Nove anni fa la strage di Lampedusa

Nove anni fa la strage di Lampedusa

Il drammatico naufragio provocò la morte di 368 persone, tra cui 83 donne e 9 bambini. Da gennaio si contano 1400 migranti morti.

Migranti 9 anni fa strage Lampedusa mediterraneo

© Alessandro Serranò / Agf 
- Migranti a Lampedusa

AGI - Oggi Giornata nazionale della memoria e dell'accoglienza nel nono anniversario del drammatico naufragio avvenuto al largo di Lampedusa nel 2013 e che provocò la morte di 368 persone, tra cui 83 donne e 9 bambini. Dopo quella tragedia circa 25 mila migranti e rifugiati hanno perso la vita nel Mediterraneo, dei quali quasi 20 mila lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Solo nel 2022, sono già 1.400 le persone morte o disperse nel Mediterraneo. Di queste, l'84% sulla rotta del Mediterraneo centrale che si conferma come una delle più attive e pericolose a livello globale.

L'Organizzazione internazionale per le migrazioni e l'Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), e il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef), sono presenti oggi a Lampedusa con il Comitato 3 Ottobre, le organizzazioni della società civile, i rappresentanti delle istituzioni governative locali, nazionali ed europee per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita nel tentativo disperato di trovare sicurezza e protezione in Europa.

Hanno inoltre aderito alle attività organizzate dal Comitato 3 Ottobre nell'ambito del progetto Welcome Europe, con l'obiettivo di promuovere nelle giovani generazioni italiane ed europee una cultura di solidarietà, accoglienza e dialogo, fondata sul rispetto dei diritti umani e dell'imperativo umanitario e giuridico di salvare vite in mare. Gli ultimi naufragi nel Mediterraneo ci ricordano, infatti, "quanto sia necessario rafforzare la capacità di ricerca e soccorso a livello regionale". 

"E' inaccettabile che bambini, donne e uomini, persone in fuga da guerre, violenze e persecuzioni, continuino a perdere la vita nel Mediterraneo", sottolinea Chiara Cardoletti, Rappresentante dell'Unhcr per l'Italia, "l'Europa deve dotarsi di un meccanismo più prevedibile e efficiente guidato dagli Stati per la ricerca e il salvataggio in mare e fare in modo che chi arriva in cerca di protezione possa trovarla e ricostruire la propria vita in dignità". Oim, Unhcr e Unicef ribadiscono il loro apprezzamento "per il prezioso lavoro di soccorso in mare effettuato dalla Guardia costiera italiana, dalle Ong e dai comandanti delle navi commerciali. Senza il loro prezioso contributo il numero di morti e dispersi sarebbe molto più alto. Ma ribadiscono l'importanza di ampliare i canali sicuri e regolari di asilo e migrazione per garantire alternative sicure all'attraversamento in mare.

"Alla luce del continuo numero di tragedie alle quali ancora assistiamo, in questa giornata è importante ribadire come la salvaguardia della vita umana sia prioritaria rispetto a tutte le altre considerazioni afferenti la gestione del fenomeno migratorio e che il soccorso di persone in difficoltà è un principio fondamentale di umanità e solidarietà, e che deve essere supportato e promosso a tal fine sia il lavoro degli Stati sia il prezioso contributo delle ONG presenti nel Mediterraneo", afferma Laurence Hart, Direttore dell'Ufficio di Coordinamento Oim per il Mediterraneo.

"Ancora oggi tra rifugiati e migranti che attraversano il Mediterraneo Centrale contiamo molti minorenni, tra cui tante ragazze, spesso tra i soggetti più esposti al rischio di sfruttamento e violenza. Un'accoglienza adeguata, la presa in carico dei casi più vulnerabili, il reinserimento scolastico e l'inclusione sociale, compreso il contrasto alla discriminazione, restano la chiave per consentire loro un nuovo percorso nella società d'accoglienza" sostiene Sarah Martelli, Coordinatrice Unicef per la risposta in Italia.