Si torna a parlare dell'inquinamento dell'Ilva a Taranto

Il Consiglio comunale è stato convocato in un momento delicato per la vita della fabbrica. L'impianto che ora è controllato da Acerol-Mittal è sul banco degli accusati per la risalita di una serie di inquinanti (tra i quali la diossina). Ma l’Agenzia pugliese per la protezione dell’ambiente ha già chiarito che tutti i parametri sono ancora nei limiti fissati dalle norme  

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Francesco Fotia / Agf
Una manifestazione sull'Ilva di Taranto davanti al Mise

Il Consiglio comunale di Taranto si riunisce lunedì mattina in seduta monotematica sull’ambiente a seguito del nuovo allarme sull’inquinamento ex Ilva, ora Arcelor Mittal. A Palazzo di Città è previsto anche un presidio di cittadini ed associazioni ambientaliste.

La convocazione del Consiglio coincide con un momento delicato per la vita della fabbrica. L’ex Ilva è infatti sul banco degli accusati a causa della risalita, negli ultimi mesi, di una serie di inquinanti (tra i quali la diossina), anche se l’Arpa Puglia, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente della Regione Puglia, ha già chiarito in varie sedi che tutti i parametri rilevati sono ancora nei limiti fissati dalle norme.  

“Il problema è serio" dichiara il premier Giuseppe Conte a proposito di Taranto  "ma vorrei ricordare che dall'inizio il vice presidente Di Maio, competente come ministro dello Sviluppo economico, con il mio appoggio, ha lavorato per cercare di risolvere il problema dell'Ilva. Vorrei ricordare semplicemente" aggiunge Conte "che nel dibattito si trascura un dato di fatto, cioè che noi ci siamo ritrovati con l'aggiudicazione della gara. Di Maio ha fatto l'impossibile, a gara aggiudicata, una volta accertato che non era più possibile rimettere in discussione quella aggiudicazione, riuscendo a ottenere la piena occupazione dei lavoratori e un piano più efficace per la tutela ambientale. Il problema della salute, però, non si è certo risolto così, ma dobbiamo cercare di intervenire più efficacemente”.

Sul tema l’attenzione in città è molto alta anche per il susseguirsi di una serie di fatti. Dallo scorso 2 marzo, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha chiuso due scuole del rione Tamburi (e trasferito provvisoriamente altrove i 708 alunni tra bambini e ragazzi) perché molto vicine alle collinette ecologiche del siderurgico che a febbraio la Procura ha sequestrato per inquinamento.

Lunedì 18 marzo, inoltre, dopo un vertice che si era tenuto in Prefettura con Ispra e Arpa Puglia, il procuratore capo della Repubblica di Taranto, Carlo Maria Capristo, ha convocato una riunione a Palazzo di Giustizia con le varie parti interessate (tra cui Arcelor Mittal e Ilva in amministrazione straordinaria) e ha annunciato che, da ora in poi, i programmi dei vari soggetti, pubblici e privati, impegnati a Taranto sul fronte ambientale saranno sotto la supervisione degli uffici della Procura.

Questo anche perché la fabbrica dell’acciaio è ancora sotto sequestro dopo il relativo provvedimento che il gip firmò nell’estate 2012. A ciò si aggiunga che una larga fascia di cittadini è rimasta scossa da due decessi per tumore verificatisi recentemente e attribuiti da alcuni movimenti ambientalisti all’inquinamento: quello di una bambina di 5 anni, Marzia, che aveva già perso il cuginetto di 11 anni fa sempre per una grave patologia, e quello di una donna di 53 anni, Annapia, residente nel rione Tamburi, la quale anni fa, in una intervista televisiva divenuta poi virale sui social, indicava come il quartiere fosse flagellato della polveri minerali che il vento trasportava dal siderurgico.

La situazione ambientale dell’ex Ilva a Taranto si intreccia infatti strettamente col tema della difesa della salute, come ha anche evidenziato una partecipata fiaccolata svoltasi la sera dello scorso 25 febbraio per ricordare tutte le piccole vittime dell’inquinamento.

A giorni, intanto, il sindaco di Taranto attende il nuovo responso da parte di Ispra e Arpa Puglia sulla situazione delle collinette ecologiche,  che la stessa Arpa e i Carabinieri del Noe hanno scoperto essere piene di sostanze inquinanti. Sulla base di ciò che diranno le nuove analisi, il sindaco disporrà o meno la riapertura delle scuole Deledda e De Carolis, visto che l’ordinanza di chiusura è prossima alla scadenza. Mentre per proteggere meglio la popolazione scolastica, il commissario di Governo per la bonifica di Taranto, Vera Corbelli, ha lanciato una gara d’appalto per l’installazione negli edifici scolastici del rione Tamburi di impianti di ventilazione meccanica.

Per il sindaco Melucci, la tutela della salute dei cittadini rispetto all’inquinamento dell’ex Ilva è diventata un punto sempre più imprescindibile. Il sindaco ha detto che il futuro dell’acciaio a Taranto non può che essere sostenibile ambientalmente e quindi decarbonizzato, ovvero senza l’uso del coke. Inoltre, il sindaco ha anche detto che, se dall’analisi sull’impatto sanitario dovessero emergere ancora dei rischi per la popolazione, ci si dovrà porre il problema della chiusura dell’area a caldo del siderurgico, quella che il gip sequestrò nel 2012 e che è la parte più impattante ambientalmente (costituisce più del 50 per cento dello stabilimento che oggi occupa circa 8200 addetti).

Alle accuse che le sono piovute, Arcelor Mittal, subentrata dall’1 novembre all’Ilva in amministrazione straordinaria, ha risposto dicendo di essere in regola con le emissioni, di aver rispettato le scadenze di fine 2018 delle misure ambientali e di non aver incrementato la produzione di acciaio a Taranto, tantomeno quella delle cokerie. 

E la questione salute-ambiente si lega anche a quella del lavoro. Giorni fa il giudice del lavoro di Taranto, Lorenzo De Napoli, ha condannato per comportamento antisindacale Arcelor Mittal accogliendo un ricorso del sindacato Usb. Oggetto, la selezione per le assunzioni da Ilva in amministrazione straordinaria fatta a fine ottobre.

L’azienda ora, nel giro di 60 giorni, dovrà fornire la graduatoria e spiegare i criteri delle assunzioni visto che l’Usb lamenta discriminazioni ed esclusioni. La Fim Cisl, invece, pone il problema della riqualificazione professionale dei cassintegrati a zero ore (sono 1.700 a Taranto) e segnala che dopo varie promesse la Regione Puglia non ha ancora fatto partire i corsi formativi. Il rischio ora è che la formazione, mira anche al reimpiego di questi lavoratori, non parta prima dell’estate benché la cassa a zero ora sia scattata dall’1 novembre.



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