Nell'ultima settimana i rapporti di forza tra i partiti sono un po' cambiati

Nell'ultima settimana i rapporti di forza tra i partiti sono un po' cambiati

Ha inciso la gestione della crisi sanitaria. Agli occhi degli italiani non vi è più l’attenuante della sorpresa per chi ci governa: c’è invece l’aggravante di una mancata – o comunque insufficiente – prevenzione della seconda ondata
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© AGF - Nicola Zingaretti e Carlo Calenda

Nelle ultime settimane lo scenario politico italiano sta evolvendo secondo una traiettoria simile, ma in qualche modo diversa rispetto a marzo. Simile, perché sempre più simili sono i numeri legati al Coronavirus: quelli dei contagi, dei ricoveri e dei decessi. Così come simile è anche la reazione del Governo, i cui primi provvedimenti per contrastare la diffusione del virus hanno assunto la forma giuridica dei Dpcm, contenenti misure inizialmente piuttosto blande, poi via via sempre più restrittive.

Ma ciò che è diverso è la reazione dell’opinione pubblica, che se a marzo era rimasta sorpresa e spaventata – come e più della classe politica – dalla velocità con cui la situazione era precipitata, oggi appare anche arrabbiata di fronte a una dinamica troppo simile (appunto) a quella già vissuta, e che proprio per questo sembrava non potersi più ripetere. Insomma, agli occhi degli italiani non vi è più l’attenuante della sorpresa per chi ci governa: c’è invece l’aggravante di una mancata – o comunque insufficiente – prevenzione della seconda ondata.

E anche così (forse) si spiegano le proteste  che – al netto delle infiltrazioni di estremisti e delinquenti in cerca di un pretesto per scatenare violenze gratuite – hanno avuto luogo in molte delle principali città italiane, da Napoli a Torino, da Milano a Roma.

La situazione è quindi grave, sia dal punto di vista sanitario sia per quanto riguarda la tenuta della coesione sociale e dell’opinione pubblica. Prima di vedere cosa pensano nello specifico gli italiani rispetto alla seconda ondata di Covid e ai provvedimenti per contrastarla, vediamo quali sono gli orientamenti politici generali.

La nostra Supermedia dei sondaggi vede la Lega al primo posto tra le liste con il 24,3% (-0,3% rispetto a due settimane fa). In seconda posizione c’è il Partito Democratico, che però perde quasi un punto (-0,9%). Di questo calo non sembrano beneficiare né Fratelli d’Italia (terzo partito con il 16,1%) né il Movimento 5 Stelle, anch’esso in lieve flessione (al 15,2%).

I consensi in uscita dal PD sembrano invece andare verso le due formazioni che un anno fa sono nate proprio da una scissione del partito di Zingaretti: Italia Viva di Matteo Renzi, che cresce di ben mezzo punto salendo al 3,6%, e Azione di Carlo Calenda, il cui odierno 3,3% è il dato più alto mai registrato dalla nostra Supermedia.

Se nel caso di IV una possibile spiegazione è l’atteggiamento critico verso le mosse del premier Giuseppe Conte in tema di lotta al Covid (ribadito con forza ancora oggi), nel caso di Calenda si aggiunge un possibile “effetto annuncio” dopo la sua candidatura a sindaco di Roma. Tutti gli altri partiti sono piuttosto stabili, anche se c’è da tenere d’occhio il dato di Forza Italia: il 6,3% di oggi è infatti il dato più basso fatto registrare dal partito di Silvio Berlusconi negli ultimi sei mesi.

I numeri di questa settimana lasciano sostanzialmente invariato i rapporti di forza tra la maggioranza giallo-rossa e l’opposizione di centrodestra, con quest’ultima in vantaggio di oltre 5 punti (47,7% contro 42,3%). Il buon dato di Azione – sommato al quasi 2% di Più Europa – porta la componente “liberale” dell’opposizione di centrosinistra al 5,2%, il dato più alto dalla nascita del secondo Governo Conte.

 

Governo che, come si diceva in apertura, sta attraversando una fase piuttosto movimentata proprio in coincidenza della seconda ondata dell’epidemia di Covid-19 nel nostro Paese. La situazione rilevata dai sondaggi, come già sta avvenendo ormai da diverse settimane, è quella di un progressivo peggioramento, sia nella percezione che nelle aspettative dei cittadini.

I contenuti dell’ultimo Dpcm, emanato domenica scorsa, sembrano avere in un modo o nell’altro scontentato la maggioranza degli italiani. Secondo le rilevazioni degli istituti EMG e SWG, solo una minoranza degli intervistati (rispettivamente il 33% e il 28%) reputa adeguate le ultime misure. Per EMG, il 39% le ritiene troppo stringenti e il 22% troppo poco, mentre per SWG il quadro è opposto: le misure sarebbero insufficienti per il 36% ed eccessive per il 25%.

Nonostante questa differenza non irrilevante, colpisce come la quota complessiva di insoddisfazione verso il Dpcm sia identica in entrambe le rilevazioni: 61%. Nelle parole di Rado Fonda (SWG), la sensazione degli italiani è quella di una “situazione sfuggita di mano”, e che quelle del Governo siano “mezze misure” che da un lato danneggiano l’economia ma dall’altro non bastano a frenare l’epidemia.

 

Anche nelle rilevazioni di Tecnè ed Euromedia la maggioranza assoluta degli italiani (tra il 51 e il 52 per cento) non condivide le nuove restrizioni: nello specifico, secondo l’istituto di Alessandra Ghisleri il 59,7% ritiene che queste non riusciranno a contenere i contagi, e ben il 66,4% è pessimista anche sull’ipotesi che i “ristori” previsti dal Governo riescano a limitare i danni economici.

Euromedia ha indagato anche l’opinione degli italiani relativa alle ipotesi di un secondo lockdown. Per cominciare, si rileva una maggioranza relativa (49,4%) di favorevoli a questa ipotesi nel caso (ormai pressoché certo) che la situazione sanitaria continui a peggiorare; degno di nota, secondo la Ghisleri, è il fatto che tale maggioranza di favorevoli sia molto più ampia tra i lavoratori dipendenti e gli studenti, mentre tra i lavoratori autonomi prevalgono invece i contrari, che tra tutti gli italiani sono “solo” il 32%.

Da segnalare anche il dato relativo alle modalità del lockdown, sempre nell’indagine di Euromedia: per il 70,2% le nuove chiusure dovrebbero essere locali e specifiche, e non generali (una modalità suggerita ad esempio dalla Fondazione GIMBE). Quella del lockdown è ad ogni modo una eventualità temuta da un numero sempre maggiore di italiani, come risulta anche dall’ultimo sondaggio di EMG, secondo cui ormai questa preoccupazione è condivisa da quasi 8 italiani su 10 (il 78%), circa 20 punti in più rispetto a 3 settimane fa.

Tutto questo sta cominciando ad avere anche delle ripercussioni rispetto alla fiducia degli italiani nel Presidente del Consiglio e verso il Governo nel suo complesso. Su questo, molte rilevazioni sono ormai concordi: per EMG la fiducia verso Conte è calata di ben 5 punti in una settimana, dal 45 al 40% per cento; il premier è ancora il leader politico con il tasso di fiducia più alto, ma con soli 2 punti di vantaggio su Giorgia Meloni.

Sempre secondo EMG, sono aumentati di ben il 6% i cittadini che dichiarano di avere poca o nessuna fiducia verso il Governo (57%), mentre sono diminuiti di 3 punti quelli che hanno invece molta/abbastanza fiducia verso l’esecutivo in carica (39%): così, il distacco tra queste due “fazioni” di italiani è passato in una settimana da 9 a 18 punti. Anche secondo Tecnè il Governo ha perso in una settimana il 3,2% di fiducia, passando dal 36,8% al 33,4%.

Perché questo calo? Una rilevazione di Eumetra sembrerebbe individuare proprio nell’ultimo Dpcm un possibile “responsabile”: secondo questo sondaggio, l’apprezzamento verso il Governo Conte dopo quel provvedimento è rimasto uguale per il 55% degli elettori, ma è diminuito per ben il 29% (ed è invece aumentato solo per il 13%).

Ad oggi, la differenza più evidente tra la prima e la seconda ondata sembra quindi essere proprio il giudizio degli italiani e dell’opinione pubblica verso i provvedimenti adottati dalla politica: non solo dal Governo nazionale, ma anche da quelli regionali. Il confronto “diretto” che emerge dall’indagine settimanale di SWG è piuttosto evidente: se a marzo-aprile i giudizi erano più che sufficienti sia per il Governo Conte (voto medio 6,6 su 10) sia per la Giunta della propria Regione di appartenenza (6,9 su 10), oggi gli italiani sono decisamente più severi: sia il voto medio al Governo (5,4) sia quello alla propria Regione (5,8) sono infatti al di sotto della sufficienza.

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 15 al 28 ottobre dagli istituti EMG, Euromedia, Quorum, SWG e Tecnè. La ponderazione è stata effettuata il giorno 29 ottobre sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.