I sondaggi sui partiti a un mese dalle elezioni europee

La nostra Supermedia tra i sondaggi politici della settimana in vista delle Europee del 26 maggio: gli effetti dello sbarramento al 4 per cento previsto per i partiti in Italia

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Flavio Lo Scalzo, Flavio Lo Scalzo, Alessandro Serrano', Flavio Lo Scalzo, Claudia Greco/Agf
Di Maio, Salvini, Zingaretti, Berlusconi, Meloni

Manca meno di un mese alle elezioni Europee con cui l’Italia e gli altri 27 paesi dell’UE (compreso il Regno Unito) eleggeranno i loro rappresentati al Parlamento Europeo. Sono stati depositati – e ammessi – i simboli di 18 diverse liste, ma solo una parte di queste riuscirà effettivamente ad eleggere degli europarlamentari. Il motivo risiede nei meccanismi della legge elettorale, che in Italia prevedono una soglia di sbarramento del 4%: solo i partiti che otterranno più del 4% dei voti validi sull’intero territorio nazionale avranno quindi diritto ad eleggere dei loro esponenti a Strasburgo. Ma quali saranno questi partiti?

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Per rispondere a questa domanda è necessario guardare ai sondaggi, e la nostra Supermedia di questa settimana ha un occhio di riguardo proprio per l’appuntamento elettorale del prossimo 26 maggio. Un rapido sguardo ai dati dei partiti è sufficiente a mostrare come la situazione sia rimasta tutto sommato stabile nelle ultime settimane: nonostante un lieve calo, la Lega è ancora il primo partito con il 32,3% dei consensi, esattamente 10 punti in più del Movimento 5 Stelle (22,3%) che a sua volta conserva un vantaggio molto ridotto – appena un punto – sul Partito Democratico (21,3%). Forza Italia (9,5%) e Fratelli d’Italia (5%) sono gli unici altri due partiti al momento sopra il 4%, mentre Più Europa, La Sinistra e gli ecologisti di Europa Verde si trovano al di sotto di tale soglia.

 

 

Quelle che abbiamo appena visto sono le intenzioni di voto “generiche”, o meglio la stima di come voterebbero gli italiani se domani ci fosse un’elezione nazionale. Ma alcuni istituti di sondaggio hanno posto due domande differenti allo stesso tempo: sia le intenzioni di voto in caso di ipotetiche elezioni Politiche anticipate, sia quelle per le Europee. Per la precisione, si tratta degli istituti Tecnè e Demopolis.

I due istituti concordano in particolare su due elementi: a parità di campione di intervistati, alle Europee non solo vi sarebbe una partecipazione inferiore rispetto alle Politiche (il che del resto trova conferma nei dati storici di affluenza), ma sarebbe anche leggermente diverso il comportamento di voto. Anche se le variazioni sono minime, abbiamo scelto di mostrare anche questi dati in una Supermedia in “edizione speciale”, accompagnandola con una stima della distribuzione dei 73 seggi spettanti agli eurodeputati italiani.

 

 

Come si è detto, solo 5 liste supererebbero la soglia di sbarramento: si tratta di Lega, M5s, PD, Forza Italia e FDI. Nel grafico seguente vediamo che anche la Südtiroler Volkspartei (SVP) conquista un seggio: lo si deve ad una norma della legge elettorale dedicata ai partiti che rappresentano minoranze linguistiche, e che prevede il collegamento con una lista nazionale e l’elezione del candidato che ottenga almeno 50.000 preferenze; nel nostro caso – visto che alle ultime Europee il candidato della SVP ne aveva ottenute oltre 90.000 – abbiamo ipotizzato che questo seggio scatti, e che ciò avvenga a scapito di Forza Italia (con cui la SVP ha siglato il collegamento in nome della comune appartenenza al Partito Popolare Europeo).

 

 

Nella nostra simulazione, l’effetto della soglia di sbarramento farebbe sì che molti voti (circa il 10%) vadano dispersi, a beneficio dei partiti maggiori: in particolare Lega e Movimento 5 Stelle, che conquisterebbero 44 seggi su 73. Se le proporzioni dei gruppi nel prossimo Parlamento Europeo rispecchiassero quelli italiani qui ipotizzati, non sarebbe possibile una riedizione della maggioranza che ha espresso la Commissione uscente, formata da socialisti (rappresentati in Italia dal PD), popolari (a cui sono iscritti Forza Italia e SVP) e liberali. Vi sarebbe bensì una maggioranza “sovranista”, composta dai partiti nazionalisti e conservatori di cui fanno parte Lega e FDI.

Tuttavia, questa sembra essere un’ipotesi molto remota, dal momento che gli equilibri negli altri paesi europei – come si è visto anche nelle recenti elezioni in Spagna – sono molto diversi da quelli italiani. Di sicuro il dato della Lega mette il partito di Matteo Salvini in condizione di poter competere per il primato di maggior partito europeo per numero di europarlamentari eletti; un primato che alle precedenti Europee, nel 2014, andò a un altro partito italiano, il PD guidato da Matteo Renzi. Oggi come allora, la sfida è con il partito cristiano-democratico tedesco della cancelliera Angela Merkel: secondo i sondaggi più recenti, la CDU dovrebbe portare in dote al PPE 28 europarlamentari, solo due in più di quelli della Lega. Un’altra “sfida nella sfida” che sarà interessante tenere d’occhio il 26 maggio.

Alcuni sollevano dei dubbi sull’effettiva consistenza elettorale della Lega. Un dato nazionale superiore al 30% – come quello che la nostra Supermedia registra ormai da molti mesi – implicherebbe un consenso comunque superiore al 10% nelle regioni meridionali, storico tallone d’Achille del partito di Salvini. In realtà, potrebbe trattarsi di una possibilità concreta, come hanno dimostrato non solo le recenti elezioni regionali (in Abruzzo, in Sardegna e infine in Basilicata) ma anche il primo turno di elezioni comunali che si è svolto domenica scorsa in Sicilia.

In questa occasione la Lega ha ottenuto, nei 7 comuni con più di 15.000 abitanti in cui si è votato, un consenso che va dall’8 al 13 per cento, a fronte di un dato regionale, in occasione delle Politiche 2018, di poco superiore al 5%. Se le comunali di domenica scorsa fossero indicative del rapporto tra il consenso della Lega in Sicilia un anno fa e quello odierno, potremmo effettivamente aspettarci alle prossime Europee uno sfondamento del muro del 10% da parte della Lega anche al Sud, un evento che non si era mai verificato in un’elezione su scala nazionale.



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