La strage di migranti nel mare di Lampedusa e quel "mai più" tradito

La strage di migranti nel mare di Lampedusa e quel "mai più" tradito

Il 3 ottobre 2013 morirono 368 persone. Da allora, per Unhcr e Oim, 20 mila le vittime. Sollecitate una Giornata europea della memoria e dell'accoglienza e la cancellazione dei decreti sicurezza

anniversario strage migranti lampedusa

 La corona di fiori lanciata nel mare di Lampedusa in memoria delle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013

Sette anni fa il naufragio che indignò l'Europa venuta al capezzale di Lampedusa per dire "mai più". Invece di stragi e naufragi ce ne sono stati anche dopo. Tanti. Tantissimi. Il 3 ottobre 2013, a poche centinaia di metri dall'isola, a circa mezzo miglio, un barcone con a bordo 500 migranti è affondato provocando la morte di 368 uomini, donne e bambini.

Il sindaco Totò Martello ha lanciato una corona di fiori in mare, nel punto dove, a mezzo miglio dall'isola, si è consumato il dramma. Poco prima un momento di preghiera interreligioso, davanti alla Porta d'Europa che si affaccia al Mediterraneo e ricorda la naturale vocazione di Lampedusa a essere frontiera tra Africa ed Europa, ma anche istanza pressante, perché di questa vocazione si faccia carico  l'intera Unione europea.

Tutti con in mano mazzi di fiori da lanciare nel Mare Nostrum per non dimenticare, anche in questa Giornata nazionale della memoria e dell'accoglienza che si chiede diventi europea, quei morti e le ragioni di un impegno.

Quel drammatico naufragio, ricordano Unhcr e Oim, "provocò dolore e indignazione, e mobilitò una risposta di ricerca e soccorso in mare senza precedenti che nel corso degli anni si è però nettamente indebolita. Dal 3 ottobre 2013 hanno perso la vita nel Mediterraneo oltre 20 mila persone.  Non possiamo accettare che donne, bambini e uomini in fuga dalla violenza continuino a perdere la vita in mare per una carenza di mezzi di soccorso".

Non è sostenibile, per le due organizzazioni umanitarie, che il soccorso in mare "sia delegato al lavoro della Guardia costiera italiana, a poche organizzazioni non governative e a mercantili che non sono attrezzati per il salvataggio e il trasporto di persone vulnerabili. Come non è sostenibile che solo agli stati costieri sia lasciato l'onere esclusivo dell'accoglienza di chi arriva via mare. Occorre un piano comprensivo che coinvolga tutti gli Stati membri dell'Ue, dal salvataggio all'accoglienza".

"Il 3 ottobre non è un giorno come tutti gli altri", è il titolo di un breve video diffuso. Una iniziativa del Comune di Lampedusa e Linosa, ente capofila del progetto europeo "Snapshots from the Borders", che coinvolge 35 partner di 13 Paesi Ue (comprese 19 città e isole di confine, impegnate in prima linea sul fronte dell'accoglienza e dell'integrazione), con il sostegno di Uclg, organizzazione che riunisce le città, i governi locali e le associazioni municipali di tutto il mondo.

Il video rievoca l'immagine di "mare calmo" per ribadire il valore della "memoria collettiva" di quella tragedia e sostenere la campagna "No More Bricks in the Wall" del progetto Snapshots affinché il 3 ottobre diventi Giornata europea della memoria e dell'accoglienza. "Bisogna affrontare il tema dei flussi migratori entrando nel merito degli aspetti reali - sollecita ancora il sindaco Martello - evitando di lasciarlo alle strumentalizzazioni della ricerca del consenso politico". 

“Chiediamo un cambio di rotta: la modifica sostanziale - affermano Cgil, Cisl e Uil - dell'accordo di Dublino, una nuova riforma della normativa in materia di immigrazione nel nostro Paese, a partire dalla cancellazione dei decreti sicurezza".