Come vanno le cose all'Ilva due mesi e mezzo dopo l'arrivo degli indiani

Arcelor Mittal disinnesca primi conflitti e prime proteste a Taranto

Come vanno le cose all'Ilva due mesi e mezzo dopo l'arrivo degli indiani
 Agi
 Stabilimento Arcelor Mittal di Taranto (ex Ilva)

In due giorni, con altrettante mosse, Arcelor Mittal ha disinnescato due “mine” che rischiavano di creare qualche intralcio al cammino della nuova società che dall’1 novembre sta gestendo gli impianti già gruppo Ilva.

La prima riguarda l’aver ottenuto la revoca dello sciopero che Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb avevano indetto per lunedì prossimo, a partire dalle 7, per 24 ore. E sarebbe stato il primo sciopero per un’azienda da poco subentrata alla guida della più grande acciaieria europea. 

La seconda consiste nell’aver frenato il disagio economico, e le relative proteste, di quanti ieri mattina intorno a mezzogiorno, visualizzando il cedolino della retribuzione di dicembre, accreditata oggi sul conto corrente, hanno trovato un’amara sorpresa: la busta paga dell’ultimo mese dell’anno era decisamente più leggera rispetto a quella di mesi precedenti, colpa dei conguagli fiscali ma, soprattutto, delle addizionali locali, regionale e comunale.

Lo sciopero disinnescato

Lo sciopero di lunedì 14 gennaio era stato proclamato contro la polifunzionalità. Ovvero contro la decisione di Arcelor Mittal di trasferire temporaneamente, previa formazione professionale, un gruppo di lavoratori (una cinquantina dice l’azienda) all’interno della fabbrica, tra le manutenzioni e l’acciaieria, che è poi, quest’ultima, l’area dove gli stessi operano.

I sindacati sono insorti: Arcelor Mittal non può fare questo unilateralmente. Se c’è un problema, una fermata di impianti o un rallentamento di produzione, ne parliamo insieme e insieme troviamo una soluzione condivisa. Oltretutto, avevano detto i sindacati, Arcelor Mittal si ricordi che non ha ancora centrato i numeri relativi alle assunzioni così come previste dall’accordo al Mise: 10.700 assunti da Ilva in amministrazione straordinaria.

La trattativa con l’azienda ha appianato i contrasti. La polifunzionalità chiesta da Arcelor Mittal a fronte di casi specifici anche per non tenere il personale inattivo, resta sul tavolo ma farà parte, da ora in poi, di una procedura concordata e condivisa. Obiettivo delle parti, “poter approdare, sulla scorta di quanto realizzato è verificato, ad una specifica intesa sulla materia”.

Lo strappo tra i sindacati e con l'azienda

Nel frattempo, Arcelor Mittal ha confermato il target dei 10.700 assunti totali. Lo sciopero lunedì 14 gennaio non si farà, quindi, ma è strappo tra le sigle metalmeccaniche e tra l’azienda e l’Usb. Questo sindacato non ha accettato l’accordo, denuncerà l’azienda alla Magistratura per comportamento antisindacale e dichiara che “se Arcelor Mittal pensa che il lavoratore Ilva può ricoprire qualsiasi ruolo e mansione, non solo sminuisce la professionalità del lavoratore ma, cosa più importante, non facilità il reintegro dei lavoratori non assunti”.

Per le addizionali e le tasse che hanno falcidiato la busta paga, invece, i sindacati erano in allarme già da qualche giorno tant’è che avevano chiesto ad Ilva in amministrazione straordinaria - in quanto con dicembre ha erogato l’ultima busta paga, mentre da gennaio la competenza è tutta del nuovo gestore - di effettuare una rateizzazione. Ma la richiesta non si è rivelata possibile per due ragioni.

La prima normativa: una norma prevede che le imposte locali si paghino nell’anno successivo alla maturazione e l’Agenzia delle Entrate  prescrive che il datore di lavoro trattenga le imposte nell’ultimo stipendio in modo che possa subito versarle all’Agenzia delle Entrate. L’altra è oggettiva: nel gruppo si è nel pieno della transizione tra Ilva in amministrazione straordinaria e Arcelor Mittal, che dall’1 gennaio, finiti i due mesi di distacco dall’as, ha assunto il personale che aveva selezionato a fine ottobre.

La questione con il fisco

La soluzione trovata dall’azienda, e proposta ai sindacati, è quindi quella di offrire un anticipo di 500 euro a valere sulla busta paga di gennaio in pagamento il 12 febbraio, la prima dell’era Mittal. L’anticipo sarà fatto su richiesta individuale, riguarderà coloro che hanno percepito oggi meno di 800 euro, e avverrà con un bonifico successivo.

La richiesta dell’anticipo va fatta ad Arcelor Mittal attraverso gli uffici del personale presenti in ogni area dello stabilimento. Chi riceverà l’anticipo di 500 euro se lo vedrà poi detratto nella busta paga di gennaio. Ma quella retribuzione, pur con 500 euro in meno, non avrà - al contrario di quella presa oggi - l’aggravio delle tasse di fine anno e quindi la decurtazione sarà tutto sommato più sostenibile.

Appianati i primi ostacoli di inizio d’anno, Arcelor Mittal può quindi affrontare la partenza del 2019. A giorni è in arrivo a Taranto il primo carico di semilavorati dallo stabilimento francese di Fos. L’aiuto esterno serve a sostenere la produzione del siderurgico, oggi bassa (meno di 5 milioni di tonnellate annue) e al di sotto delle potenzialità dello stabilimento per i vincoli ambientali, in modo che possa “viaggiare” su 6 milioni di tonnellate di acciaio l’anno. Che sono anche la soglia fissata dall’Autorizzazione integrata ambientale sin quando non si completa la bonifica. 



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