È ripartito il negoziato tra ArcelorMittal e i commissari dell'ex Ilva

Con lo stop alla causa civile, ripartono le trattative per trovare un accordo vincolante entro il 31 gennaio. Ma non tutti sono soddisfatti

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Gaetano Lo Porto / AGF
 ArcelorMittal

I Commissari Straordinari dell'Ilva hanno firmato degli Heads of Agreement con ArcelorMittal, sospendendo il contenzioso e ponendo le basi per trovare un accordo più completo entro il mese di gennaio e un nuovo piano industriale per l'acciaieria. L'accordo prevede la partecipazione dello Stato nel capitale a fronte di un rilancio di Taranto con tecnologie innovative a minore impatto ambientale e la tutela dei livelli occupazionali sulla base di accordi che dovranno essere negoziati con i sindacati. Per l'azienda "l'accordo non vincolante" costituisce la base per continuare le trattative sul piano industriale, incluso un investimento azionario da parte di un ente partecipato dal governo; previsti investimenti in tecnologia verde da realizzarsi anche attraverso una nuova società finanziata da investitori pubblici e privati.

"Un primo importante passo avanti per la soluzione positiva di una vicenda che riguarda oltre 10.000 lavoratori - ha commentato il ministro dell'Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri - che coinvolge il tessuto economico e civile della città di Taranto, che deve assicurare la tutela della salute di lavoratori e cittadini e garantire la tenuta del sistema industriale italiano, di cui l'industria siderurgica e meccanica costituiscono l'ossatura". L'auspicio di Gualtieri è che nelle prossime settimane ci sia il massimo impegno di tutti per arrivare a un accordo finale. Una speranza frenata però dalla posizione dei sindacati, molto critici per essere stati esclusi dalla trattativa.

La rabbia dei sindacati esclusi dal tavolo

"L'intesa tra Governo e ArcelorMittal è di un'inaudita gravità, realizzata senza coinvolgere i lavoratori", ha detto Rocco Palombella, segretario generale Uilm. "Un negoziato con la data di chiusura non è pensabile: sono i contenuti che definiscono un accordo", ha affermato la segretaria generale della Fiom Francesca Re David, secondo cui "non si può pensare alla data finale e chiamare il sindacato a cose fatte", a discutere "dentro un recinto già fissato".

Sulla stessa lunghezza d'onda la Fim: "Hanno escluso le parti sociali - ha dichiarato il segretario nazionale Valerio D'Alò - non è corretto: è il loro accordo e bisognerà parlarne con i lavoratori".

In serata arriva la rassicurazione del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli: "Ovviamente non si potrà proporre un cambio di piano industriale senza un accordo sindacale". Patuanelli ha quindi garantito che nell'intesa è previsto il mantenimento degli attuali livelli di occupazione. Ma per le federazioni dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil l'unico accordo è quello firmato con l'azienda il 6 settembre 2018, che stabiliva zero esuberi e la riassunzione nel 2023 dei lavoratori rimasti nell'Ilva in amministrazione straordinaria. La trattativa - avvertono - non può che partire dal rispetto delle condizioni stabilite poco più di un anno fa.



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