L'Antitrust italiana multa Apple e Samsung per obsolescenza programmata. Di cosa si tratta

È la prima decisione al mondo di un'autorità garante dei consumatori contro i produttori di smartphone. 10 milioni per la Mela, 5 per il gigante coreano. I modelli oggetto dell' inchiesta. Approfondimenti su Repubblica

L'Antitrust italiana multa Apple e Samsung per obsolescenza programmata. Di cosa si tratta
 (Afp)
 Apple

L'Antitrust, il Garante italiano dei consumatori ha multato Apple e Samsung per l'obsolescenza programmata. 10 milioni alla Mela, 5 al colosso coreano, perché avrebbero imposto ai consumatori di scaricare aggiornamenti software che hanno poi causato una minore efficienza o il cattivo funzionamento degli smartphone. Apple, scrive Repubblica, ha ricevuto una sanzione più alta perché "non ha correttamente informato gli utenti, peraltro, della deteriorabilità delle sue pile al litio". "Dopo una lunga indagine, l'Antitrust ha accertato che gli aggiornamenti del software (firmware) "hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni" degli smartphone inducendo le persone a metterli da parte per comprare modelli ancora più nuovi, ancora più cari". È la prima volta al mondo, scrive Repubblica, che viene deciso di multare dei produttori per obsolescenza programmata. 

Apple e Samsung non avrebbero quindi avvertito correttamente i propri clienti sugli aggiornamenti di sistema, che col tempo avrebbero causato l'obsolescenza dei device stessi, rendendoli inutilizzabili. Apple lo farebbe in maniera deliberata dal settembre 2016, mentre Samsung dal maggio dello stesso anno. Samsung è stata sotto i riflettori dell'autorità garante dei consumatori per il Note 4, che avrebbe smesso di funzionare dopo gli aggiornamenti di sistema imposti ai possessori. Apple invece è stata sotto indagine per i modelli dell'iPhone 6, 6 Plus, 6s, e 6s/Plus. Non solo: le aziende avrebbero dato informazioni non corrette ai consumatori su come usare le batterie al litio.

Cos'è l'obsolescenza programmata

L'obsolescenza pianificata è una pratica commerciale di cui si parla già da molti anni ma che è diventata oggetto di aspre critiche con il boom degli smartphone. La critica principale è quella rivolta ai produttori, colpevoli di preordinare, programmare, la scadenza dei loro prodotti in modo che i consumatori siano costretti a sostituirli comprandone di nuovi. Una prassi criticata dai gruppi di consumatori in tutto il mondo perché non etica. Spesso denunciata, quasi mai fino in fondo dimostrata almeno fino allo scorso anno, il sospetto è che sia particolarmente diffusa nel settore dell'elettronica, producendo così montagne di rifiuti non riciclabili ogni anno. 

Per approfondire: Perché quando esce un nuovo telefonino il vecchio non funziona più, o quasi

Per affrontare il problema, nel 2015 la Francia ha approvato una norma, la cosiddetta "legge Hamon", che ha reso la pratica illegale e - in teoria - obbligava i venditori a fornire pezzi di ricambio se disponibili. La legge, che prende il nome dall'ex ministro socialista Benoit Hamon, stabilisce che una società che ha deciso di accorciare deliberatamente la vita dei suoi prodotti può subire una multa che può arrivare al cinque per cento delle sue vendite annuali, mentre i dirigenti possono affrontare fino a due anni di carcere.


La risposta di Samsung

"Per Samsung la soddisfazione dei propri clienti è obiettivo primario, strettamente legato al proprio business. Samsung non condivide la decisione presa dall’AGCM in quanto la società non ha mai rilasciato aggiornamenti software con l’obiettivo di ridurre le performance del Galaxy Note 4. Al contrario, Samsung ha sempre rilasciato aggiornamenti software che consentissero ai propri utenti di avere la migliore esperienza possibile. L’azienda si vede quindi costretta a ricorrere in appello contro la decisione presa dall’Autorità.”


 


Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it