AGI - Il biglietto per Addis Abeba? " C'è una spiegazione. Era atteso alla conferenza dei servizi in Africa che riguardava l'impresa del carbon credit. Successivamente quel meeting si è tenuto in videoconferenza". Queste sono le parole di Sergio Cola, legale di Valter Lavitola, in un'intervista al Corriere della Sera dopo che ieri il gip di piazzale Clodio, Iole Moricca, ha rigettato la richiesta degli arresti domiciliari per l'imprenditore, accusato di aver organizzato l'attentato al conduttore Rai Sigfrido Ranucci, prolungando la sua permanenza nel carcere di Rebibbia.
Ranucci era al corrente del piano? "Qui torniamo al mio 'no comment' - ha aggiunto l'avvocato - Per quanto enfatizzato, corrisponde a verità. Il mio è un silenzio senza ambiguità, leale verso la Procura. Non posso riferire quello che è stato detto in cinque ore di interrogatorio. D'accordo con i magistrati ho divulgato solo lo stretto indispensabile del contenuto, in merito al quale, peraltro, si dovranno fare ulteriori approfondimenti e che dunque dovrà restare riservato".
L'istanza rigettata
Secondo l'ordinanza del gip, Valter Lavitola deve rimanere in carcere perché "rimane totalmente immutato il rischio di azioni recidivanti - anzi aggravato dalle stesse dichiarazioni dell'indagato che hanno ulteriormente evidenziato la disinvoltura criminale con cui ha programmato l'atto intimidatorio che, comunque, anche seguendo la sua tesi -, allo stato priva di qualsivoglia riscontro -, avrebbe dovuto essere compiuto mediante l'uso di armi; che parimenti immutato deve ritenersi il pericolo di inquinamento probatorio a fronte del fatto che l'indagato anche in sede di interrogatorio ha confermato di godere di una fitta e ramificata rete di contatti, sicché è di tutta evidenza che la sostituzione della misura cautelare agevolerebbe non solo i suoi contatti con Clesio Tavares ancora in libertà (trovandosi in Africa), ma consentirebbe di corroborare la sua tesi difensiva, ostacolando le ulteriori eventuali indagini che il pm intenda compiere".
Lavitola al gip: "Sono io il mandante dell'attentato a Ranucci". "Lui sapeva? Non rispondo"
Nelle carte, il gip di Roma ha rilevato come Valter Lavitola, "pur ammettendo di essere il mandante dell'azione delittuosa, ha cercato di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell'organizzazione dell'azione criminosa - negando di essere a conoscenza delle modalità di esecuzione concretamente messe in atto, negando di avere svolto il sopralluogo in data 15/9/2025 -, e ha offerto un movente diverso, volto evidentemente a dimostrare come avesse agito esclusivamente nell'interesse della persona offesa e non anche per fini personali".
Infine, giovedì 13 agosto è stata consegnata all'amministratore delegato Rai, Giampaolo Rossi, la relazione del Comitato etico che ha concluso l'analisi della vicenda relativa a Sigfrido Ranucci. Secondo quanto si apprende da fonti Rai, l'Ad valuterà nei prossimi giorni. Il contenuto della relazione, che è secretato, non determinerà però - sempre secondo quanto viene riferito - automatismi sulla scelta editoriale relativa all'eventuale sostituzione del giornalista alla conduzione di 'Report'.