha spiegato la portavoce. Ed è solo l'ultimo degli avvertimenti e degli eventi negativi che in questi giorni sta turbando il mercato delle criptovalute. 
 

Cosa ha causato il martedì nero di Bitcoin 

Il crollo è cominciato martedì 16 gennaio dopo che l'agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha riferito che il ministro delle Finanze Kim Dong-yeon aveva detto a una radio locale che il governo avrebbe proposto una serie di misure per "reprimere la mania degli investimenti in criptovaluta", considerata del tutto irrazionale e pericolosa per i risparmiatori.

Lunedì scorso il governo della Corea del Sud aveva rivelato l'intenzione di vietare la compravendita di monete virtuali, anche se un piano preciso non era ancora stato definito. Ma quello che a Seul pensano di Bitcoin e delle altre criptovalute è piuttosto chiaro. Oggi alla radio coreana solo l'ultima conferma che ha fatto intimorire gli investitori.

La Corea del Sud è uno dei Paesi dove si è diffusa più fortemente la cripto-mania, e da quanto riporta la Cnbs oltre 200 mila persone avrebbero già sottoscritto una petizione per impedire al governo di bloccare il mercato delle criptovalute. 

La Cina blocca il tradig centralizzato delle criptovalute, altro crollo

Ma non è l'unico Paese che in questi giorni sta inquietando i possessori di criptovalute. Secondo quanto riportato dalla Reuters, il vice Governatore della banca centrale cinese, Pan Gongsheng le autorità dovrebbero vietare il trading centralizzato delle criptovalute. Il trading centralizzato è quello che si realizza attraverso piattaforme come Coinbase o Kraken, i canali dove più facilmente è possibile acquistare e vendere elettroniche (La Repubblica).

L'indicazione arriverebbe da una memo inviata dal vice Governatore a un incontro tra le autorità di controllo su Internet. Le autorità cinesi hanno già vietato il trading dalle piattaforme di scambio, hanno limitato l'attività delle miniere di criptovalute, anche se lo scambio e le operazioni in Bitcoin proseguono attraverso canali alternativi.

La Francia prepara un osservatorio per difendere i risparmiatori, la Germania plaude

E qualcosa comincia a muoversi anche in Europa. Dopo la decisione di Macron di portare il tema del Bitcoin al G20 per una maggiore tutela dei risparmiatori, la Francia ha cominciato a muovere i passi annunciando un osservatorio nazionale sulle criptovalute, ritenute un potenziale pericolo per l'economia dei propri cittadini.

È stato il ministro dell'Economia Bruno Le Maire, in occasione del suo discorso alle forze economiche, ai funzionari e alla stampa, ad annunciare martedì 16 di aver preso la decisione di istituire una commissione ad hoc, per arginare "I rischi delle speculazioni, legate in particolare ai bitcoin".

A guidare la commissione sarà Jean-Piere Landau, ex governatore della Banca di Francia - e già ribattezzato Monsieur Bitcoin - che nel 2014 aveva espresso diffidenza verso i bitcoin, definendoli "I tulipani del XXI secolo", in riferimento alla speculazione avvenuta quattrocento anni faproprio intorno ai bulbi del fiore.

"Lo scopo di questa missione sarà di ripensare i regolamenti a favore dello sviluppo, impedendone l'utilizzo per finalità quali l'evasione fiscale, il riciclaggio di denaro o il finanziamento di attività criminali e terrorismo", ha dichiarato il ministro. Per ora non è  ancora stata annunciata una strategia precisa ed e' probabile che ci vorranno mesi prima che la commissione sia in grado di produrre un regolamento. 

Nelle stesse ore anche Joachim Wuermeling, presidente della Bundesbank, ha dichiarato che la creazione di regolamenti nazionali contro le criptovalute sarebbe inutile senza un coordinamento internazionale "quanto piu' ampio possibile".

L'Europa ha mosso il suo primo passo in tal senso con l'approvazione della Direttiva contro il riciclaggio di denaro, che comunque non risulta essere sufficiente per mettere le redini alla nuova valuta, pensata per essere utilizzata anonimamente e senza l'intermediazione di istituti bancari.

Il dubbio sul futuro delle cripto se le autorità si muovono 

Proprio a tal scopo il ministro Le Maire ha chiesto la cooperazione della presidenza argentina del G20.

Alla fine del 2017, l'anno boom delle criptovalute, diversi analisti finanziari e esperti di cripto hanno fatto le loro previsioni su quello che sarà il prezzo del Bitcoin 12 mesi dopo. Tutti, o quasi, prevedevano un boom che l'avrebbero portata almeno a 50 mila dollari. Ma il dubbio principale riguardava proprio il ruolo delle istituzioni e quello che avrebbero fatto. Finora il mercato delle cripto si è mosso in un regime di quasi totale anarchia.

Un intervento dei legislatori, come prevedibile, sarebbe stato l'ostacolo più grande per Bitcoin. E dopo qualche settimana da quelle previsioni, questo scenario si sta cominciando a profilare.  

@arcangeloroc

 
 

 



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