C'è stato un botta e risposta tra Salvini e Bonafede sulla liberazione di Carola Rackete

Per il titolare del Viminale quella di non confermare l'arresto della comandante della Sea Watch è una decisione politica. Il ministro della Giustizia avverte che le sentenze vanno sempre rispettate e non si possono attaccare i magistrati, poi smorza i toni per non alimentare lo scontro con l'alleato di governo

Sea Watch Bonafede salvini rackete
Alberto PIZZOLI / AFP
Matteo Salvini e Alfonso Bonafede

La decisione del Gip di Agrigento di non convalidare l'arresto di Carola Rackete ha innescato un botta e risposta tra il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e quello dell'Interno, Matteo Salvini.

Al Guardasigilli non è piaciuto l'attacco sferrato dal leader della Lega che ha definito quella del magistrato una decisione politica. Il titolare del Viminale ha anche invitato il giudice a togliersi la toga e a candidarsi (con la sinistra).

"Si può essere d'accordo o no però le sentenze vanno sempre rispettate" ha detto Bonafede, "E vorrei dire che non necessariamente dietro una sentenza con cui non si è d'accordo c'è una connotazione politica. Io non entro nelle polemiche sulle sentenze. Il mio obiettivo è togliere la giustizia dal pantano della politica. Chiaramente i ministri possono commentare e dissentire, ma le sentenze vanno sempre rispettate. Dal mio punto di vista l'autonomia e l'indipendenza della magistratura sono valori sanciti dalla nostra Costituzione e vanno rispettati e ciascuno puo' essere d'accordo o meno con una decisione della magistratura ma secondo me non si dovrebbe arrivare ad attaccare un singolo magistrato: un conto è attaccare la decisione altro è attaccare il singolo magistrato parlando di togliersi la toga e candidarsi o no"

A stretto giro Salvini ha replicato ribadendo la propria posizione: "E' una sentenza politica, è una chiara sentenza politica. Punto, basta avrò il diritto di denunciarlo? Che mettere a rischio la vita di cinque militari della guardia di finanza merita il carcere? Secondo questo giudice no. E' una cosa strana. Attentare la vita di cinque militari italiani non merita il carcere, è una sentenza che a me ha provocato vergogna e rabbia. Ognuno dica quello che vuole".

In giornata Bonafede ha cercato di aggiustare il tiro e smorzare i toni. "Non faccio polemica con nessuno né tantomeno con il ministro Salvini con cui stiamo portando avanti progetti importanti in materia di giustizia come la riforma del processo civile e penale. L'autonomia e l'indipendenza della magistratura rappresentano un valore e si tratta di una questione, come la difesa dei confini e sul fatto che ci sia stato un danno al lavoro della Guardia di finanza a cui va tutta la mia vicinanza, non ci sono dubbi. Non entro nella dinamica di un ministro contro un altro ministro, non c'e' nessuna polemica, lavoro serenamente in un governo e per me si può criticare una divisione della magistratura e non condividerla ma non attaccare il singolo magistrato"

Su un punto il ministro della Giustizia ha detto di essere in linea con Salvini.  "E' quello che dico da settimane:gli avanzamenti di carriera (dei magistrati, ndr) dovranno essere fatti fuori da dinamiche correntizie e quindi dovrà essere blindato un perimetro di meritocrazia. E' la meritocrazia che dovrà fare la differenza nell'avanzamento di carriera di un magistrato".



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