Come si vive "il ritorno al lavoro" a Codogno

Come si vive "il ritorno al lavoro" a Codogno

"Come un astronauta che torna sulla terra", e con i dubbi sulla ritrovata libertà. Nuova puntata del diario di Gabriele, dalla cittadina lombarda, raccolto da Manuela D'Alessandro

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Codogno in isolamento

È arrivato il foglio bianco della libertà, ma con un punto interrogativo. Potrò andare a lavorare già oggi dopo che Codogno è diventata come il resto della Lombardia? Fino a ieri sera non si capiva niente. Mi metto in auto 'alla cieca' finché non appare sulla app del comune il modello di auto-certificazione necessario per passare eventuali blocchi.

Rieccomi, dopo due settimane di clausura, un lavoratore pendolare sulla tratta Codogno-Piacenza. Viaggio liscio, solo una pattuglia della polizia per i controlli sul ponte del Po. E sì, ora che mi avvicino al rientro un po’ di emozione c’è.

Sono state solo due settimane di assenza, eppure la sensazione è quella  di un astronauta al ritorno sulla terra. Troppo intenso quello che c'è stato per ritrovare tutto uguale. Non ho la tuta e il casco, ma mascherina, guanti e amuchina. I sorrisi dei colleghi che mi accolgono brillano anche a un metro di distanza. Gli sono mancato e loro a me.

La ‘terra’ non è come l’avevo lasciata. I clienti sono pochi rispetto al solito e la maggior parte sembra non rendersi conto che tra noi ora c’è il coronavirus. Nessuna protezione, qualche battuta sul fatto che “è solo un’influenza”. Nella mia rivendita di auto invece ci siamo attrezzati e nessuno sgarra alle regole anti-contagio. Oggi faccio l’orario ‘corto’, esco prima.

Tornando al mio paese, penso che la situazione non mi convince da qualsiasi parte la soppesi. Se siamo ancora contagiosi perché farci uscire proprio ora che i dati stavano migliorando? E se invece se non lo siamo più perché catapultarci in un mondo dove la quarantena non è stata fatta e, quindi, pericoloso per noi? Mentre il cielo si scurisce sulle campagne, il foglio bianco della libertà è pieno di punti interrogativi.