Quali partiti se la passerebbero davvero male se si dovesse tornare alle urne?

Crescono ancora M5s e Lega, mentre Forza Italia perde quota. Ma chi è in caduta libera è qualcun altro 

Quali partiti se la passerebbero davvero male se si dovesse tornare alle urne?
 Foto: Francesco Fotia / AGF
 Quirinale

Con molta probabilità, nemmeno questo secondo giro di consultazioni (che si conclude oggi con le audizioni dei soggetti “istituzionali”, ossia i presidenti emeriti della Repubblica e quelli attuali di Camera e Senato, avrà come risultato la nomina di un presidente del Consiglio incaricato da parte del Capo dello Stato.

Più probabilmente Mattarella si troverà di fronte a un quadro sostanzialmente identico a quello di una settimana fa, ossia una situazione di veti incrociati che impediscono di individuare una soluzione politica a breve termine.

Due appuntamenti importanti

Ma il Presidente prenderà certamente atto di una evidenza ormai lampante: e cioè che i partiti stanno in realtà prendendo tempo in attesa di due delicati appuntamenti elettorali. Nell’arco di poco più di due settimane, infatti, si voterà per le elezioni regionali: in Molise il 22 aprile e una settimana dopo (domenica 29 aprile) in Friuli-Venezia Giulia. Per i “due vincitori” del 4 marzo, Di Maio e Salvini, aspettare i risultati di queste elezioni conviene doppiamente.

Il Molise potrebbe essere – visti i risultati ottenuti alle Politiche – la prima regione amministrata dal Movimento 5 Stelle, mentre in Friuli-Venezia Giulia i sondaggi danno il candidato del centrodestra, il leghista Fedriga, largamente in vantaggio. Potersi intestare una vittoria a testa, in queste due regioni, darebbe a Di Maio e Salvini una nuova, ulteriore “legittimità” a porsi come soggetti attorno al quale dovrà nascere il prossimo esecutivo nazionale.

Come vanno i sondaggi?

E del resto l’andamento dei sondaggi, come rivela la nostra Supermedia di questa settimana, continua a vedere proprio questi due partiti con il vento in poppa. Il M5S è anche questa settimana intorno al 34%, mentre la Lega sfonda, seppure di un soffio, il tetto del 20%, consolidandosi al secondo posto e staccando il Partito Democratico – incollato al 18% – di poco più di due punti. Per contro, scendono sia Forza Italia (per la prima volta sotto il 12%) che Fratelli d’Italia, il che fa sì che il centrodestra nel suo insieme scenda al 36,6%, leggermente al di sotto del dato ottenuto il 4 marzo.

Chi invece appare nettamente in difficoltà è la sinistra: Liberi e Uguali scende al 2,9%, sotto la soglia decisiva del 3%. Come abbiamo detto la settimana scorsa è improbabile che si ritorni alle urne in tempi brevi sperando che la situazione cambi. Ma comunque si tratta di un segnale poco rassicurante per LeU, come pure lo è per PD e alleati il 21% in cui si ritrova l’area di centrosinistra nel suo complesso.

Gli scenari

Quali scenari si aprono, quindi? Qualche indicazione può venire dall’analisi degli orientamenti degli elettori. Molto interessante, da questo punto di vista, è ciò che emerge dai sondaggi realizzati da tre differenti istituti: SWG, Demos ed Ipsos.

Partiamo dal primo, datato 6 aprile: un accordo di governo tra M5S e Lega è ritenuto “giusto” o “auspicabile” dal 44% degli italiani, quasi la metà. Due notizie: la prima, è che tale percentuale risulta in netto aumento rispetto a quella rilevata una settimana prima dallo stesso istituto (38%); la seconda notizia è che gli elettori sia del M5S che della Lega sono largamente favorevoli a questa alleanza. E di questo i leader dei rispettivi partiti difficilmente possono non tenere conto.

Che l’esito finale sia quello di un accordo tra queste due forze (e non, come auspicato ieri da Salvini dopo l’incontro con Mattarella, tra M5S e tutto il centrodestra) è ritenuto del resto lo scenario più plausibile: sempre secondo SWG, il 43% degli italiani gli assegna una probabilità maggiore del 50%. Altre ipotesi, prima tra tutte quella di un governo “istituzionale”, fanno registrare percentuali di “plausibilità” inferiori.

I numeri di Ipsos riguardano il gradimento dei leader: sono proprio Salvini e Di Maio a far registrare non solo i due valori più alti (43 e 45 per cento di giudizi positivi, rispettivamente) ma anche l’aumento maggiore rispetto al periodo pre-elettorale. Vuol dire che gli elettori hanno particolarmente apprezzato l’atteggiamento tenuto dai leader di M5S e Lega nella fase post 4 marzo. Dati confermati dalla stessa SWG, secondo cui il 40% ritiene che Salvini abbia agito positivamente, mentre il 35% pensa lo stesso di Di Maio – e tutti gli altri leader ottengono percentuali molto inferiori.

Infine, l’istituto Demos di Ilvo Diamanti ha chiesto agli elettori dei vari partiti quanto si sentano vicini (o lontani) agli altri partiti. Ne vien fuori che circa un quarto degli elettori della Lega (il 26%) si sente vicino al M5S, e una percentuale analoga (il 23%) di quelli del M5S si sente vicino alla Lega. Per contro, tra gli elettori del PD nessun altro partito raggiunge “percezioni di vicinanza” analoghe (M5S e LeU si fermano al 14%). Lo stesso sondaggio, indagando più a fondo le preferenze degli elettori 5 Stelle, non solo ha confermato che l’accordo con la Lega è lo scenario preferito (38% contro il 23% di un ipotetico accordo M5S-PD) ma anche che Salvini gode di giudizi positivi da oltre 4 elettori pentastellati su 10 (il 42%).

Insomma, posto che – comprensibilmente – prima che si voti in Molise e Friuli-Venezia Giulia vedremo ancora molto tatticismo all’opera, sembra che l’elettorato sia piuttosto maturo e pronto perché la politica prenda una certa direzione. Bisogna vedere se (e quando) i leader dei partiti sceglieranno di trarne le conseguenze.



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