Coronavirus, cresce una mutazione più infettiva ma meno letale

Coronavirus, cresce una mutazione più infettiva ma meno letale

Queste le conclusioni del medico di malattie infettive Paul Tambyah, consulente presso l'Università Nazionale di Singapore e presidente dell'International Society of Infectious Diseases

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© AFP -  

(AGI) - Singapore, 19 ago. - Una mutazione sempre più comune del nuovo coronavirus trovato in Europa, Nord America e parti dell'Asia potrebbe essere più contagiosa ma sembra essere meno mortale. Queste le conclusioni del medico di malattie infettive Paul Tambyah, consulente presso l'Università Nazionale di Singapore e presidente dell'International Society of Infectious Diseases.

"Le prove - spiega Tambyah - suggeriscono che la proliferazione della mutazione D614G in alcune parti del mondo ha coinciso con un calo dei tassi di mortalità, il che potrebbe implicare che il virus sia meno letale". L'esperto sostiene che la maggior parte dei virus tende a diventare meno virulenta a seguito delle numerose mutazioni.

"È nell'interesse del virus - continua lo scienziato - infettare più persone, ma allo stesso tempo evitare di provocare il decesso dell'ospite, dato che la sopravvivenza di quest'ultimo assicura nutrimento e riparo al parassita". I vertici dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) affermano che la mutazione, che circola da febbraio, è ormai predominante in Europa e nelle Americhe.

Il direttore generale della salute della Malesia, Noor Hisham Abdullah, ha sollecitato una maggiore vigilanza pubblica dopo che le autorità hanno rilevato tale mutazione. "Questa variante - dichiara Sebastian Maurer-Stroh, dell'agenza per la scienza, la tecnologia e la ricerca di Singapore - eèstata rintracciata anche nella città-stato, ma le misure di contenimento hanno impedito la diffusione su larga scala".

Secondo i risultati di alcuni studi, il ceppo D614G sarebbe fino a 10 volte piu' contagioso e i vaccini attualmente in fase di sviluppo potrebbero non essere efficaci contro questa mutazione, ma non tutti gli esperti concordano con tali conclusioni. "Non credo che la mutazione possa alterare tanto il virus da rendere il vaccino inefficace - commenta Tambyah - le varianti sono quasi identiche e non sembrano aver modificato il modo in cui il sistema immunitario interagisce con i recettori, pertanto non credo che il processo di immunizzazione possa non essere adeguato per entrambi i ceppi".