Il conto salato dell'obsolescenza programmata: il caso Apple

La sostituzione delle batterie a prezzi scontati ha impattato su Apple più del previsto: 11 milioni di batterie, 10 volte in più degli anni precedenti. Uno studio 

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La sostituzione delle batterie a prezzi scontati ha impattato su Apple più del previsto. Lo aveva detto in poche parole Tim Cook nella lettera agli azionisti del 2 gennaio. Adesso emergono anche le cifre (non ufficiali ma non smentite). Secondo Daringfireball.net, il ceo di Cupertino avrebbe convocato alcuni collaboratori il 3 gennaio e rivelato che Apple avrebbe sostituito 11 milioni di batterie. Un'enormità, visto che la cifra consueta è di 1-2 milioni.

Il costo dell'obsolescenza programmata

Tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018, è riemerso il tema dell'obsolescenza programmata. Se ne discute da anni: le case produttrici peggiorerebbero di proposito le prestazioni dei dispositivi più vecchi per spingere gli utenti a comprare quelli nuovi. Già nel 2005 una class action aveva preso di mira Apple perché la batteria degli iPod prodotti prima del 2004 incorreva in un ripido calo delle prestazioni.

Questa volta, oltre alle accuse, sono arrivate le indagini. L'Antitrust ha condannato Samsung e Apple perché gli aggiornamenti del software “hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni”. Le due società hanno sempre negato. Apple (in Italia come altrove) ha ammesso il peggioramento delle performance, sostenendo però che non fosse intenzionale. Ha quindi avviato un programma che permetteva agli utenti di sostituire la batteria sborsando solo 29 dollari.

Apple ha fatto male i conti?

Nella lettera in cui annunciava il taglio delle stime per il primo trimestre 2019, Cook citava, oltre al rallentamento cinese, “altri fattori” che hanno gravato sulle vendite di iPhone. Tra i quali il ceo citava “gli utenti che hanno approfittato di una significativa riduzione dei prezzi di sostituzione delle batterie”. La discrepanza tra le previsioni di novembre e la correzione del 2 gennaio è probabilmente dovuta, tra le altre cose, alla sottovalutazione del problema.

A pesare non sono tanto gli sconti in sé quanto il loro impatto sulle vendite future. Gli utenti, con una batteria nuova e con una spesa minima, si sono ritrovati in mano un iPhone efficiente e dalla vita più lunga. Apple avrebbe quindi messo in conto le maggiori spese legate alle sostituzioni, ma non gli effetti sui nuovi iPhone. Ripercussioni che sarebbero emerse solo più tardi, con XR e XS sul mercato (cioè non prima di fine ottobre).

Gennaio 2018: uno scenario

Eppure gli allarmi non erano mancati. Già a gennaio 2018 un'analisi di Barclays avvertiva: “Anche se solo una piccola percentuale di cliente dovesse preferire la sostituzione della batteria all'acquisto di un modello più evoluto ci potrebbe essere un impatto significativo sulla vendita di iPhone”. L'analista Mark Moskowitz aveva anche fatto un'ipotesi: gli utenti che avrebbero potuto chiedere una nuova batteria sarebbero stati 519 milioni.

Circa uno su dieci avrebbe sfruttato l'opportunità. E tra questi ultimi, il 30% avrebbe preferito tenersi l'iPhone con il nuovo pezzo piuttosto che comprarne uno nuovo. Calcolatrice alla mano, quindi, circa 15,5 milioni di iPhone in meno. Barclays aveva dipinto uno scenario troppo nero. Apple, forse, uno troppo roseo.   



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