Le anime produttive di Torino non ci stanno e vogliono la riscossa

Da Intesa San Paolo a Confartigianato, da Confcommercio all'Unione degli Industriali. Il rilancio della città passa anche da loro che si dicono pronti a collaborare con l'amministrazione guidata da Chiara Appendino

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FRANK FELL / ROBERT HARDING RF / ROBERTHARDING
Torino

La Torino 'ruggente' che ha conosciuto il suo apice con le Olimpiadi invernali del 2006 sembra aver perso terreno. Crisi culturale, economia in affanno e una molteplicità di altri fattori, hanno portato il capoluogo di regione del Piemonte a reagire in maniera meno efficiente e ottimistica. Gli avvenimenti degli ultimi mesi, poi, hanno di fatto confermato e fotografato una crisi che sembra inarrestabile. La decisione degli organizzatori di spostare il Salone dell'auto da Torino in Lombardia, solo l'ultimo di una lunga serie di appuntamenti 'mancati' ha lasciato il segno nelle diverse anime della città.

Tuttavia le categorie produttive della città e dell'intera area Metropolitana non ci stanno. Anche se molto critiche verso numerose scelte dell'amministrazione comunale ribadiscono, ancora una volta, la disponibilità alla collaborazione per ripartire e tornare a crescere. "Torino deve cogliere le opportunità che ha a sua disposizione - afferma all'Agi il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro - ha gli strumenti per costruire il suo futuro. Penso ad esempio al cosiddetto miglio dell'innovazione, con l'Innovation Center di Intesa Sanpaolo, le OGR, il centro mondiale di ricerca della General Motor, il Politecnico. Ci sono grandi opportunità e a queste dobbiamo guardare. Inoltre, tutti quelli che arrivano a Torino dicono che la città è bellissima, di questa bellezza noi dobbiamo fare uno strumento di attrazione, senza dimenticare che in questo momento il punto più vivo dell'economia italiana è Milano, che è una città con una forza e una rapidità di crescita senza eguali in Italia".

Per Gros-Pietro "Torino ha un vantaggio, siamo ad un'ora di treno da Milano, questo vantaggio lo dobbiamo sfruttare collaborando con la città meneghina, perché insieme saremo più forti, Torino ma anche Milano". Dello stesso avviso il presidente dell'Api, l'associazione delle piccole e medie imprese di Torino Corrado Alberto, che spiega: "Bisognerebbe smettere di ragionare in maniera superba ed imparare a fare sistema con chi a 100 chilometri di distanza da noi sta andando veloce. Oggi non si riesce a gestire il rapporto con una città come Milano ma lo si subisce, mentre imparare da chi fa meglio di te è importante ed è un messaggio, questo, che non vale solo per l'Amministrazione della città ma per l'intero tessuto".

Per Corrado Alberto "non si può rovesciare la croce solo addosso a chi governa questa città, è sbagliato buttare tutto sulle spalle della sindaca. Certo una parte della maggioranza pronta solo a dire No non aiuta, non aiuta la città, non aiuta la giunta, non aiuta la sindaca. L'intera città in tutte le sue componenti deve ripensare sé stessa, ripartendo dalla sua vocazione manifatturiera e proiettarsi verso nuove prospettive senza stravolgimenti improvvisi e guardando alle esperienze vicine che funzionano".

Per la presidente dell'Ascom Confcommercio di Torino Maria Luisa Coppa "si dovrebbe fare ciò che non si è fatto finora e non dire No a tutto. Deve esserci un progetto, una visione. Certo sarebbe stato meglio fare questo tipo di discorso su una prospettiva di cinque anni, ma siamo pronti a collaborare, se ci ascoltano, per realizzare un progetto per la città". La soluzione per la presidente Coppa è semplice: "Bisogna tornare a proporre grandi mostre, eventi culturali, dialogare con le diverse anime della città, a partire dal tema della Ztl centrale su cui bisogna aprire una discussione, ritornare insomma a quello che Torino ha saputo fare in passato. Finora - aggiunge - è mancata la condivisione, il confronto. Da parte nostra continua ad esserci piena disponibilità ma ci piacerebbe vedere che dall'altra parte c'è la volontà di progetti, anche nuovi, ma che sappiano fare tornare questa città ad essere viva".

Per il presidente di Confartigianato Torino Dino De Santis è mancata "da questa amministrazione la capacità di proporre un progetto di sviluppo. E non ne faccio una questione politica - precisa - anche perché in questo momento stiamo collaborando positivamente con altre amministrazioni del torinese dello stesso colore politico. Non è un problema di bandiere, è un problema di persone. Se si continua a essere rigidi, chiusi, allora vuol dire che questa giunta non va bene per questa città. Se chi governa si sente solo giocatore di una squadra e non rappresentante dei torinesi non si andrà da nessuna parte".

Anche in questo caso non manca certo la disponibilità: "Noi siamo sempre stati disponibili a sederci ad un tavolo e lavorare insieme peccato che non ci invitino. Un esempio? La questione della Ztl. Hanno invitato solo i commercianti perché gli artigiani non lavorano nel centro città. Guidare una città è un po' come guidare un'auto: se dai una sterzata improvvisa non governi più la vettura e così vale per le amministrazioni. Bisogna avere la capacità di amministrare, anche inserendo delle correzioni ma in modo leggero, coinvolgendo le gente ed aiutandola ad essere partecipe del cambiamento. Ci vuole programmazione a medio e lungo termine e non pensare solo a far quadrare il bilancio in nome di qualsiasi prospettiva di sviluppo".

"Non bisogna avere atteggiamenti ostili verso chi vuole venire ad investire nella nostra città e quanto successo con il Salone dell'Auto ne è un esempio evidente" dice il presidente degli industriali torinesi Dario Gallina. "Un atteggiamento dannoso tanto più per una città come la nostra che già vive un momento di difficoltà. Bisogna fare una programmazione, chiedersi dove si vuole portare questa città nel 2030, investire sulla connessione con l'Europa, sulle reti fisiche digitali, il 5G. Partire alle nostre filiere di eccellenza come l'automotive e l'aerospazio per cogliere le nuove prospettive. Ci deve essere una responsabilità oggettiva nel cogliere le opportunità".

Per Gallina "Torino ha le carte in regola per tornare a correre: abbiamo 110 mila studenti che hanno scelto questa città per studiare, un'offerta culturale ampia che bisogna valorizzare. Non è una città in svendita ma un luogo che può offrire grandi opportunità a chi vuole investire da una posizione al centro dell'Europa. Certo, in questo momento non è una città propriamente sexy, ma la moda è nata qui, sapremo scegliere l'abito giusto per ripartire". Sulle scelte politiche dell'amministrazione di Chiara Appendino, il presidente degli industriali torinesi si limita a dire: "Noi lavoriamo con l'amministrazione che c'è, siamo critici ma propositivi. Siamo al servizio della città perché quello che ci sta a cuore è far crescere Torino".



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