COME FUNZIONA LA UE

Una guida alle istituzioni europee in vista delle elezioni del 26 maggio 2019

Perché occuparsi di Europa

A fine maggio tutti i cittadini dell’Unione europea saranno chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti nel Parlamento Ue. Un appuntamento che cade a 40 anni esatti dalle prime elezioni europee a suffragio universale, nel 1979. Saranno anche le prime senza il Regno Unito, se la Brexit sarà finalizzata – come previsto – entro il 29 marzo. Perciò queste elezioni si svolgeranno in una fase cruciale per il futuro dell’Europa.

Con l’abbandono di uno dei paesi più grandi è tutto da capire che percorso prenderà la costruzione europea. Maggiore o minore integrazione tra i paesi membri? Mantenimento della governance attuale a 28 (27 con l’uscita del Regno Unito) o prosecuzione verso accordi tra gruppi di paesi su materie strategiche?

L’uscita del Regno Unito apre una fase di transizione per il sistema istituzionale Ue.

Si tratta di un processo in corso di definizione, di cui è molto difficile prevedere l’esito. Perciò occuparsi di come funzionano l’Ue e le sue istituzioni diventa ancora più importante per comprenderne le evoluzioni future.

A questi temi di solito non viene riservata un’attenzione particolarmente significativa. Le elezioni europee, ad esempio, sono state spesso affrontate dalla classe politica, dai media e dall’opinione pubblica come un appuntamento lontano, dove far pesare rapporti di forza nazionali. Una percezione che storicamente si è riflessa in una minore partecipazione rispetto alle elezioni politiche.
 


Negli anni '80, in un sistema di partiti ancora molto strutturato, la differenza tra la partecipazione alle politiche e quella alle europee era più contenuta di quella attuale. Ma era già comunque significativa: nelle prime votava l'88% dell'elettorato, nelle seconde circa l'82-83% (circa sei punti percentuali in meno). Nei decenni successivi il divario si è progressivamente allargato. Alle europee del 2014 ha votato il 59% degli elettori, oltre 16 punti in meno rispetto alle politiche dell'anno precedente, ma anche 14 punti al di sotto di quelle del 4 marzo 2018.

58,69% è la percentuale di elettori che sono andati a votare alle europee del 2014 in Italia.

Dati che possono indicare almeno due cose. Da un lato, una resistenza nel considerare quello europeo come un ambito decisivo della nostra vita pubblica. In realtà è già a quel livello (o comunque anche a quel livello) che passano quasi tutte le decisioni più importanti. Ad esempio nelle materie dove i singoli stati da soli avrebbero meno influenza in un contesto globale (come il commercio).

Dall'altro, pesa la percezione di avere poca influenza sul processo decisionale dell'Unione europea, emersa anche nelle ultime indagini di Eurobarometro.
 


Su questa distanza incide anche la poca consapevolezza di che cosa succede in Europa e di come funziona la politica a livello continentale. Consiglio europeo, consiglio dell'Unione europea, commissione, Parlamento: istituzioni con precisi ruoli e funzioni, dei quali spesso non c'è sufficiente conoscenza. Perciò nel corso di questo report andremo a approfondire meglio l'Unione europea, le sue competenze e il funzionamento delle sue istituzioni politiche.
 

Che cos'è l'Unione europea

L'Ue è l'unione economica e politica che attualmente raccoglie 28 paesi europei, dal Portogallo all'Estonia, dalla Finlandia a Malta. Il suo scopo è dotare l'Europa di politiche comuni nei settori strategici per il continente. Ad esempio, il mantenimento dello spazio comune europeo, in cui sia garantita la libera circolazione dei cittadini europei e delle merci, dei servizi e dei capitali.

Nella denominazione attuale di Unione europea è stata fondata con il trattato di Maastricht del 1992. Ma le sue origini risalgono agli anni '50 quando 6 paesi appena usciti dalla guerra da fronti opposti misero in comune la produzione del carbone e dell'acciaio, cioè le risorse necessarie per eventuali riarmi.

6 sono i paesi fondatori della Comunità europea del carbone e dell'acciaio: Italia, Germania ovest, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo.

L'integrazione europea ha quindi preso il via dalla necessità di garantire la pace nel continente e la sua ricostruzione economica e industriale. Con la globalizzazione, le sfide sono in parte cambiate. In un mondo dove la popolazione aumenta ed emergono nuove potenze mondiali, il peso dei singoli stati europei, anche dei più grandi, è diventato sempre più marginale. A partire dalla consistenza demografica.
 

 


3 dei 4 maggiori paesi europei, da soli, rappresentano ormai meno dell'1% della popolazione mondiale. L'unico che resta ancora poco sopra l'1% è la Germania. Ma è un dato molto contenuto se confrontato con la popolazione degli stati più grandi del mondo.
 


Sono anche questi i dati che negli anni hanno incoraggiato il processo di integrazione. Presi insieme i paesi Ue hanno un peso demografico, economico e commerciale molto più rilevante. Attualmente gli stati membri sono 28, e scenderanno a 27 al momento dell'uscita del Regno Unito. Nell'Unione europea vive circa mezzo miliardo di persone, cioè il 6,8% della popolazione mondiale.

513 i milioni i cittadini dell'Unione europea (scenderanno a 447 milioni con l'uscita del Regno Unito).

Dopo gli Stati Uniti, l'Ue è il maggior contributore al pil mondiale. Nel 2016 gli Usa hanno prodotto il 25% del pil nominale globale, i 28 stati Ue il 22% (in calo rispetto al 30% del 2006), la Cina il 15% e il Giappone il 7%.

L'Ue è anche la prima potenza commerciale del mondo in termini di servizi e la seconda per i beni.
 


Per queste ragioni è importante capire di cosa si occupa l'Ue. Perché è la premessa per comprendere come vengono prese le decisioni che riguardano il continente e da chi.
 

I poteri e le competenze dell'Ue

Il trattato di Lisbona, sottoscritto nel 2007 ed entrato in vigore nel 2009, ha riformato le competenze e i poteri dell'Unione.

L'Unione europea ha competenza esclusiva sulle materie che riguardano il mercato unico europeo, l'unione doganale tra gli stati membri e la politica monetaria per i paesi che hanno l'euro come moneta. La competenza esclusiva europea si estende anche alle politiche sulla fauna e flora marina e, entro certi limiti, a quelle sul commercio e gli accordi internazionali. Significa che in queste materie solo l'Ue ha potere legislativo, gli stati membri possono solo applicare le norme europee con le leggi nazionali.

6 gli ambiti dove l'Ue ha competenza esclusiva.

L'Ue svolge un ruolo decisivo anche nelle materie di competenza concorrente. Sono settori in cui sia l'Ue che gli stati possono legiferare, ma questi ultimi possono farlo solo se l'Unione europea non ha già proposto norme in merito. Si tratta di ambiti anche molto pesanti, tra cui agricoltura, reti di trasporto transeuropee, politiche di coesione economica e sociale, energia, ricerca.

Pur senza poteri legislativi, su alcune materie l'Ue può coordinare le politiche dei paesi.

Ci sono poi settori dove i trattati assegnano all'Ue un ruolo di coordinamento delle diverse politiche degli stati. In questi ambiti non può approvare norme o contrastare quelle dei paesi membri, ad esempio nelle politiche industriali, in quelle culturali e educative, nel turismo e nella protezione civile. Ma c'è comunque una clausola di flessibilità che permette all'Ue di occuparsi di alcune materie anche oltre quanto previsto dai trattati. In particolare nel coordinamento delle politiche economiche e occupazionali e nel definire una politica estera e di sicurezza comune.
 

Un'architettura complessa

L'Unione europea ha un sistema istituzionale ibrido, visto che è molto più strutturata di un'organizzazione internazionale ma meno di una federazione di stati vera e propria. Come in un'organizzazione internazionale, infatti, molte delle decisioni più importanti passano dalle trattative tra i governi nazionali. Allo stesso tempo però l'influenza degli stati è in parte bilanciata da istituzioni che ci aspetteremmo in uno stato vero e proprio. C'è un Parlamento eletto direttamente e un governo (la commissione) che ne riceve l'approvazione. È su questo equilibrio fragile, tra interesse europeo e interessi nazionali, che si regge l'intera architettura dell'Unione.

Ed è seguendo questa logica che possiamo comprendere meglio il ruolo delle 4 istituzioni maggiormente coinvolte nel processo decisionale e legislativo:

  • il consiglio europeo, è composto dai capi di stato e di governo dell’Ue. Si riunisce almeno 4 volte l'anno e definisce le priorità e le linee generali della politica europea. Inoltre a questa istituzione spettano le nomine più importanti, dal presidente della Commissione(che dovrà poi essere approvato dal Parlamento) a quello della banca centrale europea;
  • la Commissioneeuropea è il potere esecutivo dell'Unione. Come un governo, gestisce le politiche comuni attraverso il bilancio europeo, che sottopone all'approvazione del Parlamento e del consiglio dell'Ue. Inoltre ha il monopolio dell'iniziativa legislativa: solo la Commissionepuò proporre nuove norme, come regolamenti e direttive. Per entrare in vigore dovranno essere approvate dal consiglio dell'Unione europea e dal Parlamento Ue;
  • il consiglio dell'Unione europea è composto dai ministri di ciascuno stato, che si riuniscono in base alla materia in discussione. Se si discute di politica estera, ad esempio, si incontrano i ministri degli esteri (anche se ogni paese decide in autonomia quali membri del governo far partecipare). Insieme al Parlamento è uno dei due rami legislativi dell’Ue;
  • il Parlamento europeo è l'altro organo dotato di potere legislativo. Oltre a votare sul bilancio e sulle proposte legislative insieme al consiglio dell'Ue, ha un ruolo fondamentale nell'approvazione della Commissioneeuropea. Elegge (a maggioranza dei membri) il presidente della Commissionenominato dal consiglio. La Commissionenominata ha bisogno dell'approvazione degli eurodeputati per entrare in carica, e in qualsiasi momento il Parlamento può obbligarla alle dimissioni con una mozione di censura.

Come regola generale, il consiglio europeo indica le strategie di fondo dell'Unione, ma non ha potere legislativo. Questo è rimesso alla Commissione(che propone le norme) e al consiglio dell'Ue e al Parlamento (che le discutono e votano).



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