La scuola multietnica visitata da Mattarella

L'istituto Daniele Manin si trova nel cuore dell'Esquilino, la Chinatown romana. Il capo dello Stato vi si è recato per lanciare un messaggio deciso di fronte alla psicosi da coronavirus

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Orgoglio e pregiudizio. L'orgoglio di una scuola multietnica dove tutti si sentono uguali e il colore della pelle non conta. Il pregiudizio di chi, da qualche giorno, diserta i negozi di vestiti, scarpe e articoli per la casa ed evita ristoranti e take away, di solito pieni. C'è questo, e molto altro ancora, dentro e intorno al vecchio edificio che ospita l'Istituto Comprensivo Statale "Daniele Manin" a Roma. Quello scelto stamattina dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per una visita a sorpresa carica di significati simbolici nei giorni della psicosi coronavirus.

È il cuore dell'Esquilino, la Chinatown romana. A destra la silhouette imponente di Santa Maria Maggiore, di fronte una caserma della Guardia di finanza, in mezzo questa scuola - materna, elementari e medie - frequentata da poco meno di 800 alunni dai 3 ai 14 anni. Il 45%, dice l'anagrafe, immigrati, "molti di seconda e terza generazione. Cinesi certo, ma anche indiani, bengalesi e di altre nazionalità", dice la preside Manuela Manferlotti, seduta dietro la sua scrivania ingombra di carte.

Una visita a sorpresa

"Abbiamo saputo tutto all'ultimo momento - racconta all'AGI - solo stamattina. I ragazzi, bravissimi, hanno fatto appena in tempo a fare dei disegni e a preparare dei cartelloni". Quello con mani di diverso colore e sopra la scritta 'la scuola è aperta a tutti', articolo 34 della Costituzione, l'hanno regalato al presidente e a sua figlia Laura. "È stata una visita rapida ma intensissima - spiega la dirigente - che ha emozionato i nostri alunni. E tutti, ma proprio tutti, alla fine hanno cantato con lui l'inno di Mameli".

Rita Arseni, che qui insegna tecnologia, confessa di essere rimasta molto colpita "dalla estrema disponibilità del presidente", dalla "semplicità del suo approccio" con i ragazzi e "dall'empatia che si è subito creata. Ha visitato alcuni classi. Con i più piccoli ha parlato dei viaggi di Gulliver, tutti gli hanno voluto stringere la mano e dimostrato rispetto ma non timore".

Le bandiere italiane, le tele realizzate dai ragazzi appese ai muri, gli scaffali carichi di vecchi volumi, le lavagne con gli avvisi e le locandine di corsi: dopo l'inatteso fuori programma la vita scolastica è ripresa come tutti i giorni. Effetti dell'allarme coronavirus? "Da noi niente - assicura Manferlotti - nessuno è rimasto a casa. Ma solo il fatto che qualcuno si ponga il problema e che evochi improbabili 'quarantene' è grave. Al presidente ho chiesto 'Non ci abbandoni'. Non capiamo come possa esserci tanta superficialità. Non concepiamo che si possa discriminare qualcuno. Noi facciamo il nostro lavoro da anni, senza pensare a dove sono nati i nostri studenti".

La parola d'ordine resta inclusione, e in quest'ottica "sulla base degli elementi avuti dal ministero della Salute stiamo pensando anche a un vademecum, a una raccolta di informazioni e consigli che aiutino a gestire la situazione Perché alla fine il nemico è sempre lo stesso: l'ignoranza. Anche se gli dai nomi diversi". 



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